Tentato accoltellamento a Gerusalemme Ovest: feriti 2 civili israeliani e un palestinese

Pubblicato il 13 settembre 2021 alle 17:01 in Israele Palestina

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Due israeliani hanno riportato lievi ferite dopo essere stati attaccati da quello che Israele ha definito un “sospetto terrorista” armato di coltello, nei pressi della stazione centrale degli autobus a Gerusalemme, lunedì 13 settembre. L’attentatore, un giovane palestinese, è stato sparato dagli agenti di polizia giunti sul posto, rimanendo anch’egli ferito.

Le vittime israeliane sono state attaccate mentre si trovavano in un negozio di Gerusalemme, il che ha spinto le forze di polizia di frontiera a precipitarsi sul luogo, dove hanno sparato contro l’attentatore. Il servizio di ambulanza Magen David Adom ha riferito che i due civili israeliani, di circa 20 anni, sono stati sottoposti a cure da parte di paramedici, che li hanno successivamente trasferiti al Shaare Zedek Medical Center. Stando a quanto riportato da fonti mediche, i due uomini, che hanno riportato ferite nella parte superiore, sono in condizioni stabili. L’attentatore, invece, un palestinese di 17 anni proveniente dalla zona di Hebron, versa in gravi condizioni, secondo quanto affermato dal comandante della polizia del distretto di Gerusalemme, Doron Turgeman. Quest’ultimo ha aggiunto che i propri agenti hanno altresì arrestato due uomini che si aggiravano nei pressi della stazione, sospettati di aver aiutato l’assalitore, mentre sono alla ricerca di altri 3 individui, anch’essi presumibilmente coinvolti nell’accaduto.

“Vi è senza dubbio un’escalation” ha affermato il capo della polizia di Gerusalemme, facendo riferimento a una serie di altri attacchi simili perpetrati di recente. A tal proposito, nella medesima giornata del 12 settembre, un giovane palestinese è stato accusato di un tentato accoltellamento a Gush Etzion, un insediamento posto a Sud di Gerusalemme e Betlemme. Anche in tal caso, i soldati israeliani hanno sparato contro l’assalitore, che, a detta di fonti israeliane, stava correndo contro i militari agitando un coltello e urlando “Allah Akbar”. Nel pomeriggio del 10 settembre, un altro aggressore è stato colpito da colpi di arma da fuoco mentre tentava di accoltellare agenti di polizia nella Città Vecchia di Gerusalemme, alla porta del Consiglio della Città Vecchia. L’attentatore ha poi perso la vita per le ferite riportate.

Il ministro della Difesa di Israele, Benny Gantz, il 13 settembre, ha elogiato l’ufficiale della polizia di frontiera che ha sparato al “terrorista”, così come i soldati israeliani che hanno sventato l’attacco all’incrocio di Gush Etzion. “Continueremo ad agire con risolutezza contro qualsiasi azione a danno dei cittadini israeliani”, ha dichiarato Gantz. Il gruppo palestinese Hamas, da parte sua, ha affermato: “L’escalation di accoltellamenti nella Gerusalemme occupata, le sparatorie, i crescenti scontri con la popolazione in Cisgiordania e le manifestazioni a Gaza rientrano nel quadro dell’intifada per la libertà lanciata dal popolo palestinese, in solidarietà con gli eroici prigionieri”. “Intensificare il ritmo delle operazioni con vari mezzi e strumenti è l’opzione migliore per affrontare l’occupazione sionista e costringerla a fermare i suoi crimini contro il nostro popolo e i nostri prigionieri”, ha aggiunto Hamas. Anche un portavoce del Jihad islamico palestinese, Daoud Shehab, ha dichiarato che quanto accade in Cigiordania e a Gerusalemme riflette la portata della crescente rabbia della popolazione, che si ribella contro le “politiche di aggressione” condotte da Israele.

Le tensioni sembrano essersi intensificate in tutta la Cisgiordania a seguito della fuga di sei prigionieri palestinesi fuggiti, nella notte tra il 5 e il 6 settembre, da Gilboa, una delle strutture di detenzione di massima sicurezza di Israele. Quattro dei sei prigionieri sono stati catturati dalla polizia israeliana, il 10 settembre, ma altri due sono ancora latitanti e i funzionari della sicurezza di Israele ritengono che possano nascondersi in Cisgiordania e ricevere assistenza dalla popolazione palestinese. A tal proposito, il 12 settembre, sono stati uditi colpi di arma da fuoco nella regione di Jenin, nel Nord della Cisgiordania. Secondo quanto riferito da fonti di sicurezza israeliane, questi sono stati sparati nel corso delle operazioni volte a rintracciare i due palestinesi evasi.

Tra i fuggitivi catturati vi è Zakaria Zubeidi, 46 anni, un leader della Brigata dei martiri di al-Aqsa, affiliata al movimento Fatah. Egli era detenuto dal 2019, dopo essere stato accusato di “diversi attacchi letali”. Zubeidi ha rappresentato una figura di spicco durante la Seconda Intifada e nel 2007 aveva ottenuto l’amnistia da Israele, poi revocata nel 2011, il che ha costretto il leader alla fuga, fino al 2019. In totale, cinque fuggitivi, Munadil Nafayat, Mahmoud e Mohammad al-Arida, Iham Kahamji, e Yaqoub Qadiri appartengono al Movimento per il Jihad Islamico.

Il carcere di Gilboa si trova a circa 4 chilometri dal confine con la Cisgiordania e ospita i palestinesi accusati o sospettati di aver commesso operazioni a danno di Israele, attacchi letali inclusi. Secondo un’organizzazione non governativa palestinese, Addameer for Prisoner Care and Human Rights, la prigione, istituita sotto la supervisione di esperti irlandesi e aperta nel 2004, è tra le più sorvegliate e gode di un livello di sicurezza “molto elevato”. L’evasione, considerata “estremamente insolita”, è avvenuta tramite un tunnel, di “decine di metri”, scavato dai detenuti stessi, e si pensa che questi abbiano ricevuto anche aiuto dall’esterno, comunicando con presunti alleati tramite cellulari ritrovati all’interno della cella.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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