Afghanistan: il primo discorso alla stampa del ministro degli Esteri talebano

Pubblicato il 15 settembre 2021 alle 9:10 in Afghanistan USA e Canada

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Il 14 settembre, il ministro degli Esteri afghano, Amir Khan Muttaqi, ha criticato gli Stati Uniti per il loro atteggiamento nei confronti del nuovo governo talebano e, in particolare, per i tagli ai finanziamenti verso il Paese. 

Nel suo primo discorso ai media, da quando i talebani hanno annunciato il loro nuovo governo ad interim, il 7 settembre, Muttaqi ha dichiarato che il gruppo non avrebbe permesso a “nessun Paese” di imporre sanzioni o embarghi all’Afghanistan, soprattutto non agli USA. “Abbiamo aiutato gli Stati Uniti fino all’evacuazione del loro ultimo uomo, ma sfortunatamente gli Stati Uniti, invece di ringraziarci, hanno congelato i nostri beni”, ha affermato. Da quando i talebani hanno preso il controllo della capitale afgana, il 15 agosto, quando l’ex presidente Ashraf Ghani ha lasciato il Paese, la Federal Reserve statunitense, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale hanno bloccato l’accesso dell’Afghanistan ai finanziamenti precedentemente accordati al Paese, provocando una diffusa crisi di liquidità. Nessun governo ha ancora accettato di riconoscere formalmente l’amministrazione guidata dai talebani a Kabul. Questo potrebbe mettere ulteriormente in pericolo l’economia afghana, che negli ultimi 20 anni è stata fortemente dipendente dai finanziamenti esteri. Secondo la Banca Mondiale, questi costituiscono circa il 40% del Prodotto Interno Lordo dell’Afghanistan.

Quindi, nel suo discorso, Muttaqi ha ringraziato la comunità internazionale per aver accordato più di 1 miliardo di dollari di aiuti all’Afghanistan, durante la conferenza dei donatori delle Nazioni Unite, il 13 settembre. “Accogliamo con favore l’impegno per i finanziamenti in aiuti di emergenza verso l’Afghanistan concordati durante la riunione di ieri ospitata dall’ONU a Ginevra”, ha affermato. Il ministro degli Esteri talebano ha aggiunto che il governo è disposto a lavorare con qualsiasi Paese, compresi gli Stati Uniti, ma ha sottolineato anche che non sarà alle dipendenze di nessuno. Muttaqi ha quindi esortato il mondo ad avviare relazioni formali con l’esecutivo guidato dai talebani, evidenziando la fine della guerra in Afghanistan e l’apertura agli investimenti. Infine, il ministro ha ribadito che il governo non permetterà che il proprio territorio venga utilizzato dai gruppi armati per lanciare attacchi contro altri Paesi, citando una delle principali clausole dell’intesa firmata a Doha, in Qatar, con gli Stati Uniti, il 29 febbraio 2020. Proprio tale accordo aveva portato al ritiro di tutte le truppe straniere dal Paese. In un’altra assicurazione alla comunità internazionale, Muttaqi ha affermato che chiunque è libero di lasciare l’Afghanistan, se possiede la documentazione necessaria per farlo. 

Tuttavia, i Paesi occidentali rimangono restii di fronte alle parole dei rappresentanti talebani e hanno già criticato alcune delle azioni. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha dichiarato che la Francia “rifiuta di riconoscere o avere qualsiasi tipo di relazione” con un governo guidato dai talebani in Afghanistan. Muttaqi ha definito “ingiusta” la posizione di Parigi e le riserve degli altri Paesi, prima di ribadire che il governo ad interim rispetterà tutti i diritti umani, compresi quelli delle donne. Tuttavia, nelle ultime settimane, i talebani sono stati oggetto di pesanti critiche per la loro violenta repressione delle proteste, tra cui manifestazioni per l’inclusione delle donne nella vita pubblica, e per il trattamento riservato a giornalisti e rappresentanti di organizzazioni umanitarie o delle Nazioni Unite. Il capo dell’ONU, Antonio Guterres, ha sottolineato, alla conferenza dei donatori del 13 settembre, che sarà “impossibile” fornire assistenza umanitaria all’Afghanistan senza avere a che fare con i talebani. “Credo che sia molto importante prendere impegni con i talebani in questo momento”, ha dichiarato, aggiungendo che gli aiuti potrebbero essere utilizzati come leva per ottenere miglioramenti sui diritti umani. Il timore è quello di un ritorno al governo brutale che ha caratterizzato il primo periodo al potere dei talebani, dal 1996 al 2001. A tale proposito, il 14 settembre, il capo della politica estera dell’Unione Europea, Josep Borrell, ha dichiarato che l’UE non ha altra scelta che impegnarsi con i talebani.

Infine, Muttaqi ha accusato Washington di aver distrutto proprietà afghane nel lasciare il Paese, compreso l’aeroporto internazionale Hamid Karzai di Kabul. Dall’altra parte, ha espresso la gratitudine dei talebani verso nazioni tra cui Qatar, Pakistan e Uzbekistan per la fornitura di aiuti alla nazione, promettendo di distribuirli equamente tra il popolo afghano. La popolazione che vive fuori dai centri abitati sta già affrontando quella che i funzionari delle Nazioni Unite hanno definito una situazione umanitaria catastrofica, aggravata da una grave siccità. Dal punto di vista dello stile di vita che il nuovo governo dei talebani ha intenzione di imporre, un funzionario del gruppo a Kabul ha affermato che è necessario che le persone conducano uno stile di vita islamico, libero da tutte le influenze straniere. “La nostra cultura è diventata tossica, vediamo l’influenza russa e americana ovunque, anche nel cibo che mangiamo. Questo è qualcosa che le persone dovrebbero realizzare e apportare i cambiamenti necessari. Ci vorrà tempo, ma accadrà”, ha dichiarato.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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