UE: per Von der Leyen è il momento di una politica comune sull’immigrazione

Pubblicato il 15 settembre 2021 alle 17:27 in Europa Immigrazione

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Durante il suo discorso sullo stato dell’Unione, la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, ha sottolineato la necessità di una “politica comune per gestire l’immigrazione”. Se i Paesi membri del blocco non troveranno un modo per riuscire a collaborare, altri Stati continueranno a trarre vantaggio dalla situazione e i trafficanti di vite umane a sfruttare le persone attraverso le rotte del Mediterraneo, ha aggiunto la presidente, citando il caso della “strumentalizzazione degli esseri umani” da parte della Bielorussia. Per settimane, ha osservato Von der Leyen, Minsk ha esercitato pressioni su Lituania, Polonia e Lettonia facilitando gli ingressi di migranti irregolari. I “Ventisette “non possono tollerare” questo tipo di situazione, ha chiarito il capo della Commissione. “Non si tratta di eventi isolati. Abbiamo visto incidenti simili anche su altri tratti di confine. E possiamo vederli di nuovo. Pertanto, come parte del nostro lavoro su Schengen, stabiliremo nuove strade per rispondere a tali attacchi e garantire l’unità al fine di proteggere le nostre frontiere esterne”, ha dichiarato.

Per far fronte a situazioni come quella al confine con la Bielorussia, Von der Leyen ha osservato che il nuovo patto su migrazione e asilo mette a disposizione tutti gli strumenti necessari. Tuttavia, i progressi sono lenti. “È un sistema equilibrato e umano che funziona per tutti gli Stati membri, in tutte le circostanze. Sappiamo che possiamo trovare un terreno comune”, ha affermato. Data la rilevanza dell’iniziativa, la presidente della Commissione ha esortato i Paesi e il Parlamento europeo ad “accelerare il processo”, perché, alla fine, è “una questione di fiducia” tra i membri dell’UE”. “So che ci sono opinioni chiuse sulla migrazione, ma penso che possiamo raggiungere un’intesa”, ha affermato, specificando che esistono dei concetti sui quali tutti i Paesi, in quanto membri dell’Unione, si dovrebbero trovare concordi: “Quasi tutti gli europei dicono che bisogna fermare l’immigrazione irregolare, ma anche che bisogna dare rifugio a chi è dovuto fuggire, e che chi non può restare va rimpatriato, e chi entra legalmente va accolto e contribuisce alla prosperità del Paese”. “Queste affermazioni”, ha sottolineato Von der Leyen, “non dovrebbe mai essere oggetto di contesa tra gli Stati membri.

Per la presidente della Commissione europea è arrivato il momento che l’UE abbia una sua politica migratoria comune e che l’immigrazione non venga più utilizzata come un argomento per dividere i Paesi membri e i loro popoli. Fra le altre cose, Von der Leyen ha detto che “l’Unione Europea non ripeterà gli errori dell’ultima crisi finanziaria”, e che il prossimo anno, sotto la presidenza francese, verrà convocato un vertice sulla Difesa europea, anticipando anche lo studio di una cooperazione europea in materia di intelligence. “Se gli Stati membri non condividono le loro informazioni a livello europeo, siamo destinati a fallire. È essenziale quindi migliorare la cooperazione in materia di intelligence. Occorre accorpare le conoscenze da tutti i servizi e da tutte le fonti, per prendere decisioni informate”, ha evidenziato la donna, chiarendo che, per questo motivo, l’UE potrebbe prendere in considerazione la creazione di un proprio Centro comune di conoscenza situazionale. 

Il piano su immigrazione e asilo era stato proposto dalla Commissione europea che, il 23 settembre dell’anno scorso, aveva presentato una nuova proposta per superare il sistema di Dublino e garantire una ridistribuzione dei migranti all’interno dell’UE. L’iniziativa prevede un meccanismo di “solidarietà obbligatoria” e una conseguente divisione degli oneri, almeno finanziari, in tale ambito. Tuttavia, la proposta è stata fortemente criticata poiché, per i progressisti, non era abbastanza. Una delle questioni era la possibilità di rimpatriare i migranti, in periodi di emergenza migratoria. Per alcuni conservatori e per gli Stati più duri sul tema e meno disponibili a venire a patti, la proposta della Commissione era invece eccessiva. Il documento deve ancora essere approvato dal Parlamento Europeo e alcuni Paesi membri, specialmente quelli dell’Est Europa, si sono già opposti. Il nuovo piano per l’immigrazione era stato presentato a seguito del devastante incendio del 9 settembre nel campo profughi di Moria, il più vasto d’Europa, situato sull’isola greca di Lesbo. Tale evento aveva lasciato circa 12.000 migranti e rifugiati senza un tetto, riportando i riflettori sulle politiche migratorie dell’UE. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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