Russia-Siria: vertice inaspettato tra Putin e Assad a Mosca

Pubblicato il 14 settembre 2021 alle 12:26 in Russia Siria

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Il presidente siriano, Bashar al-Assad, si è recato in visita a Mosca, lunedì 13 settembre, per tenere colloqui di alto livello con il suo omologo russo, Vladimir Putin. I due leader hanno posto sul tavolo dei negoziati la cooperazione tra gli Eserciti di Mosca e Damasco e la strategia da adottare per neutralizzare le ultime enclavi poste sotto il controllo dei ribelli, sostenuti da Stati Uniti e Turchia.

A riportare l’incontro, che non era stato annunciato per “ragioni di sicurezza”, come ha spiegato il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, è stata l’agenzia di stampa russa TASS, martedì 14 settembre. Durante il bilaterale, svoltosi al Cremlino, il presidente della Federazione Russa ha elogiato gli “sforzi congiunti” dei due Paesi, sottolineando che questi hanno permesso di liberare gran parte del territorio siriano dai terroristi. Da parte sua, Assad ha posto l’accento sui recenti successi degli Eserciti dei due Stati alleati, che hanno portato alla “liberazione dei territori occupati”. Da parte sua, Assad ha ringraziato Putin, sottolineando che la Federazione Russa, intervenuta nel conflitto siriano nel 2015, ha contribuito positivamente nella lotta al terrorismo attraverso l’assistenza militare e umanitaria, grazie all’operato del Ministero degli Esteri di Mosca. Secondo il leader siriano, le azioni dei due Paesi “hanno dato un enorme contributo alla causa della protezione dell’intera umanità” dal terrorismo.

Attualmente, le forze governative controllano circa il 90% del Paese, mentre le restanti aree continuano ad essere poste sotto la gestione dei ribelli. Di conseguenza, il presidente russo ha rivelato che “il problema principale” in Siria è legato alla costante presenza di truppe straniere nel Paese, ricordando che il loro dispiegamento non è stato autorizzato né dal governo di Assad né dalle Nazioni Unite. In tale quadro, è importante sottolineare che Mosca ha più volte esortato Washington e Ankara a ritirare le proprie Forze Armate dallo Stato Mediorientale. L’agenzia di stampa statunitense Bloomberg, citando testate siriane, ha poi reso noto che i due leader hanno concordato quanto sia importante proseguire il dialogo tra le parti in conflitto al fine di raggiungere un accordo. Secondo Assad, in tale processo non dovrebbero intervenire forze straniere.  

Infine, Putin e Assad hanno anche affrontato la questione della cooperazione bilaterale. Nel dettaglio, è stato rivelato che, nella prima metà del 2021, il volume degli scambi commerciali tra Russia e Siria è aumentato di 3,5 volte. In tale quadro, è importante sottolineare che i dati dell’agenzia statistica russa Rosstat, che fanno riferimento al periodo che va da settembre 2019 a settembre 2020, hanno riferito che il fatturato commerciale bilaterale è ammontato a 313 milioni di dollari.

L’ultimo incontro di alto livello tra Putin e Assad risale al 17 gennaio 2020, quando il presidente russo si era recato in visita ufficiale nella capitale siriana di Damasco. Anche in tale occasione, il capo di Stato siriano aveva espresso gratitudine alla Russia e alle sue Forze Armate per il loro aiuto nella lotta al terrorismo. In precedenza, Putin aveva visitato la Siria nel dicembre 2017. In quell’occasione, era arrivato alla base aerea di Khmeimim, dove Assad ha altresì incontrato il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, e l’allota comandante del contingente militare russo, Sergej Surovikin.

Il bilaterale di Mosca e Damasco si colloca nel più ampio quadro del conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo del 2011. In tale occasione, il governo, legato al presidente Bashar al-Assad, ha assistito a una serie di proteste senza precedenti a favore della democratizzazione del Paese e la fine del regime di Assad. Gli scontri si sono successivamente acuiti e, a partire da settembre 2011, si sono tramutati in una vera e propria guerra civile. Da una parte, si trova il governo e le forze affiliate a Bashar al-Assad, dall’altra i ribelli. Negli anni sono sorti sempre più movimenti anti-governativi, alcuni dei quali si sono radicalizzati in gruppi di fondamentalisti islamici sunniti. Tra i Paesi intervenuti nel conflitto, la Russia si è collocata sul fronte filogovernativo, a partire dal 30 settembre 2015, offrendo supporto al governo di Assad sia a livello economico che militare. Dall’altra parte, la Turchia si è posta al fianco dei gruppi ribelli. È altresì importante ricordare che la presenza russa in Siria non si limita a supportare le forze filogovernative, ma conduce operazioni contro lo Stato Islamico.

L’intervento della Russia in Siria è stato accolto con sorpresa dagli osservatori internazionali. Secondo gli analisti, lo schieramento del Cremlino è legato a una pluralità di fattori. La caduta di Assad avrebbe avuto conseguenze negative per la Russia perché, da una parte, Mosca avrebbe perso un importante alleato regionale, dall’altra il sovvertimento di potere in Siria avrebbe minacciato gli interessi di Mosca nell’area. Inoltre, la decisione di intervenire nel conflitto rifletteva anche il timore che le “rivoluzioni colorate” prendessero piede in Russia. È importante ricordare che, a partire dal 2000, tali movimenti filo-europeisti hanno dato il via a proteste antigovernative in numerosi Stati post-sovietici, come l’Ucraina e la Georgia. Pertanto, Mosca temeva che il potenziale successo dei movimenti contro il governo in Siria avrebbe provocato un’analoga reazione in Russia. Anche i rapporti con l’Occidente, sempre più tesi, hanno spinto il Cremlino a schierarsi dalla parte di Assad. Infine, l’ascesa dell’ISIS ha fornito a Mosca l’opportunità di giustificare l’intervento attraverso la retorica della lotta al terrorismo.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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