Donbass: continuano gli scontri tra Kiev e i separatisti

Pubblicato il 14 settembre 2021 alle 17:10 in Europa Ucraina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Mentre il Comitato Investigativo (CI) della Federazione Russa ha aperto un processo penale contro l’Esercito di Kiev di stanza nel Donbass, martedì 14 settembre, continuano gli scontri tra i miliziani separatisti e l’Ucraina, che hanno provocato due feriti tra i civili.

A riportare l’indagine del CI, il medesimo martedì, è stata l’agenzia di stampa russa TASS. L’ente russo ha aperto il caso penale a causa degli scontri del 10 settembre sulla base della prima sezione dell’articolo 356 del Codice penale della Federazione Russa, che riguarda l’uso di mezzi vietati in un conflitto armato. Nel dettaglio, l’episodio a cui si fa riferimento si è verificato qualche giorno prima, il 10 settembre. In tale occasione, le Forze Armate di Kiev sono state accusate di aver aperto il fuoco contro la cittadina di Dokuchaevsk, situata nell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (DPR), nell’Ucraina Orientale. A seguito delle violenze, perpetrate per mezzo di mortai da 120 mm vietati dal cessate il fuoco del 27 luglio 2020, due civili, una donna di 59 anni e un uomo di 65 anni, hanno riportato ferite multiple e sono stati trasportati d’urgenza nel centro paramedico della cittadina. Il giorno successivo, sabato 11 settembre, il Centro Congiunto per il Controllo e il coordinamento del regime del cessate il fuoco (JCCC) della DPR ha altresì denunciato altre incursioni da parte di Kiev. Gli scontri si sono verificati a Ozeryanovka, dove sono esplose un totale di 20 mine dal calibro di 120 mm, ma anche nelle aree periferiche di Gorlovka e a Dokuchaevsk. Inoltre, nei pressi della cittadina di Verkhnetoretskoye Nizhnee è stato denunciato lo scoppio di 12 mine, anch’esse con un calibro di 120 mm.

Il 9 settembre, a causa dell’incremento delle violazioni del cessate il fuoco, è stata registrata una “riacutizzazione” del conflitto nel Donbass, dove da una parte vi sono i militanti separatisti della DPR e dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk (LPR), sostenuti militarmente ed economicamente dalla Russia, e dall’altra le Forze Armate dell’Ucraina, le quali tentano di riottenere la sovranità del territorio. In tale occasione, le autorità ucraine hanno dichiarato che i militanti indipendentisti hanno lanciato una serie di bombardamenti a Donetsk, provocando gravi ferite ad almeno sei soldati dell’Esercito di Kiev. Dall’altra parte, i separatisti hanno rivelato che gli scontri perpetrati da Kiev hanno ferito due civili.

Il bombardamento è iniziato alle 8:00 ora locale, vicino alla stazione ferroviaria di Skotuvata, a circa 20 km a Nord della città di Donetsk. A riferirlo è stato un portavoce dell’ente ferroviario ucraino, Ukrzaliznytsya, il quale ha aggiunto che, a causa dei raid, sono stati temporaneamente interrotti i servizi di trasporto via treno.  Nel corso della mattinata, i bombardamenti perpetrati da “mercenari russi” hanno colpito aree a 2 chilometri di distanza dalla stazione. Nonostante non siano stati riportati danni alle infrastrutture, al fine di garantire la sicurezza dei lavoratori e dei passeggeri, i civili sono stati fatti evacuare dall’area. È importante ricordare che la cittadina di Skotuvata è principalmente posta sotto il controllo dei separatisti, a differenza della sezione a Nord, gestita dal governo di Kiev. Intanto, un portavoce dei miliziani, Eduard Basurin, ha rivelato a Reuters che gli scontri sarebbero stati avviati dalla parte ucraina, accusata di aver violato 7 volte le misure del cessate il fuoco. “Siamo stati costretti a rispondere al fuoco”, ha dichiarato Basurin.

È importante ricordare che, a partire da luglio 2020, il Gruppo di Contatto Trilaterale (GCT) aveva concordato il cessate il fuoco nel Donbass. L’accordo prevedeva l’osservanza di misure pacifiche quali il divieto di sparare e di collocare armi sia nelle vicinanze, sia all’interno degli insediamenti militari. Le misure, inoltre, prevedevano responsabilità disciplinare per chiunque avesse violato tali imposizioni. Tuttavia, le forze dell’ordine ucraine hanno più volte denunciato la violazione dell’accordo da parte delle forze separatiste delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk. Analogamente, le forze della LPR e DPR hanno segnalato numerose violazioni del cessate il fuoco da parte dell’Ucraina stessa.

Infine, la crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.