Afghanistan: inviato dell’ONU incontra ministro Haqqani, focus su assistenza umanitaria

Pubblicato il 16 settembre 2021 alle 12:57 in Afghanistan Asia

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Il capo della missione delle Nazioni Unite in Afghanistan, Deborah Lyons, ha incontrato il nuovo ministro degli Interni afghano, Sirajuddin Haqqani, per anni uno dei militanti islamisti più ricercati al mondo e ora membro del governo talebano. L’incontro si è concentrato sul tema dell’assistenza umanitaria. “Haqqani ha sottolineato che il personale delle Nazioni Unite può svolgere il proprio lavoro senza alcun ostacolo e fornire aiuti vitali al popolo afghano”, ha riferito un portavoce talebano, Suhail Shaheen, con una dichiarazione su Twitter, giovedì 16 settembre. 

Anche prima della presa di Kabul da parte dei talebani, il 15 agosto, metà della popolazione afghana dipendeva dal supporto umanitario fornito dall’estero. I funzionari delle Nazioni Unite hanno avvertito che questa cifra sembra destinata ad aumentare, a causa della siccità e della carenza di denaro e cibo. Il repentino taglio di miliardi di dollari in donazioni straniere, a seguito del crollo del governo afghano, sostenuto dall’Occidente, e la conseguente vittoria dei talebani, ha aumentato la pressione sui programmi delle Nazioni Unite. Il Segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha dichiarato, durante una conferenza internazionale sugli aiuti a Ginevra, il 13 settembre, che gli afghani stavano affrontando “forse il loro momento più pericoloso”. La riunione era stata organizzata con l’intento di raccogliere più di 600 milioni di dollari, ritenuti necessari per evitare una catastrofe nel Paese. 

Durante l’incontro tra Haqqani e Lyons, quest’ultima ha sottolineato “l’assoluta necessità che tutto il personale umanitario delle Nazioni Unite in Afghanistan possa lavorare senza intimidazioni o ostacoli per fornire aiuti vitali e svolgere il lavoro per il popolo afghano”. I talebani hanno più volte preso di mira l’organizzazione durante la missione militare condotta dagli Stati Uniti in Afghanistan, durata due decenni e conclusasi il mese scorso. In uno degli incidenti più sanguinosi, i militanti talebani avevano ucciso 5 membri del personale straniero delle Nazioni Unite in un attacco a una guest-house di Kabul, nel 2009. Più recentemente, a luglio, uomini armati hanno attaccato un complesso delle Nazioni Unite nella città di Herat tramite granate con propulsione a razzo, uccidendo una guardia. Anche nel 2011, nella città settentrionale di Mazar-i-Sharif 7 membri del personale dell’ONU erano stati uccisi.

La rete Haqqani, una fazione all’interno dei talebani e per anni situata al confine con il Pakistan, è stata ritenuta responsabile di alcuni dei peggiori attacchi di militanti in Afghanistan durante l’insurrezione talebana. Gli Stati Uniti hanno designato il gruppo come organizzazione terroristica nel 2012. Haqqani, capo dell’omonima rete fondata da suo padre, è uno degli uomini più ricercati dall’FBI, con una ricompensa di 10 milioni di dollari per chi fornisce informazioni utili per il suo arresto. Funzionari statunitensi e membri del vecchio governo afghano, appoggiato dagli Stati Uniti, hanno per anni sostenuto che la rete Haqqani mantenesse legami con al-Qaeda. I talebani, tuttavia, hanno affermato che non permetteranno che l’Afghanistan venga utilizzato per attacchi terroristici contro altri Paesi.

Per quanto riguarda il sostegno umanitario, gli Stati Uniti e le altre nazioni occidentali esitano a fornire fondi ai talebani, perchè temono che il movimento militante islamista non assicurerà la tutela dei diritti umani, e in particolare quelli delle donne, che avevano subito gravi restrizioni alla propria libertà già durante il passato dominio talebano del Paese, negli anni Novanta. Un effetto di questa scelta, tuttavia, potrebbe essere quello di portare l’Afghanistan ad avvicinarsi a Pakistan e Cina, che hanno già inviato aerei carichi di rifornimenti nel Paese. Pechino e Islamabad hanno segnalato di essere disponibili anche per un impegno maggiore. La Cina ha annunciato che avrebbe inviato 31 milioni di dollari di forniture alimentari e sanitarie, tra i primi impegni di aiuti esteri da quando i talebani hanno preso il potere. Il Pakistan, invece, ha supportato il Paese vicino con olio da cucina e medicinali, inviati direttamente alle autorità di Kabul. Oggi, i talebani devono rilanciare un’economia distrutta da decenni di guerra, senza poter contare sui miliardi di dollari in aiuti esteri che sono affluiti alla precedente amministrazione, riconosciuta a livello internazionale. Tuttavia, è importante ricordare che, anche in passato, tali risorse sono spesso servite ad alimentare la corruzione sistemica che ha dominato il Paese. La popolazione che vive fuori dai centri abitati sta già affrontando quella che i funzionari delle Nazioni Unite hanno definito una situazione umanitaria catastrofica, aggravata da una grave siccità.

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di Redazione

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