Thailandia: apportate modifiche al sistema elettorale

Pubblicato il 13 settembre 2021 alle 7:18 in Asia Thailandia

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Il Parlamento thailandese ha approvato un emendamento costituzionale che cambia il modo in cui vengono eletti i legislatori, il 10 settembre. Secondo Associated Press la mossa dovrebbe assegnare più seggi ai grandi partiti a spese di quelli più piccoli.

La modifica è stata approvata in una sessione congiunta di Camera e Senato con 472 voti favorevoli, 33 contrari e 187 astenuti ed entrerà in vigore dopo l’approvazione del re Maha Vajiralongkorn. Il sistema di rappresentanza proporzionale mista approvato il 10 settembre darà agli elettori due schede separate invece di quella unica utilizzata nelle elezioni del 2019. Una sarà per il candidato favorito nei collegi uninominali e l’altra per il partito politico che sostengono. Quattrocento membri della Camera saranno eletti direttamente, mentre i 100 posti nelle liste del partito saranno divisi in base ai voti di preferenza del partito a livello nazionale.

Nonostante le modifiche del 10 settembre, nella Costituzione rimarrebbero clausole che i critici definiscono antidemocratiche, incluso il potere del Senato non eletto di votare insieme alla Camera per eleggere il primo ministro. Un politologo della Thammasat University di Bangkok, Prajak Kongkirati, ha dichiarato: “Non importa quali sistemi elettorali utilizziamo, finché i senatori hanno ancora potere di voto per il primo ministro. Il sistema elettorale è quasi privo di significato.”

L’attuale primo ministro Prayut Chan-o-cha è salito al potere per la prima volta nel 2014, dopo aver realizzato un colpo di Stato. Nel 2017, il primo ministro thailandese aveva adottato una nuova Costituzione ampliando i poteri della corona e conferendo all’Esercito il compito di nominare i membri del Senato che, a loro volta, nominano il premier. Prayut è poi rimasto alla guida del Paese anche dopo le ultime elezioni nazionali, organizzate nel 2019, alle quali è risultato vincitore, nonostante in molti ritengano che le votazioni siano state manipolate in suo favore.

L’emendamento sarebbe un retaggio della lotta politica tra sostenitori e oppositori dell’ex primo ministro Thaksin Shinawatra, un populista miliardario che era stato estromesso dalla carica di primo ministro da un colpo di stato militare del 2006.La mossa del 10 settembre sarebbe un ritorno al sistema attuato con una Costituzione del 1997 che cercava di svantaggiare i partiti più piccoli che avevano esercitato influenza sulla formazione dei governi di coalizione scambiando la loro lealtà con posti di governo. Quel cambiamento aveva permesso a Thaksin portare gruppi politici influenti a livello regionale nel suo stesso partito e i suoi critici lo accusarono di aver creato una dittatura parlamentare dopo aver vinto le elezioni generali del 2001.Thaksin è andato in esilio dopo il 2006, ma la sua formazione politica ha mantenuto il suo potere e la sua popolarità. Una costituzione del 2017 implementata sotto il governo militare di Prayut ha istituito nuove regole elettorali progettate per ridurre l’influenza della sua fazione ostacolando i partiti più grandi.

In particolare, la carta del 2017 prevedeva 350 legislatori eletti direttamente dai loro elettori e 150 da liste di partito secondo un complicato sistema di rappresentanza proporzionale. Tale sistema si è ritorto contro i militari quando il partito Palang Pracharath, sostenuto dall’Esercito, ha ottenuto risultati peggiori del previsto nel 2019 e un nuovo partito riformista si era rivelato più popolare del previsto. Palang Pracharath è stato in grado di formare un governo, ma solo assemblando una coalizione di partiti più piccoli.

La Thailandia è diventata una monarchia costituzionale il 24 giugno 1932 quando tale forma di governo ha sostituito la monarchia assoluta, in seguito all’azione di un gruppo di militari e civili che si definiva Movimento del Popolo. Da allora, però, il Paese ha adottato almeno 18 Costituzioni e ha assistito a 13 colpi di Stato. Nel tempo, si sono verificate più ondate di protesta a sostegno della democrazia che nel 1973 e nel 1992 videro una violenta repressione da parte delle autorità e che portarono alla morte più manifestanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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