Haiti: procuratore chiede di incriminare il Primo Ministro

Pubblicato il 15 settembre 2021 alle 9:37 in America centrale e Caraibi

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Il procuratore capo di Haiti, Bed-Ford Claude, ha chiesto al giudice che indaga sull’assassinio del presidente Jovenel Moise, di sporgere denuncia contro il Primo Ministro, Ariel Henry. Il Pubblico Ministero ha supportato la sua richiesta indicando che Henry ha avuto telefonate con un ex funzionario sospettato dell’assassinio di Moise, poche ore dopo il tragico evento.

Si tratta di Joseph Félix Badio, ex funzionario dell’unità anticorruzione, agenzia del Ministero della Giustizia. Badio sarebbe stato geo localizzato nel quartiere dove si trova la residenza privata del presidente.

Claude ha anche chiesto che fosse proibito a Henry di lasciare il territorio haitiano “a causa della gravità dei fatti esposti”. “Ci sono abbastanza elementi compromettenti che formano la mia convinzione di imputare il Primo Ministro”, ha comunicato il procuratore in una lettera indirizzata al tribunale di primo grado di Port-au-Prince, il 14 settembre.

In una seconda nota, indirizzata al direttore dell’immigrazione, il Pubblico Ministero ha giustificato il divieto a Henry di abbandonare il Paese, indicando le “gravi ipotesi di omicidio del presidente della Repubblica”.

Diverse ore dopo la richiesta del Pubblico Ministero, Henry ha rimosso Claude dall’incarico. “Sono lieto di informarvi che è stata presa questa decisione”, ha affermato il Primo Ministro in una lettera diffusa pubblicamente.

Il 7 luglio, un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nella casa del presidente sulle colline di Port-au-Prince, la capitale del Paese, e lo ha ucciso con 12 colpi di arma da fuoco, secondo le autorità haitiane. Ad oggi, 48 persone, tra cui 18 colombiani e 2 americani di origine haitiana, sono state arrestate nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Moise.

Il capo della polizia, Léon Charles, ha comunicato, il 20 luglio, che le forze di sicurezza haitiane stanno ricevendo supporto da diverse unità di intelligence in vari Paesi, incluso l’FBI. “C’è una grande ricompensa per chiunque fornisca informazioni che portino all’arresto di sospetti”, ha comunicato la portavoce della polizia nazionale, Marie-Michelle Verrier, senza specificare l’importo offerto.

Il Primo Ministro haitiano ha sottolineato l’importanza della “riconciliazione e dell’unità” e ha affermato, il 28 luglio, di volere un nuovo modello di Governo che sia “trasparente e, soprattutto, libero dalla corruzione”. Henry ha promesso di consegnare alla giustizia tutti gli assassini del presidente e ha affermato che “tutti coloro che sono sospettati di essere autori materiali o intellettuali devono essere identificati e assicurati alla giustizia”. “Non dovremo mai più vivere una tragedia come questa”, ha riferito Henry.

Il giudice Mathieu Chanlatte è stato nominato, il 9 agosto, per condurre l’indagine giudiziaria sull’omicidio del presidente di Haiti. Chanlatte indagherà sull’assassinio dopo che, il 5 agosto, diversi magistrati si sono rifiutati di assumere l’incarico per timore di possibili rappresaglie. Bernard Saint-Vil, giudice del tribunale di primo grado di Port-au-Prince, ha comunicato che “la prima caratteristica di un magistrato è il coraggio, perché un giudice è chiamato a prendere decisioni”.

L’Ufficio per la protezione dei cittadini di Haiti ha osservato che 32 omicidi di alto profilo risalenti al 1991 non sono mai stati risolti, compresi quelli di ex funzionari governativi, di avvocati, di accademici e di giornalisti, e ha anche accusato diversi giudici corrotti di aver liberato i sospetti che erano stati arrestati dalla polizia, osservando che negli ultimi 20 anni non c’è stato alcun processo penale significativo in casi di omicidio ben noti.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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