Burkina Faso: attacco terroristico contro un convoglio, almeno 6 morti

Pubblicato il 14 settembre 2021 alle 16:04 in Africa Burkina Faso

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Almeno 6 persone sono rimaste uccise in Burkina Faso dopo un attacco contro un convoglio di gendarmi. Lo hanno riferito, lunedì 13 settembre, le autorità burkinabè specificando che l’aggressione è avvenuta nel fine settimana. Il convoglio stava scortando alcuni veicoli di ritorno da una miniera d’oro, domenica 12 settembre, quando è finito in un’imboscata ordita da un gruppo di uomini armati non identificati.

“L’aggressione è iniziata con la detonazione di un ordigno esplosivo improvvisato al passaggio del convoglio, seguita da pesanti colpi di arma da fuoco”, ha dichiarato la gendarmeria in una nota. Nell’attacco, sono rimaste ferite almeno 7 persone. Le autorità hanno affermato che i veicoli stavano viaggiando lungo la strada tra il villaggio di Sakoani e quello di Matiacoali, nell’Est del Paese, quando è avvenuto l’incidente. Gli attacchi di questo tipo sono spesso perpetrati da miliziani locali legati a gruppi jihadisti come al-Qaeda e Isis. Nessuna organizzazione, tuttavia, ha ancora rivendicato l’agguato.

Nella stessa giornata di lunedì 13 settembre, il Norwegian Refugee Council, un’ONG umanitaria che si occupa delle persone costrette a spostarsi dal luogo in cui vivono, ha dichiarato che circa 275.000 persone sono rimaste sfollate, in Burkina Faso, a causa del recente aumento della violenza nel Paese dell’Africa occidentale. Da aprile, i disordini hanno spinto, in media, circa 13.000 persone, ogni settimana, a lasciare la propria casa, mentre almeno 500 sono stati i morti a partire dallo stesso mese. “Nonostante l’aumento del conflitto, le operazioni umanitarie per assistere le persone bisognose sono in forte ritardo. “Una grave carenza di fondi per gli aiuti, combinata con la mancanza di capacità effettive da parte delle autorità locali, ha impedito ad agenzie di soccorso come la nostra di rispondere in tempo”, ha riferito, in una nota, il direttore per il Burkina Faso della ONG, Manenji Mangundu. L’organizzazione ha dunque invitato il governo ad accelerare la sua risposta umanitaria e ha fatto appello alle autorità “per permetterci di intervenire e sostenerle”. Il gruppo ha affermato che molte famiglie vulnerabili nel Paese si ritrovano costrette ad andare a caccia di cibo, una situazione che le mette a rischio di attacchi armati.

Le forze di sicurezza del Burkina Faso sono impegnate a contrastare le violenze, ma la popolazione chiede con insistenza, soprattutto negli ultimi mesi, una risposta del governo più decisa ed efficace contro il terrorismo. Anche altri Paesi dell’Africa occidentale stanno affrontando una situazione di instabilità simile, a causa della minaccia di gruppi jihadisti, dell’illegalità diffusa e del banditismo. L’area che collega i confini di Burkina Faso, Mali e Niger, nota come regione di Liptako Gourma e altresì soprannominata “tri-border area”, ha assistito, negli ultimi anni, ad un aumento esponenziale della violenza. La regione desertica è particolarmente instabile poiché costantemente presa di mira dai militanti islamisti che operano nel Sahel. Numerosi gruppi jihadisti, che collaborano con “banditi” locali, sono operativi in questa zona. Nello specifico, la situazione è diventata particolarmente critica a partire dal 2012, quando il Nord del Mali ha dovuto affrontare una rivolta armata scoppiata nel Nord e guidata da membri Tuareg alleati con alcuni combattenti di al-Qaeda. Nel corso dell’anno, questi sono riusciti a prendere il controllo delle regioni settentrionali. Successivamente, nel 2013, il movimento è riuscito ad espandersi nelle regioni centrali, provocando l’intervento armato delle forze francesi. Il supporto internazionale, con una serie di iniziative sotto l’egida di Onu e UE, ha indebolito i militanti, ma la zona è rimasta instabile e le violenze non solo continuano, ma hanno raggiunto nuovi record nel 2021. Al momento, nell’area sono presenti più gruppi islamisti, quali al-Qaeda nel Maghreb Islamico, lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) e lo Stato Islamico nella Provincia dell’Africa Occidentale (ISWAP). Quest’ultima è solita operare in Nigeria, ma alcune fonti ritengono che abbia recentemente iniziato a collaborare con l’ISGS anche in Mali e nei Paesi confinanti. Al fine di creare un fronte europeo per supportare la lotta contro queste organizzazioni e contro i traffici illegali nella regione del Sahel, è stata istituita la Task Force Takuba. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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