Russia: le elezioni parlamentari si avvicinano, continua la stretta sull’opposizione

Pubblicato il 14 settembre 2021 alle 20:23 in Russia

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Mentre le elezioni parlamentari in Russia si avvicinano, diventa sempre più stringente la stretta che le autorità della Federazione hanno posto sull’opposizione, al fine di assicurarsi che i rappresentanti delle forze antigovernative non candidino alle prossime elezioni, cruciali per il presidente russo, Vladimir Putin. 

A riferire quanto sta accadendo in Russia, martedì 14 settembre, è stata la testata statunitense The Washington Post, attraverso un report che ha passato in rassegna gli ultimi sviluppi prima delle elezioni alla Duma di Stato. Quest’ultima è la Camera Bassa del Parlamento russo e i cittadini saranno chiamati ad eleggere, dal 17 al 19 settembre, un totale di 450 deputati che la compongono. Secondo quanto rivelato, numerosi rappresentanti e critici del Cremlino sono stati esclusi da cariche pubbliche a seguito delle ultime leggi repressive, altri sono stati costretti a lasciare il Paese dopo essere stati minacciati di procedimenti penali. Altri ancora sono stati posti in stato di fermo o in carcere. La pressione del governo si è fatta più stringente anche nei confronti dei mass media indipendenti, dei siti web e contro gli attivisti per i diritti umani. Nello specifico, gran parte degli oppositori sono stati etichettati come “agenti stranieri” o “organizzazioni indesiderabili”. Si tratta di etichette che, secondo la legislatura della Federazione, impediscono a tali individui ed entità di candidarsi per qualsiasi carica pubblica.  

Secondo analisti internazionali, le imminenti elezioni sono viste dal presidente russo, Vladimir Putin, come un momento cruciale che gli permetterà di rafforzare ulteriormente la sua sfera d’influenza. Nello specifico, il Cremlino, che sostiene il partito Russia Unita, intende ottenere il controllo completo sul prossimo Parlamento poiché i deputati eletti nel 2021 saranno ancora in carica nel 2024, quando l’attuale mandato di Putin scadrà e dovrà decidere se candidarsi per la rielezione o meno. “Vogliamo ancora cercare di prendere molti seggi da Russia Unita, in modo che molti candidati non approvati [dalle autorità] diventino deputati della Duma di Stato e membri delle legislature regionali”, ha dichiarato Leonid Volkov, principale alleato del leader dell’opposizione, Alexey Navalny, che al momento si trova in carcere.

Un analista politico russo, Abbas Gallyamov, commentando la possibile rielezione di Putin per il quinto mandato presidenziale, ha posto l’accento sull’imprevedibilità del comportamento del leader russo. “Putin ama mantenere l’incertezza e prendere decisioni all’ultimo minuto”, ha rivelato Gallyamov, un ex scrittore dei discorsi del Cremlino. “Fino all’ultimo minuto, nessuno saprà cosa farà nel 2024”, ha riferito l’analista politico. Quest’ultimo ha poi spiegato che il presidente russo, quando dovrà decidere il da farsi, vorrà avere a disposizione un’ampia gamma di opzioni, ragion per cui è fondamentale che il Parlamento sia a 360° rappresentato da funzionari a lui fedeli, ovvero membri di Russia Unita. In tal modo, si minimizzerà il rischio che, nel 2024, i legislatori sostengano possibili proteste, perché un’istituzione che si oppone al Cremlino e supporta i manifestanti potrebbe portare il conflitto a un altro livello, ha concluso Gallyamov. In tale quadro, è importante ricordare che, al momento, Russia Unita detiene 334 seggi su un totale di 450.

Tuttavia, analisti della suddetta testata statunitense hanno rivelato che, in occasione delle prossime elezioni, “non sarà facile preservare il dominio di Russia Unita”. A supportare tali dichiarazioni è stato un sondaggio realizzato da una testata indipendente russa, Levada Center. Quest’ultima ha reso noto che, secondo le analisi, solo il 27% dei russi sarebbe disposto a votare il partito legato a Putin. Di conseguenza, eliminare qualsiasi forma di concorrenza e servirsi della leva amministrativa rappresentano l’unico modo per garantire al partito Russia Unita la maggioranza, ha detto Gallyamov.

In tale cornice, è importante sottolineare che Navalny, negli ultimi anni, ha fatto vacillare il predominio di Russia Unita nelle legislature regionali, dando il via a numerose proteste senza precedenti. Tuttavia, il critico, al momento, sta scontando una pena detentiva di due anni e mezzo per aver violato una condanna risalente al 2014. A causa del seguito che ha ottenuto, Navalny e i suoi alleati, legati alla Fondazione Anticorruzione (FBK), sono entrati nella lista nera delle forze governative. In tal contesto, il 9 giugno, Il tribunale della città di Mosca ha ufficialmente definito “estremiste” tutte le associazioni e organizzazioni legate all’oppositore russo Navalny. La sentenza emessa dalle autorità russe impedisce, con effetto immediato, a tutte le persone associate alla Fondazione Anticorruzione e alla rete di uffici regionali ad essa associati di istituire un ente politico nel territorio della Federazione. L’etichetta “estremisti” avrà gravi conseguenze su tutti coloro che, anche solo attraverso una donazione o la condivisione dei materiali dell’FBK sui social network, hanno intrattenuto legami con le suddette organizzazioni che fanno capo al dissidente. Secondo le disposizioni di legge, tali individui potranno essere perseguiti penalmente e rischiare di dover scontare la pena nelle carceri del Paese.

È altresì importante ricordare che il Ministero della Giustizia della Federazione Russa ha classificato l’FBK come “agente straniero”, etichetta utilizzata per schedare le persone e le organizzazioni non governative russe che ricevono fondi dall’estero. A regolamentare tale dicitura è la legge entrata in vigore il 21 novembre 2012, a causa della quale gli esponenti antigovernativi hanno subito una profonda riduzione delle donazioni, intimidazioni e procedimenti giudiziari.

Di conseguenza, nessuno del team di Navalny si è potuto candidare alle elezioni, anche perché molti si sono trovati costretti a lasciare il Paese. Ne è un esempio la sua portavoce, Kira Yarmysh, che è fuggita dalla Russia, il 30 agosto, e un’altra fedele alleata di Navalny, Lyubov Sobol. Anche lei è stata costretta a lasciare la Russia, lo scorso 7 agosto, recandosi in Turchia. Inoltre, circa 50 siti web gestiti dall’oppositore e dai suoi partner sono stati bloccati, così come gli uffici regionali legati all’FBK sono stati chiusi.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

 

di Redazione

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