La Francia preoccupata dal possibile invio di mercenari russi in Mali

Pubblicato il 15 settembre 2021 alle 13:32 in Francia Mali Russia

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La Francia si è opposta al possibile piano russo di inviare mercenari della compagnia Wagner in Mali, affermando che una mossa del genere sarebbe “incompatibile” con la presenza militare di Parigi nel Paese africano. Si stima che il numero di paramilitari che Mosca avrebbe intenzione di mandare si aggiri intorno al migliaio. Il gruppo sarebbe pagato circa 6 miliardi di franchi CFA (11 milioni di dollari) al mese per i suoi servizi. 

Fonti diplomatiche e di sicurezza hanno riferito che un accordo tra la compagnia militare privata di Mosca e la giunta al governo del Mali è vicino. Se finalizzata, l’intesa permetterà ai mercenari russi di addestrare le forze armate maliane e di garantire protezione agli alti funzionari. In più, stando alle stesse fonti, l’accordo potrebbe altresì consentire al gruppo Wagner l’accesso a tre giacimenti minerari del Paese, due d’oro e uno di magnesio.

Interpellato dai membri del Parlamento in merito alla notizia, il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha dichiarato: “Wagner è una milizia che ha dimostrato in passato, in Siria e nella Repubblica Centrafricana, di aver compiuto abusi e ogni sorta di violazione e quindi è incompatibile con la nostra presenza”. Ribadendo la posizione del collega, anche la ministra delle Forze armate francesi, Florence Parly, ha affermato, nel corso di un’audizione separata a una commissione parlamentare, di essere “estremamente preoccupata” da un simile accordo. Parly ha dunque messo in guardia le autorità di transizione del Mali dal concludere un patto con la compagnia Wagner, sottolineando che l’intesa minerebbe gli sforzi della Francia per contrastare la minaccia jihadista nella regione del Sahel. 

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, Parigi avrebbe avviato una campagna diplomatica per impedire alla giunta maliana di attuare l’accordo. Qualora questo venisse stipulato, il governo francese potrebbe considerare la possibilità di ritirarsi dal Paese. In particolare, la Francia è preoccupata perché l’arrivo dei mercenari russi coinciderebbe con la decisione di Parigi di ridimensionare la propria presenza militare nel Sahel, da un contingente di circa 5.100 uomini, impegnati nell’ambito della cosiddetta “Operazione Barkhane”, lanciata il primo agosto 2014 insieme a Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger, ad una missione più ampia, con il coinvolgimento di vari alleati europei. Quest’ultima prende il nome di “Task Force Takuba” ed è composta, per ora, oltre che dalle truppe francesi, anche dalle forze armate di Italia, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito. Roma dovrebbe partecipare alla Task force con un contributo di 200 unità di personale militare, 20 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei. 

La penetrazione russa nel Sahel preoccupa non poco Parigi. Il governo francese non ha ancora preparato una strategia precisa. Al vertice Francia-G5 Sahel, organizzato nella città di Pau nel gennaio 2020, il presidente Emmanuel Macron si era limitato a lanciare un avvertimento sull’intervento dei “Paesi terzi” in Africa tramite mercenari, un ammonimento che, secondo gli esperti, era rivolto soprattutto alla Russia. La tattica di Mosca, al contrario, sarebbe meglio delineata e si baserebbe sul penetrare in quei luoghi dove la presenza europea va scemando. Alla luce di ciò, la contrapposizione tra Francia e Russia è destinata a diventare un’altra chiave di lettura essenziale per comprendere le future dinamiche nel Sahel.

La Federazione Russa è attiva in Mali fin dal primo colpo di Stato nel Paese africano, nell’agosto 2020. Mosca ha fin da subito sostenuto la giunta militare e ha inviato un rappresentante speciale a Bamako, mentre l’ambasciatore russo ha incontrato quasi immediatamente i golpisti. Dal nuovo colpo di Stato maliano, attuato nel maggio di quest’anno, come da quello più recente in Guinea, la Russia può dunque trarre ampi vantaggi politici, riducendo l’influenza della Francia nella regione. La presenza russa nel Sahel e in altri Paesi africani è testimoniata dalla firma di una serie di accordi di cooperazione di difesa e sugli armamenti. L’influenza di Mosca è ad esempio già ampiamente consolidata in Repubblica Centrafricana, dove sono presenti centinaia di militari russi e dove, nei mesi scorsi, il governo di Bangui ha inviato una notifica al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in cui specifica la sua intenzione di mettere a disposizione delle Forze di difesa e di sicurezza centrafricane 600 istruttori russi aggiuntivi che vanno ad aggiungersi ai 535 già ufficialmente presenti sul territorio del Paese.

La Francia, a differenza della Russia, è vista spesso come una potenza oppressiva dalle popolazioni locali, soprattutto del Mali, del Burkina Faso e della Repubblica Centrafricana, per via della memoria collettiva sul passato coloniale francese. A ciò va aggiunto che le truppe francesi nel Sahel sono spesso accusate di inefficacia, considerata la loro lunga presenza nell’area. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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