La Cina rifiuta la visita di una fregata tedesca nel proprio porto

Pubblicato il 15 settembre 2021 alle 16:51 in Cina Germania

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La Cina ha negato a una nave da guerra tedesca l’ingresso in un porto locale. Lo ha riferito, mercoledì 15 settembre, un portavoce del Ministero degli Esteri della Germania.

La nave coinvolta è la fregata tedesca “Bayern”, dal 2 agosto in navigazione nella regione dell’Indo-Pacifico. L’imbarcazione è salpata dalla Germania, il mese scorso, per una missione di sei mesi nel Mar Cinese Meridionale. Il porto locale in questione, invece, non è stato ancora citato. “La Cina ha deciso che non vuole visite al porto e ne abbiamo preso atto”, si è limitato a dichiarare il portavoce. I Ministeri della Difesa e degli Esteri della Cina non hanno ancora risposto alle richieste di commento.

La campagna della Bayern in Asia e Oceania è parte dell’iniziativa tedesca volta a rafforzare l’impegno della Germania per la sicurezza dell’Indo-Pacifico. In particolare, gli obiettivi del Ministero della Difesa tedesco riguardano “un ordine basato su regole, rotte di navigazione libere e multilateralismo”. La missione della Bayern, secondo quanto specificato da Berlino, servirebbe a sottolineare il fatto che la Germania non accetta gli atteggiamenti provocatori della Cina in quelle aree. La Marina tedesca, tuttavia, ha specificato che l’imbarcazione, nel suo viaggio, si atterrà alle rotte commerciali comuni. L’iniziativa tedesca nell’Indo-Pacifico avrebbe dovuto includere altresì un gesto di amicizia nei confronti del governo cinese, ovvero la visita in porto che Pechino, però, si è rifiutata di autorizzare.

La Cina rivendica vaste aree del Mar Cinese Meridionale e ha stabilito avamposti militari su isole artificiali nelle acque che contengono giacimenti di gas e rappresentano ricche zone di pesca. Tuttavia, le rivendicazioni territoriali di Pechino sono contestate da alcune nazioni occidentali.

L’intero Mar Cinese Meridionale è al centro di dispute di sovranità che, oltre alla Cina, coinvolgono anche Taiwan, Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei. In particolare, per Pechino, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, nello specifico, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti, comprese le Xisha, provocando proteste da parte degli altri Paesi. Anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, ne reclamano solamente alcune parti. In tale quadro, gli USA sono presenti militarmente nel Mar Cinese Meridionale e rifiutano le rivendicazioni cinesi di sovranità. Le navi da guerra statunitensi conducono spesso esercitazioni di “libertà di navigazione”, per assicurare “la libertà e l’apertura dell’Indo-Pacifico”.

In tale quadro, la Cina ha adottato gli emendamenti alla “Legge sulla sicurezza del traffico marittimo”, in base ai quali le imbarcazioni straniere che entreranno in acque territoriali cinesi dovranno notificare il loro accesso alla Cina. Tali misure sono entrate in vigore il primo settembre scorso e per Pechino serviranno a migliorare la sicurezza del traffico marittimo. Le navi di nazionalità straniera che entreranno nei mari territoriali cinesi dovranno segnalare le informazioni sulle imbarcazioni e sul loro carico alle amministrazioni marittime cinesi competenti e se non faranno quanto richiesto, Pechino adotterà contromisure.

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Chiara Gentili

di Redazione

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