Etiopia: l’indagine dell’ONU sul conflitto nel Tigray non sarà completa

Pubblicato il 14 settembre 2021 alle 12:54 in Africa Etiopia

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L’Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha rivelato che un’indagine sugli abusi commessi nel conflitto del Tigray, in Etiopia, non è stata in grado di verificare le informazioni sul presunto massacro di diverse centinaia di persone nella città santa di Axum. La funzionaria dell’ONU ha affermato che l’inchiesta non si è potuta svolgere sul campo. Testimoni locali, nel Tigray orientale e centrale, hanno accusato le forze etiopi e gli alleati della vicina Eritrea di gravi abusi nel corso del conflitto civile, ma, a detta della Bachelet, le indagini dell’ONU “non possono procedere”. La commissaria ha citato “cambiamenti improvvisi nella situazione della sicurezza e nelle dinamiche del conflitto”, senza fornire ulteriori dettagli. 

La svolta nella guerra si è verificata a fine giugno, quando le forze del Tigray avevano ripreso gran parte della regione settentrionale e le truppe federali avevano iniziato a ritirarsi. Questo cambiamento è avvenuto quando l’indagine, condotta congiuntamente, tra il 16 maggio e il 20 agosto, dall’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite e della Commissione etiope per i diritti umani creata ad hoc dal governo, si trovava a metà del lavoro. Il rapporto finale sarà pubblicato il primo novembre, in ritardo rispetto alla data di uscita iniziale, programmata per questo mese.

“È già chiaro comunque che i casi documentati di abusi comprendono molteplici accuse di violazioni dei diritti umani, inclusi attacchi a civili, esecuzioni extragiudiziali, torture e sparizioni forzate, tra gli altri”, ha affermato Bachelet. “La violenza sessuale e di genere è stata caratterizzata da modelli di estrema brutalità, inclusi stupri di gruppo, torture sessualizzate e violenza sessuale mirata etnicamente”, ha aggiunto. Bachelet ha aggiunto che, durante il periodo in esame, le forze del Tigray sarebbero state responsabili di aggressioni contro civili, comprese uccisioni indiscriminate che hanno provocato lo sfollamento di quasi 76.500 persone nella regione di Afar e di circa 200.000 ad Amhara. Secondo quanto riferito dalla commissaria, più di 200 persone sono state uccise negli scontri più recenti in queste regioni e 88, compresi i bambini, sono rimaste ferite. “Abbiamo anche ricevuto gravi segnalazioni di reclutamento di bambini nel conflitto da parte delle forze del Tigray, un crimine che è vietato dal diritto internazionale”, ha concluso. 

Una dichiarazione congiunta da parte degli uffici che hanno condotto l’indagine ha rivelato che il team avrebbe raccolto le sue informazioni nella capitale regionale del Tigray, Mekelle, e nelle comunità di Wukro, Samre, Alamata, Bora, Maichew, Dansha, Maikadra e Humera, nonchè nelle parti meridionali e occidentali della regione. Il team ha svolto anche indagini a Gondar e Bahir Dar, nella vicina regione di Amhara, e ad Addis Abeba, la capitale del Paese. Il procuratore generale dell’Etiopia, Gedion Timothewos Hessebon, ha sottolineato, davanti al Consiglio, che, a causa della scadenza ravvicinata dell’indagine congiunta, la squadra non ha indagato sui recenti omicidi segnalati in luoghi come la comunità Amhara di Chenna Teklehaymanot. Hessebon ha altresì criticato un’indagine separata della Commissione africana sui diritti umani e dei popoli, un organismo dell’Unione africana (UA), definendola unilaterale e “quindi non riconosciuta dal governo etiope”. Il rapporto di quest’ultima sarà disponibile entro la fine dell’anno, secondo quanto reso noto dal vicepresidente della commissione d’inchiesta, Remy Ngoy Lumbu.

Prendendo atto della diffusione dei combattimenti in Etiopia, Bachelet ha affermato che il conflitto rischia di estendersi “a tutto il Corno d’Africa”. “Se la situazione non migliora, l’Etiopia sarà teatro di una tragedia umana su una scala senza precedenti in questo secolo”, ha detto l’ambasciatore britannico Rita French al Consiglio per i diritti umani, aggiungendo che il governo etiope sta “presiedendo di fatto un blocco del Tigray”, dove circa 400.000 persone stanno affrontando condizioni di carestia. 

L’operazione dell’esercito federale etiope nella regione del Tigray era iniziata, il 4 novembre 2020, dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze governative a Dansha, con l’obiettivo di rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione. L’offensiva era stata dichiarata conclusa il 29 novembre 2020, con la conquista della capitale regionale, Mekelle. Tuttavia, i combattimenti sono continuati nella parte centrale e meridionale del Tigray. In tale quadro, anche l’Eritrea ha inviato i suoi uomini a sostegno delle forze di Abiy. 

I combattenti tigrini non si sono fermati e, qualche mese dopo, hanno ripreso il controllo di gran parte del territorio della regione settentrionale del Tigray, dopo aver riconquistato la capitale regionale, Mekelle. L’operazione militare del governo federale ha subito un duro colpo a causa della controffensiva tigrina e, nella serata del 28 giugno, l’esecutivo di Addis Abeba si è trovato costretto ad annunciare un cessate il fuoco unilaterale e immediato. La mossa ha segnato una pausa nel conflitto civile, che andava avanti da quasi otto mesi. Il TPLF, tuttavia, ha definito la tregua “uno scherzo” e i combattimenti non si sono ancora arrestati.

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Chiara Gentili

di Redazione

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