La Turchia continua a puntare sull’industria militare

Pubblicato il 14 settembre 2021 alle 15:43 in Medio Oriente Turchia

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Promuovere la produzione di armi locali è una delle caratteristiche del governo legato al presidente turco, Repcep Tayyip Erdogan, il cui obiettivo è dimostrare che il proprio Paese ha le capacità per competere a livello internazionale nel campo della difesa. Esportare armi all’estero, poi, consentirebbe ad Ankara di ottenere guadagni per risanare un’economia caratterizzata da inflazione, debiti e svalutazione della moneta locale. Tuttavia, il Paese ha delle sfide da affrontare prima di raggiungere gli obiettivi prefissati.

A spiegarlo è il quotidiano al-Arab, secondo cui le aziende turche desiderano dimostrare, anche attraverso l’organizzazione di esposizioni, che possono fornire prodotti militari competitivi e stringere accordi volti ad aumentare le esportazioni in futuro, così da poter dare un contributo maggiore alle entrate del Paese. In tale quadro, gli analisti concordano sul fatto che droni, costruzioni navali, elettronica militare e veicoli corazzati sono in costante evoluzione in Turchia, la quale ha trovato clienti stranieri disposti ad acquistare sistemi di difesa da standard tecnologici elevati e prezzi competitivi. Tra i maggiori acquirenti vi è il Qatar, il quale ha investito soprattutto in Akinci, un drone militare da alta quota e a lunga durata. Oltre al piccolo Stato del Golfo, definito uno dei mercati più redditizi per Ankara, la lista degli importatori di armi turche comprende Paesi Nord-africani, Azerbaigian, Pakistan, le repubbliche centroasiatiche e Paesi islamici del Sud-Est asiatico come Indonesia e Malesia.

Anche l’aeromobile a pilotaggio remoto Bayraktar TB2 è stato diffuso a livello globale, dopo essere stato impiegato dalla Turchia in diversi contesti, dalla crisi libica al conflitto in Nagorno-Karabach. Selçuk Bayraktar, Chief Technology Officer della compagnia Baykar, ha riferito che l’obiettivo della propria azienda è cambiare il paradigma che prevaleva 20 anni fa, quando si preferiva acquistare droni dall’estero da Paesi ritenuti essere migliori nel campo. Baykar Technologies,  invece, ha dimostrato di essere in grado di produrre localmente uno tra i migliori droni in circolazione e l’obiettivo è diffondere tale idea anche agli altri settori civili. Se ciò dovesse effettivamente avvenire, ha dichiarato Bayraktar, si potrebbe assistere a una importante “svolta tecnologica”. Secondo dati ufficiali riportati da al-Arab, oltre il 70% circa dei profitti di Baykar proviene dalle esportazioni all’estero e l’azienda ha finora firmato dieci accordi, di cui alcuni già portati a termine.

In tale quadro si inseriscono anche le dichiarazioni del direttore generale della società turca Aselsan for Defense Industries, Haluk Gorgun, la cui azienda è stata uno dei partecipanti alla fiera dell’industria della difesa ospitata a Istanbul dal 17 al 20 agosto, il quale ha affermato: “L’obiettivo durante il prossimo periodo è rafforzare i successi ottenuti a livello di esportazioni”. Durante l’evento di agosto, l’azienda ha presentato circa 250 dei suoi prodotti, tra cui 60 in esposizione per la prima volta, comprese le tecnologie utilizzate nei sistemi spaziali e nella difesa navale, terrestre e aerea.

Gorgun ha riferito che Aselsan sta conducendo studi per localizzare diverse tipologie di sistemi e prodotti utilizzati nelle piccole e medie imprese. “Quest’anno abbiamo fabbricato 172 prodotti e il numero di prodotti che abbiamo localizzato negli ultimi anni ha superato quota 400, contribuendo con circa 186 milioni di dollari all’economia turca”, ha dichiarato il direttore generale. Durante la pandemia, la società ha concluso accordi per un valore di 454 milioni di dollari e, per la prima volta nella sua storia, la società ha ricevuto ordini di esportazione per un totale di circa 1 miliardo. Negli anni precedenti, i contratti di esportazione dell’azienda rappresentavano tra il 10 e il 15% delle forniture portate a termine, ma la percentuale è aumentata nell’ultimo anno fino a raggiungere quasi il 35%. “Questa situazione è un indicatore di grande successo”, sono state le parole di Gorgun.

Tra gli ostacoli che potrebbero rallentare il raggiungimento degli obiettivi prefissati dalle aziende turche, oltre alle crescenti difficoltà economiche, vi è il fatto che i diritti di proprietà intellettuale sono molto contestati nell’industria degli armamenti. Pertanto, è probabile che Ankara rimarrà dipendente dalla costosa assistenza tecnologica straniera ancora per qualche anno.

Ad ogni modo, gli osservatori sono preoccupati per la misura con cui Ankara continua a sostenere le industrie militari, nonostante istituzioni internazionali abbiano messo in guardia il Paese da una situazione economica fragile. Negli ultimi cinque anni, la Turchia ha investito 60 miliardi di dollari nel settore della difesa, inserendosi tra i maggiori 12 Paesi produttori di droni. Ad oggi, sono 536 le aziende attive nella produzione di droni, veicoli corazzati e sistemi di difesa terrestre, aerea e marittima. In generale, il settore ha registrato una crescita del 30% tra il 2016 e il 2020, mentre lo scorso anno il volume delle esportazioni di armi turche ha raggiunto i 3 miliardi di dollari. Al contrario, le importazioni di armi sono diminuite del 59%, secondo i dati riportati dallo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI). 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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