Niger: allarme per gli abusi su minori nella regione di Tillabéri

Pubblicato il 14 settembre 2021 alle 8:44 in Africa Niger

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Il 13 settembre, Amnesty International ha pubblicato un nuovo report sul Niger, di 57 pagine, con il quale ha sottolineato l’allarme relativo al rapimento e all’uccisione di un numero crescente di minori, nella regione nigerina occidentale di Tillabéri, al confine con il Mali e il Burkina Faso. 

“Il Niger è sull’orlo di un precipizio. In alcune parti del Paese un’intera generazione sta crescendo circondata da morte e distruzione”, ha dichiarato Matt Wells, presentando il documento. “Il governo nigeriano e i suoi partner internazionali devono agire con urgenza per monitorare e prevenire ulteriori abusi nella regione di Tillabéri e proteggere i diritti fondamentali di tutte le persone colpite da questo conflitto mortale, in particolare i bambini”, ha aggiunto. Amnesty ha sottolineato le responsabilità dello Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) e di Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), un’organizzazione terroristica affiliata ad al-Qaeda. Proprio questi due gruppi avrebbero causato un “impatto devastante sui bambini” nella regione, secondo l’organizzazione. 

Lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), affiliato allo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS) dal 2015, è nato da una divisione interna all’organizzazione nota come al-Mourabitoun, “le Sentinelle”. Nel 2017, dalla stessa organizzazione sono nati altri gruppi, tra cui il JNIM. Questo, a sua volta, è formato da una fusione, tra il battaglione al-Mulathamun, “gli Uomini Mascherati” e il Movimento per l’Unità e la Jihad in Africa occidentale (MUJAO). Entrambe le organizzazioni erano derivate da Al-Qaeda nel Maghreb Islamico e hanno giurato fedeltà al leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri. Sebbene ISGS e JNIM siano rivali sul territorio, sono state registrate anche collaborazioni tra i due gruppi, per esempio nel novembre del 2017

Secondo l’Armed Conflict Location & Event Data Project (ACLED), citato da Amnesty, la violenza contro i civili ha portato a 544 morti legate al conflitto, tra gennaio e agosto del 2021. Si tratta di un importante aumento, rispetto alle 397 persone uccise in incidenti simili, durante tutto il 2020. Il rapporto ha sottolineato, inoltre, che i gruppi armati hanno causato la morte di più di 60 bambini nell’area dei “tre confini”, che unisce Niger Mali e Burkina Faso, e ha aggiunto che l’ISGS sembra responsabile della maggior parte delle uccisioni. Amnesty ha parlato con 16 ragazzi che sono sopravvissuti agli attacchi del gruppo armato contro i loro villaggi. “Siamo tutti abituati a sentire spari e a vedere persone morte su persone morte”, ha raccontato uno di questi. Un altro bambino, che ha assistito all’omicidio del suo amico di 12 anni, a marzo, ha aggiunto: “Penso a Wahab e a come è stato ucciso. A volte ho gli incubi di essere inseguito da persone in moto o di vedere Wahab che li implora di nuovo”.

Il rapporto ha anche rilevato che, a giugno del 2021, il conflitto ha costretto alla chiusura di almeno 377 scuole nella regione di Tillabéri, colpendo oltre 31.700 studenti. La cifra rappresenta un aumento di oltre 100 scuole e quasi 10.000 studenti, da novembre 2020. L’ISGS, secondo Amnesty, è emerso negli ultimi tre anni come il gruppo armato dominante lungo il confine tra Niger e Mali, dove trova adepti tra le comunità più povere ed emarginate. Nel frattempo, al confine con il Burkina Faso, anche il JNIM ha intensificato i propri sforzi di reclutamento, concentrandosi su giovani uomini e ragazzi. Inoltre, le forze armate nigerine non sono presenti nella regione e intervengono raramente. “All’inizio chiamavamo le FDS [le forze armate del Niger] ma ora possono passare due giorni e non arrivano”, ha raccontato un uomo di 50 anni di Torodi, vicino al confine con il Burkina Faso. “Siamo stati abbandonati”, ha aggiunto. In tale contesto, Amnesty ha chiesto “un’intervento urgente” da parte del governo, per prevenire ulteriori abusi, soprattutto ai danni dei minori. 

In questa regione, la violenza è cominciata ad aumentare a seguito di un’insurrezione jihadista, nel 2012, durante la quale i tuareg si sono alleati con alcuni militanti islamisti e hanno preso il controllo del Nord del Mali, per poi espandersi nei Paesi vicini, soprattutto nei confinanti Burkina Faso e Niger. La situazione non ha fatto che alimentare i conflitti etnici e religiosi già presenti nel territorio, causando tensioni e spargimenti di sangue negli anni. Nello specifico, gli attacchi nel Niger occidentale sono cresciuti in modo drastico nei primi 4 mesi del 2021, causando la morte di oltre 300 persone. Un contingente di 1.200 soldati ciadiani è schierato nella regione dei tre confini, come parte di una forza multinazionale messa insieme dal gruppo G5 Sahel, che comprende Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger. Tuttavia, il Ciad ha annunciato, il 21 agosto, che ben 600 di questi uomini sarebbero tornati in patria, a seguito di una “redistribuzione strategica” delle truppe, finalizzata ad adattarsi al meglio alla situazione contingente. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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