Guinea: i militari iniziano le consultazioni per un governo di transizione

Pubblicato il 15 settembre 2021 alle 6:26 in Africa Guinea

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La giunta militare che, il 5 settembre, ha estromesso il presidente della Guinea, Alpha Conde, ha avviato consultazioni, della durata di circa una settimana, con i leader politici, religiosi e gli uomini d’affari del Paese. Il dialogo, hanno dichiarato i militari ora al potere, porterà alla formazione di un governo di transizione.

Le consultazioni hanno avuto inizio martedì 13 settembre e si sono aperte con un incontro tra i leader dei principali partiti politici. I colloqui dovrebbero definire la durata della transizione, il contenuto delle riforme politiche e istituzionali che è necessario attuare prima delle elezioni e la scelta di chi sarà al governo in questa fase. L’incontro di martedì, con i leader dei partiti politici, sarà seguito da un incontro con i rappresentanti dei governi regionali, e, successivamente, da uno con i principali membri delle organizzazioni religiose. Colloqui sono previsti anche con organizzazioni della società civile, missioni diplomatiche, capi di società minerarie e imprenditori.

Il colpo di stato, guidato dalle forze speciali della Guinea e, in particolare, dal loro capo, Mamady Doumbouya, è stato condannato dai partner internazionali e dalle organizzazioni regionali. La Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS), che ha sospeso la Guinea dai suoi processi decisionali, ha chiesto che il passaggio ad un governo a guida civile avvenga rapidamente. I Paesi membri dell’organizzazione hanno altresì minacciato sanzioni per il rovesciamento del presidente Conde. 

Doumbouya, ex ufficiale della Legione straniera francese, ha promesso un governo di transizione di unità nazionale e una “nuova era per la politica e lo sviluppo economico”, ma non ha ancora spiegato esattamente cosa ciò comporterà né in quanto tempo avverranno i cambiamenti. Il leader del colpo di stato ha incontrato i capi dei vari rami militari della Guinea, sperando di unificare le forze armate del Paese sotto il comando dei golpisti. Nelle regioni e nei distretti della Guinea è già avvenuto il passaggio da funzionari civili a funzionari militari. I golpisti hanno voluto rassicurare soprattutto gli investitori, sottolineando che le esportazioni di minerali non sarebbero state tagliate. Doumbouya, poche ore dopo aver preso il potere, era apparso in televisione accusando il governo di “corruzione endemica” e di “oltraggio ai diritti dei cittadini”. “Non affideremo più la politica ad un solo uomo, affideremo la politica al popolo”, aveva dichiarato il leader del golpe in diretta televisiva subito dopo il colpo di stato

Il presidente Conde aveva vinto un terzo mandato presidenziale, in un’elezione fortemente contestata, lo scorso ottobre, dopo aver approvato una nuova Costituzione, nel marzo 2020, che gli aveva permesso di eludere il limite di due mandati presidenziali consecutivi. La decisione aveva scatenato accese proteste nella capitale e nei dintorni e decine di persone erano state uccise durante le manifestazioni, spesso finite in scontri con le forze di sicurezza. Centinaia di abitanti erano stati arrestati. Ciononostante, Conde, 83 anni, si era insediato nuovamente come presidente del Paese il 7 novembre dello scorso anno. Lui stesso ex attivista dell’opposizione, è diventato il primo presidente democraticamente eletto della Guinea, nel 2010, venendo rieletto per la seconda volta nel 2015. I critici lo accusano di aver virato verso l’autoritarismo durante gli anni della sua presidenza. Gran parte del malcontento nei confronti di Conde deriverebbe poi dalla sua scarsa capacità di unire la popolazione, dove la maggior parte degli abitanti è di etnia Fulani ma governata dalla minoranza etnica Malinke. Tuttavia, anche il colonnello Doumbouya fa parte di quest’ultimo gruppo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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