Yemen: gli episodi delle ultime ore

Pubblicato il 15 settembre 2021 alle 10:49 in Arabia Saudita Yemen

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Le forze congiunte in Yemen, formate dall’esercito filogovernativo e dalla coalizione a guida saudita, hanno continuato a respingere gli Houthi nel Sud di Hodeidah, la regione occidentale al centro dell’Accordo di Stoccolma. Il gruppo sciita, da parte sua, ha chiuso una strada che collega i governatorati di Taiz e Lahj, nel Sud dello Yemen, ritenuta essere essenziale per l’invio di beni e risorse alimentari alla popolazione locale.

Nella giornata del 14 settembre, le battaglie hanno interessato soprattutto il fronte di Hays, nel Sud di Hodeidah, dove i ribelli sono stati nuovamente accusati di violare l’accordo di Stoccolma, raggiunto il 13 dicembre 2018 sotto l’egida delle Nazioni Unite e riguardante, nello specifico, il governatorato occidentale di Hodeidah e Taiz, città situata anch’essa nell’Ovest dello Yemen. Tale accordo costituisce, sino ad ora, una delle poche intese che ha visto sedersi al tavolo dei negoziati le due parti belligeranti, i ribelli Houthi e il governo yemenita, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi, riconosciuto a livello internazionale.

 In base a tale patto, i ribelli sciiti avevano accettato di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Alla base dell’accordo, vi è l’impegno, da parte del gruppo sciita, a porre fine alle tensioni e a spostare le proprie truppe altrove. La fase di relativa tregua ha consentito alla Missione delle Nazioni Unite di istituire posti di blocco e di monitoraggio nel governatorato di Hodeidah, dal 19 ottobre 2019, con il fine di garantire il rispetto del cessate il fuoco. Nonostante ciò, la tregua è stata ripetutamente violata.

A tal proposito, il 14 settembre, fonti locali hanno riferito che gli Houthi hanno provato a ridispiegare le sue forze sul fronte di Hays, su due assi, il che ha portato le forze congiunte a rafforzare il proprio controllo soprattutto nelle aree remote da cui gli Houthi provano ad infiltrarsi. Si tratta di un’area che, anche tra l’11 e il 12 settembre, è stata teatro di violenti scontri, i quali, secondo le forze filogovernative, hanno provocato ingenti perdite per i ribelli sciiti. Anche la regione di Taiz continua a essere teatro di tensioni. In particolare, il 13 settembre, gli Houthi sono riusciti a prendere il controllo dell’area di Kadhah e, nella stessa giornata, la coalizione a guida saudita ha condotto due raid nelle vicinanze dell’aeroporto di Taiz.

Residenti locali hanno poi riferito che gli Houthi hanno chiuso una strada di Jahla, nel Nord di Lahj, governatorato situato a circa 60 chilometri dalla città di Aden, la capitale de iure dello Yemen dopo la presa di Sana’a da parte dei ribelli. In particolare, il gruppo è stato visto creare barriere di sabbia all’interno di un’area impiegata come alternativa al collegamento Lahj-Taiz, chiuso dalla metà del 2015. Come specificato dalle fonti, si tratta dell’unico sbocco dove giungono le risorse volte ad alimentare un terzo della popolazione, mentre si prevede che verranno ulteriormente limitati gli spostamenti verso le principali città sia meridionali sia settentrionali.

Nel frattempo, gli scontri a Ma’rib non si sono ancora placati. A questi si accompagnano i raid della coalizione guidata da Riad, che prendono di mira soprattutto i distretti occidentali della regione, tra cui Sirwah. La perdurante offensiva lanciata dai ribelli a febbraio 2021 mira ad espugnare un governatorato, Ma’rib, ricco di risorse petrolifere, considerato dagli Houthi una “carta vincente” da ottenere prima di avviare eventuali negoziati di pace. Ad oggi, il gruppo sciita non ha ottenuto alcun risultato significativo, ma continua a mostrare determinazione anche di fronte alle perdite provocate dall’esercito yemenita.

In tale quadro, il 14 settembre, in occasione di una sessione del Consiglio dei Ministri, l’Arabia Saudita ha lanciato un appello alla comunità internazionale, esortandola ad adottare misure che privino gli Houthi delle armi in loro possesso. Da parte sua, il Consiglio, dopo aver passato in rassegna una serie di questioni e sviluppi nella regione e nel mondo, ha ribadito l’intenzione di continuare a collaborare con le Nazioni Unite per riportare pace in Yemen. Ciò, è stato specificato, è una delle priorità del Regno, il quale continuerà a preservare la sua sicurezza e quella dei cittadini, in linea con il Diritto internazionale umanitario e le norme consuetudinarie.

Il conflitto civile in Yemen ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014, e vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, legato al presidente Hadi. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. 

In tale quadro, il nuovo inviato delle Nazioni Unite in Yemen, Hans Grundberg, il 10 settembre, ha dichiarato che lo Yemen, la nazione più povera del mondo arabo, “è bloccata in uno stato di guerra permanente”. Per il diplomatico svedese, non sarà semplice riprendere i negoziati di pace e, in generale, la sua missione è complessa. Tuttavia, Grundberg si è impegnato a incoraggiare una soluzione politica, sottolineando l’importanza di riprendere i colloqui tra le parti impegnate nella crisi yemenita. Grundberg è la quarta persona ad essere scelta a capo della missione dell’Onu dal 2011, ma il suo mandato ha inizio in un momento in cui il conflitto sembra essere “più infuriato che mai”. La nomina del diplomatico svedese, il cui Paese ha sponsorizzato la firma dell’accordo di cessate il fuoco a Hodeidah, coincide, poi, con una fase di stallo nei negoziati volti a convincere le parti belligeranti ad accettare il piano di pace promosso dall’ex inviato, Martin Griffiths.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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