Iraq, Diyala: attacco contro un convoglio di un candidato alle elezioni

Pubblicato il 14 settembre 2021 alle 9:40 in Iraq Medio Oriente

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La provincia di Diyala, nell’Est dell’Iraq, è stata testimone di un’esplosione, nella tarda serata di lunedì 13 settembre, che ha preso di mira un convoglio su cui viaggiava un candidato alle elezioni presidenziali del 10 ottobre prossimo, Mohammed al-Dayni.

Fonti della sicurezza locali hanno riferito che un veicolo, carico di esplosivi, è stato fatto esplodere al passaggio del convoglio dell’ex deputato al-Dayni, mentre viaggiava su una delle strade di Kanaan, villaggio di Baquba, nel centro del governatorato di Diyala. Stando a quanto riportato, tre membri della scorta del candidato sono rimasti feriti, mentre le forze di sicurezza locali si sono precipitate sul luogo dell’accaduto e hanno perlustrato la zona limitrofa alla ricerca degli attentatori. Fino ad ora, il comando di polizia di Diyala non ha diffuso particolari informazioni, ma ha affermato che riferirà ulteriori dettagli in un secondo momento.

Mohammed al-Dayni è un politico iracheno, precedentemente membro del Consiglio dei Rappresentanti, l’organismo legislativo monocamerale dell’Iraq. Al-Dayni era stato nominato membro del Parlamento con le elezioni di dicembre 2005, come uno degli undici deputati del partito a maggioranza sunnita del Fronte di Dialogo nazionale. Di recente, l’uomo ha annunciato la sua candidatura alle elezioni di ottobre, all’interno del primo distretto elettorale della provincia di Diyala, nella lista del “Progetto nazionale iracheno”, guidato dal politico Jamal al-Dhari.

L’attacco contro un candidato di spicco alle imminenti elezioni giunge mentre il governo di Baghdad continua a ribadire il proprio impegno nel garantire un ambiente sicuro per candidati, elettorato e osservatori sia locali sia internazionali. A tal proposito, l’11 settembre, la Iraqi Security Media Cell ha riferito che il Comitato Supremo di Sicurezza, incaricato della sicurezza nel corso del processo elettorale, ha iniziato a mettere in atto un piano nella capitale Baghdad e in altre province. Risalgono, invece, al 7 settembre le dichiarazioni dell’Alto rappresentante delle Nazioni Unite in Iraq, Jeanine Hennis-Plasschaert, e di Josep Borrell, l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, con cui le Nazioni Unite e l’Unione Europea si sono dette disposte a inviare propri osservatori per monitorare le elezioni legislative irachene. In tal caso, l’obiettivo è prevenire fenomeni di frode e astensione.

Ad ogni modo, la provincia di Diyala, inclusa nel cosiddetto “Triangolo della morte”, non può dirsi ancora esente dalla minaccia terroristica. In tale quadro, il 12 settembre, un duplice attentato dello Stato islamico ha colpito postazioni militari nel distretto di al-Azim, 60 chilometri a Nord di Baquba, e nel villaggio di al-Tala’a, provocando, in totale, 3 morti e un ferito tra i soldati iracheni. Nella medesima notte, un attacco ha preso di mira una postazione delle forze di polizia federale nel sobborgo settentrionale di Kirkuk, uccidendo 4 agenti. A seguito dell’attacco, le forze irachene, coadiuvate dalla coalizione internazionale anti-ISIS a guida statunitense, sono riuscite a riconquistare una postazione catturata dai militanti jihadisti, costringendo questi ultimi a fuggire verso il governatorato di Salah al-Din.

Diyala, Salah al-Din e Kirkuk sono le tre regioni incluse nel cosiddetto “Triangolo della morte”, dove cellule dello Stato Islamico risultano essere ancora attive. Nonostante il 9 dicembre 2017 il governo di Baghdad abbia annunciato la vittoria sull’ISIS, l’Iraq non può dirsi al riparo dalla minaccia terroristica. Come dichiarato dal premier iracheno, Mustafa al-Kadhimi, il 26 gennaio scorso, il terrorismo è ritornato a minacciare il Paese probabilmente con l’obiettivo di minare il percorso verso la democrazia, in vista delle elezioni previste per il 10 ottobre prossimo.

Uno degli ultimi attentati più letali, rivendicato dallo Stato Islamico, è stato perpetrato nella notte tra il 4 e il 5 settembre a Kirkuk, causando la morte e il ferimento di 15 agenti della sicurezza irachena. In tale regione le dispute territoriali tra il governo federale di Baghdad e quello regionale di Erbil hanno indebolito l’apparato di sicurezza. Leader e politici curdi hanno richiesto più volte la partecipazione delle forze peshmerga al mantenimento della sicurezza di Kirkuk e la loro integrazione nell’apparato di sicurezza centrale, da cui le forze curde sono state espulse nel 2017, a seguito del referendum sulla secessione della regione del Kurdistan in Iraq. Ciò ha provocato continue controversie, mentre non è stato mai del tutto chiaro chi dovesse occuparsi della sicurezza della regione, consentendo all’ISIS di far leva sulla precaria stabilità per condurre le proprie operazioni. Anche a Diyala la mancanza di una “leadership unificata” rende l’intera regione sempre più instabile. A tal proposito, alcuni hanno evidenziato che le Forze di Mobilitazione Popolare sembrano agire su propria iniziativa, senza seguire le indicazioni delle forze di sicurezza irachene, alimentando ulteriormente una situazione di caos. 

Il Global Terrorism Index 2020 colloca l’Iraq alla seconda posizione, dopo l’Afghanistan, tra i 163 Paesi maggiormente colpiti dalla minaccia terroristica, sebbene nel Paese, nel corso del 2019, sia stata registrata una diminuzione del 46% nel numero di vittime provocate dal terrorismo. Parallelamente, come segnalato dai “Country Reports on Terrorism 2019”, l’Iraq rappresenta un membro fondamentale della coalizione internazionale anti-ISIS e partecipa a tutti i diversi gruppi di lavoro ad essa legati, tra cui Foreign Terrorist Fighters, Counter-ISIS Finance Group, Stabilization, and Communications. A detta del medesimo report, la campagna condotta dall’ISIS mira a ristabilire il cosiddetto califfato, un obiettivo che viene perseguito facendo leva sul sostegno delle popolazioni di Ninive, Kirkuk, Diyala, Salah al-Din e Anbar. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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