Scontri interni tra talebani: voci sulla morte del mullah Baradar

Pubblicato il 14 settembre 2021 alle 11:36 in Afghanistan Asia

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In Afghanistan sono circolate voci non confermate sul decesso del mullah Abdul Ghani Baradar, vice primo ministro, a seguito di uno scontro armato con la fazione che supporta Sirajuddin Haqqani, ministro dell’Interno. I talebani hanno smentito la notizia. 

Le notizie riguardanti la morte di Baradar, a causa di un’escalation violenta derivante dalle divisioni interne ai talebani, sono cominciate a diffondersi il 12 settembre su Twitter, a meno di un mese dalla presa della capitale afghana del 15 agosto. In particolare, è stata notata l’assenza del vice ministro all’incontro del 12 settembre con il ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman al-Thani, a Kabul. I talebani hanno negato che uno dei loro massimi leader, ex capo dell’ufficio politico del gruppo, sia stato ucciso in una sparatoria in cui i suoi sostenitori si sarebbero scontrati con quelli di un altro rappresentante di spicco del gruppo, leader della cosiddetta “Rete Haqqani”, considerata un’organizzazione terroristica dagli Stati Uniti. 

Sulail Shaheen, un portavoce dei talebani, ha affermato che il mullah Baradar ha inviato un messaggio vocale in cui ha negato lui stesso le notizie riguardanti la sua morte o il suo ferimento in scontri armati. “Dice che sono bugie e totalmente infondate”, ha scritto Shaheen in un post su Twitter. I talebani hanno anche pubblicato filmati che presumibilmente mostrano Baradar durante una serie di incontri nella città meridionale di Kandahar. Tuttavia, l’agenzia di stampa Reuters ha specificato di non aver potuto verificare la veridicità di tali video e l’uomo non è ancora apparso in pubblico. Le speculazioni sulle condizioni di salute di Baradar è alimentata dalle circostanze relative alla morte del fondatore del movimento, il mullah Omar, che è stata resa pubblica solo nel 2015, ben due anni dopo l’attuale decesso. 

Inoltre, la rivalità interna ai talebani potrebbe essersi acuita nelle ultime settimane, soprattutto tra quelle due fazioni che rappresentano anime molto diverse del gruppo: da una parte, i comandanti militari come Haqqani, e dall’altra i leader diplomatici dell’ufficio politico di Doha, come Baradar, che ha guidato gli sforzi per finalizzare l’accordo con gli Stati Uniti, firmato il 29 febbraio 2020. Tuttavia, i talebani hanno più volte smentito le notizie riguardanti queste presunte divisioni interne. Infine, è importante specificare che Baradar era in lizza come possibile capo del governo talebano e la sua nomina come vice-premier, ufficializzata il 7 settembre, potrebbe aver aumentato le tensioni.

Per quanto riguarda, invece, la figura di Sirajuddin Haqqani, è innegabile che la sua nomina come ministro dell’Interno abbia suscitato non pochi dubbi tra gli osservatori internazionali. L’uomo è ricercato dall’FBI per presunte connessioni con un attacco che ha preso di mira un hotel a Kabul, a gennaio del 2008, e che aveva causato la morte di sei persone, tra cui un cittadino statunitense. Il Federal Bureau of Investigation degli USA ritiene che Haqqani abbia coordinato e partecipato ad attacchi transfrontalieri contro gli Stati Uniti e contro le forze della coalizione in Afghanistan. L’uomo è anche sospettato di possibile coinvolgimento nella pianificazione di un attentato contro l’allora presidente afghano, Hamid Karzai, nel 2008. 

Non solo, il ministro dell’Interno afghano è anche il leader della “Rete Haqqani” e figlio del fondatore. Negli anni Ottanta, Jalaluddin Haqqani era già emerso quale leader della guerriglia nell’ambito della campagna statunitense contro le forze sovietiche. Successivamente, si alleò con i talebani, iniziando ad attaccare le truppe statunitense dopo l’intervento degli USA del 2001. La Rete Haqqani divenne progressivamente sempre più complessa e organizzata, compiendo attacchi contro i soldati statunitensi, contro l’esercito afghano e contro i civili. Prima della sua morte, il leader aveva lasciato la guida del gruppo al figlio, che era noto per essere stato integrato nella leadership dei talebani. Gli USA e il governo afghano hanno a lungo sostenuto che il gruppo abbia operato con il supporto dei servizi di intelligence di Islamabad. Tali indiscrezioni sono state smentite dal Pakistan che, al contrario, ha dichiarato che l’organizzazione è legata alla CIA. La rete Haqqani è stata inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche straniere dagli Stati Uniti nel settembre 2012. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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