La Francia elimina il capo dello Stato Islamico nel Grande Sahara

Pubblicato il 16 settembre 2021 alle 9:12 in Africa Francia

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Il leader del gruppo jihadista dello Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), Adnan Abou Walid al-Sahrawi, è stato “neutralizzato” dalle forze francesi. Lo ha annunciato, su Twitter, all’alba di giovedì 16 settembre, il presidente francese, Emmanuel Macron. “Questo è un altro grande successo nella nostra lotta contro i gruppi terroristici nel Sahel”, ha dichiarato il capo dell’Eliseo, senza fornire dettagli sul luogo o le modalità dell’operazione. Il comandante jihadista è stato accusato di essere il mandante dell’uccisione di 6 operatori umanitari francesi in Niger, il 9 agosto 2020, ed era ricercato dagli Stati Uniti per un attacco mortale, il 4 ottobre 2017, contro le truppe statunitensi sempre in Niger. In tale episodio, 4 membri delle forze speciali statunitensi e 4 soldati nigeriani erano rimasti uccisi.

Lo Stato Islamico nel Grande Sahara è considerato responsabile della maggior parte degli attentati condotti nell’area di confine a cavallo tra Mali, Niger e Burkina Faso. Questa zona, nota con la denominazione di “tri-border area”, è spesso presa di mira dall’ISGS e dal Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei musulmani (GSIM), affiliato invece ad Al-Qaeda. Gli Stati Uniti avevano offerto,  il 4 ottobre 2019, una ricompensa di 5 milioni di dollari per chi avesse fornito informazioni sul luogo in cui si trovava al-Sahrawi. L’uomo era precedentemente membro di Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM) e ha anche co-guidato per qualche tempo il Movimento per l’Unità e la Jihad in Africa occidentale (MUJAO), un gruppo islamista maliano responsabile del rapimento di operatori umanitari spagnoli in Algeria e di un gruppo di diplomatici algerini in Mali, nel 2012. Al-Sahrawi era nato a El Aaiún, nella zona contesa del Sahara occidentale, da una ricca famiglia di commercianti fuggita poi in Algeria. Da giovane, si era unito al Fronte Polisario, e, dopo la laurea, conseguita in Algeria, aveva aderito, nel 1998, all’Unione dei Giovani Sahrawi. Nel 2010 si era unito ad una fazione di AQIM, diventandone presto il portavoce. Nel 2015, ha dichiarato la sua fedeltà ad Abu Bakr al-Baghdadi.

Dall’inizio del suo intervento militare in Mali, nel 2013, l’esercito francese ha ucciso diversi membri di alto rango dell’ISGS nell’ambito delle sue operazioni volte a prendere di mira i leader jihadisti. Nel giugno di quest’anno, Macron ha annunciato un importante ridimensionamento della forza anti-jihadista francese attiva nel Sahel, nota come “Operazione Barkhane”, dopo più di otto anni di presenza militare nella vasta regione. “La nazione questa sera pensa a tutti i suoi eroi morti per la Francia nel Sahel nelle operazioni Serval e Barkhane, alle famiglie in lutto, a tutti i suoi feriti. Il loro sacrificio non è vano. Con i nostri partner africani, europei e americani, continueremo questa battaglia”, ha aggiunto Macron in un altro tweet.

L’8 giugno 2020, le forze francesi hanno ucciso il capo di AQIM, Abdelmalek Droukdel, in un raid nel Nord del Mali. La mossa ha colpito l’organizzazione, ma altri potenti leader legati ad al-Qaeda continuano ancora ad operare nel semi-desertico Sahel. Due, in particolare, sono ancora a piede libero e pronti a dominare l’insurrezione jihadista nell’area. Si tratta, nello specifico, di Iyad Ag Ghaly e di Amadou Koufa, entrambi legati alla rete qaedista. Il primo, a capo della potente alleanza del GSIM, è un veterano dei conflitti interni del Mali. Di etnia tuareg, è salito alla ribalta per la prima volta durante una ribellione guidata dal suo gruppo etnico, negli anni ’90. Dopo un periodo in cui si è tenuto dietro le quinte e ha portato avanti alcuni affari privati, è tornato pubblicamente alla militanza nel 2012, con un gruppo di nuova creazione, chiamato Ansar Dine. Quell’anno, i separatisti tuareg hanno lanciato un’ampia insurrezione nel Nord del Mali. L’evento ha innescato un conflitto sanguinoso, ora esteso anche ai vicini Burkina Faso e Niger. Inizialmente alleato dei separatisti, Ansar Dine si è subito separato da loro e, insieme ad altri gruppi jihadisti, ha preso il controllo di diverse città nel Nord del Mali, fino a quando le truppe francesi non hanno cacciato i combattenti islamisti da quelle aree, nel 2013. Ansar Dine è un membro del GSIM, che comprende anche Katiba Macina, di Amadou Koufa, e AQIM. Iyad Ag Ghaly guida questa alleanza.

Koufa, altro membro chiave del GSIM, è considerato subordinato ad Ag Ghaly. La sua influenza ha iniziato a crescere da quando ha fondato Katiba Macina, nel 2015. È stato accusato di sfruttare le tensioni tra pastori e agricoltori e di infiammare le tensioni etniche nel Mali centrale, dove la milizia ha organizzato molti dei suoi attacchi. Il Mali centrale è ormai diventato uno dei principali teatri degli attacchi jihadisti nel Sahel. Sono comuni anche i massacri motivati da ragioni etniche. I pastori Fulani sono spesso accusati di essere vicini ai jihadisti, una percezione che ha portato ad omicidi e scontri con altri gruppi etnici.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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