Messico: incursione in un hotel, liberati gli stranieri sequestrati

Pubblicato il 15 settembre 2021 alle 15:26 in America Latina Messico

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Le autorità messicane hanno tratto in salvo 22 cittadini stranieri, la maggior parte cubani e haitiani, che, martedì 14 settembre, erano stati rapiti da un gruppo di uomini armati che aveva preso d’assalto un albergo nello stato centrale di San Luis Potosi. Lo ha riferito il procuratore generale della regione, Arturo Garza Herrera. Anche 16 messicani erano stati sequestrati durante l’incursione nell’hotel Sol y Luna, situato a Matehuala. I messicani erano stati subito rilasciati, mentre i cittadini di nazionalità straniera erano stati portati in una zona remota, lungo la strada tra Matehuala e la capitale della regione. L’ufficio di Garza non ha fornito dettagli sul salvataggio né ha specificato se qualcuno degli stranieri fosse rimasto ferito. Tra gli ostaggi, c’erano anche tre minorenni e una donna incinta.

“Intendo informare l’istituto per la migrazione in modo che possa essere coinvolto poiché non conosciamo lo stato migratorio di queste persone”, ha affermato Garza. Molti dei migranti che sperano di raggiungere gli Stati Uniti sono sottoposti a possibili gravi pericoli lungo il loro percorso. Spesso si tratta di rapimenti, estorsioni, stupri e persino omicidi. Alcuni di loro vengono arruolati per lavorare per i cartelli della droga attivi sulle rotte del traffico di stupefacenti. Da gennaio a giugno, circa 3.300 migranti bloccati in Messico a causa della politica di confine statunitense sono stati rapiti, violentati, scambiati nelle reti di traffico di esseri umani o aggrediti.

Da inizio settembre, sono aumentate le carovane di migranti provenienti da El Salvador, Honduras, Guatemala, Haiti e Venezuela, arrivate al confine messicano per cercare di introdursi negli Stati Uniti. Attivisti e funzionari delle Nazioni Unite hanno denunciato l’uso eccessivo della forza da parte degli agenti di sicurezza. Il presidente messicano, Andres Manuel Lopez Obrador, ha invitato i concittadini, privi di documenti di viaggio regolari, a restare nel Sud del Messico, ma, al contempo, ha esortato il governo degli Stati Uniti ad aiutare le persone a trovare lavoro. In sintesi, Lopez Obrador ritiene che la strategia di contenimento dei migranti nel Sud del Messico sia insostenibile da sola e sostiene che siano necessari maggiori investimenti nella regione per impedire ai centroamericani di lasciare il proprio Paese. 

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, è entrato in carica promettendo di adottare un approccio più umano all’immigrazione e di annullare alcune delle politiche più dure del suo predecessore, Donald Trump. Pur avendo sovvertito il programma trumpiano sull’immigrazione, basato sui cosiddetti Migrant Protection Protocols (Mpp), più generalmente conosciuti come parte della politica USA del “Remain in Mexico”, il nuovo presidente ha però mantenuto in vigore un ordine dell’era Trump, noto come Titolo 42, che consente ai funzionari statunitensi di respingere immediatamente la maggior parte dei richiedenti asilo che arrivano ai confini del Paese per arginare la potenziale diffusione del COVID-19. Gli Mpp, d’altro canto, chiedevano ai richiedenti asilo che arrivavano dal Centro America fino alla frontiera sud-occidentale degli Stati Uniti di attendere l’approvazione entro i confini del Messico. Il programma, nello specifico, si applicava alle persone che avevano lasciato un Paese terzo e viaggiato attraverso il Messico per raggiungere il confine con gli Stati Uniti. Dopo che la politica trumpiana era stata messa in atto, all’inizio del 2019, decine di migliaia di persone avevano aspettato le proprie udienze in accampamenti di fortuna costruiti ad hoc. Ci sono state varie segnalazioni di aggressioni sessuali, rapimenti e torture commesse nei centri. Il presidente Biden ha sospeso e poi concluso il programma. Il Texas e il Missouri, tuttavia, hanno citato in giudizio la nuova amministrazione, affermando di essere stati colpiti direttamente dalla misura dovendo, ad esempio, fornire servizi governativi, come le patenti di guida agli immigrati ammessi negli Stati Uniti nell’ambito del programma.

Dopo l’arrivo di Biden alla presidenza, il numero di migranti che tentano di attraversare illegalmente il Messico, molti dei quali minorenni, è aumentato costantemente. Per contenere l’immigrazione illegale, il governo messicano dispone di 27.562 forze armate dispiegate ai suoi confini meridionali e settentrionali.

Il senatore repubblicano Ted Cruz ha detto che “questa crisi è stata creata dall’amministrazione Biden e dalle sue stesse politiche” e ha affermato che il capo di Stato americano, smantellando le politiche del suo predecessore, ha dato nuovi incentivi a migliaia di migranti che stanno tentando di entrare negli Stati Uniti. Da parte sua, Nancy Patricia Pelosi, speaker democratica della Camera dei rappresentanti, ha dichiarato che il crescente flusso migratorio non è dovuto alle misure di Biden, bensì al favorevole cambiamento delle condizioni meteorologiche e ha evidenziato che il presidente statunitense sta cercando di gestirlo in un modo “molto più umano di prima”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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