Russia-Pakistan: agenda comune per gestire la situazione in Afghanistan

Pubblicato il 15 settembre 2021 alle 12:15 in Afghanistan Pakistan Russia

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Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha tenuto un colloquio telefonico, martedì 14 settembre, con il primo ministro del Pakistan, Imran Khan, per “coordinare” le proprie posizioni rispetto alla situazione in Afghanistan, dove i talebani hanno annunciato, la sera del 7 settembre, il nuovo governo.

A riferirlo, il medesimo martedì, sono stati i governi dei due Paesi, attraverso dichiarazioni ufficiali. “Durante lo scambio di opinioni sull’Afghanistan, entrambe le parti hanno espresso il loro interesse di coordinare gli approcci al fine di stabilizzare la situazione nel Paese”, si legge in una breve dichiarazione del Cremlino. Dall’altra parte, il comunicato rilasciato dal Pakistan, citato da al-Jazeera English, ha anche fatto riferimento alla “cruciale importanza” rivestita dalla coordinazione degli sforzi, nonché da future consultazioni di alto livello per discutere della questione. Nella dichiarazione di Islamabad, inoltre, sono stati rivelati altri dettagli riguardo i commenti rilasciati dal premier a seguito della conversazione. Nello specifico, Khan ha posto l’accento sulla necessità di pace e stabilità in Afghanistan, così come sulle aspettative del Pakistan riguardo i prossimi passi della comunità internazionale. “Il primo ministro ha sottolineato la necessità che la comunità internazionale rimanga impegnata in Afghanistan”, si legge nella dichiarazione. Inoltre, nel comunicato è stato riferito che “il popolo afghano non dovrebbe essere abbandonato in questo momento cruciale”. A tal riguardo, Khan si è rivolto ai maggiori attori globali, esortandoli a inviare assistenza umanitaria in Afghanistan, nonché ad adottare una serie di misure che evitino l’innescarsi di una crisi economica.

Lunedì 13 settembre, molte organizzazioni internazionali hanno risposto agli appelli di aiuti umanitari, promettendo fondi per oltre un miliardo di dollari, così da supportare economicamente il Paese a seguito della presa di potere dei talebani, avvenuta il 15 agosto scorso. Nel dettaglio, il World Food Program (WFP) ha avvertito che circa 14 milioni di afghani potrebbero essere spinti “sull’orlo della fame” se gli aiuti umanitari non saranno dispiegati in modo tempestivo. Inoltre, la portavoce del Ministero degli Esteri della Federazione Russa, Maria Zacharova, ha dichiarato, il 2 settembre, che Mosca sta valutando la possibilità di fornire assistenza umanitaria al Paese Centro-Asiatico. “Siamo preoccupati per la crescente tensione socioeconomica in Afghanistan associata alla sospensione dell’assistenza finanziaria, materiale e tecnica degli Stati Occidentali”, ha dichiarato Zacharova, facendo riferimento all’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità. Intanto, la Federal Reserve degli Stati Uniti, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale (FMI) stanno continuando a congelare i beni afghani. Si tratta di una misura che è stata applicata dopo che i talebani hanno preso il potere, lo scorso agosto.

La conversazione tra Putin e Khan giunge pochi giorni prima il vertice della Shanghai Cooperation Organisation (SCO), che si terrà, il 17 settembre a Dushanbe, capitale del Tagikistan, al quale prenderà parte anche il leader iraniano, Ebrahim Raisi. In tale contesto, è importante ricordare il ruolo chiave svolto dallo SCO nelle relazioni multilaterali tra i vari attori presenti in Asia Centrale. Si tratta di un organismo intergovernativo fondato, il 14 giugno 2001, dai capi di Stato di sei Paesi, quali Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Questi ultimi, fatta eccezione per l’Uzbekistan, facevano già parte dello Shanghai Five, anche noto come Gruppo di Shangai. Dopo l’adesione dell’Uzbekistan, nel 2001, i membri dell’organizzazione hanno deciso di cambiarne il nome in quello attuale. Si tratta di un formato molto importante per l’Asia Centrale, soprattutto per l’analisi di questioni regionali in chiave geopolitica. Lo scopo iniziale di SCO era quello di normalizzare i conflitti territoriali tra i Paesi membri. Progressivamente, l’Organizzazione si è istituzionalizzata e ha intensificato la cooperazione tra gli Stati aderenti, andando a sfiorare non solo il campo della sicurezza, ma anche quello economico, energetico e culturale. Il piano militare e di sicurezza è quello più rilevante ed è focalizzato sulla lotta al terrorismo, all’estremismo e al separatismo.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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