Striscia di Gaza: scambio di missili tra Hamas e Israele per la terza notte consecutiva

Pubblicato il 13 settembre 2021 alle 8:29 in Israele Palestina

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Per la terza notte consecutiva, le Forze di difesa aerea israeliana hanno colpito la Striscia di Gaza, tra il 12 e il 13 settembre. Ciò si è verificato poche ore dopo che il sistema di difesa missilistico israeliano, Cupola di Ferro, ha intercettato un razzo lanciato dall’enclave verso il Sud di Israele.

Stando a quanto specificato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, i raid israeliani hanno colpito, nello specifico, postazioni del gruppo palestinese Hamas situate a Beit Lahia, nel Nord della Striscia di Gaza, a Est di Rafah e a Est di Khan Yunis, nel Sud dell’enclave. A detta del quotidiano, si è trattato degli attacchi più violenti dall’ultima escalation, verificatasi dal 10 al 21 maggio scorso. Inoltre, il gruppo palestinese ha risposto ai bombardamenti israeliani lanciando, per la prima volta, una nuova tipologia di granata con propulsione a razzo verso gli insediamenti di Israele. Al momento, non risultano esservi state vittime, ma un corrispondente di al-Araby al-Jadeed ha riferito che la popolazione residente in aree relativamente lontane dalle postazioni prese di mira ha percepito le forti esplosioni, il che starebbe a significare che queste sono state violente e miravano a provocare ingenti danni. La notizia è stata confermata anche da un corrispondente di al-Jazeera, che ha parlato di attacchi aerei verso il Nord e il Sud della Striscia di Gaza.

Nella sera del 12 settembre, un razzo è stato lanciato verso la cittadina israeliana di Sderot, dove poco prima erano risuonate le sirene di allarme. La notizia è stata riferita da un portavoce dell’esercito di Israele, il quale ha aggiunto che il missile è stato intercettato dal sistema di difesa antimissile. Stando a quanto riportato da fonti mediche israeliane, 4 persone sono rimaste leggermente ferite mentre correvano verso i propri rifugi. Poco prima, il capo di stato maggiore israeliano, Aviv Kohavi, aveva avvertito che le proprie forze “non avrebbero accettato alcuna violazione della sovranità” di Israele e che se la situazione fosse degenerata, “Hamas e la Striscia di Gaza avrebbero pagato un caro prezzo“. Dal canto loro, i gruppi di resistenza palestinese, guidati dalle “Brigate Al-Quds”, il braccio militare del “Jihad islamico”, hanno messo in guardia Israele da eventuali azioni a danno dei prigionieri palestinesi fuggiti, il 6 settembre, dal carcere di Gilboa. Di questi, 4 sono stati ritrovati e nuovamente arrestati, mentre altri 2 risultano essere ancora in fuga. A tal proposito, Abu Obeida, portavoce delle Brigate al-Qassam, braccio armato di Hamas, ha riferito che la consegna dei sei detenuti palestinesi sarà una priorità in qualsiasi futuro accordo di scambio di prigionieri tra il movimento e Israele.

Di fronte a tale scenario, i servizi di intelligence e di sicurezza israeliani credono che Gaza possa essere teatro di una nuova escalation nel giro di poco tempo, considerato che non è stato ancora raggiunto alcun accordo a lungo termine anche per quanto riguarda la ricostruzione dell’enclave e lo scambio di prigionieri. Alla luce di ciò, fonti israeliane hanno riferito che Israele ha rinforzato il muro di cemento al confine adiacente al Nord della Striscia di Gaza. Tuttavia, proprio per oggi, 13 settembre, è attesa la distribuzione dei primi aiuti per le famiglie palestinesi più bisognose, nel quadro di un programma finanziato dal Qatar. In particolare, saranno circa 100.000 le famiglie palestinesi che riceveranno stipendi mensili pari a 100 dollari, secondo quanto riferito dal Comitato per la ricostruzione il 19 agosto.

In tale data, Israele aveva riferito di aver raggiunto un accordo con il Qatar e le Nazioni Unite, relativo a un meccanismo per inviare aiuti finanziari dallo Stato del Golfo alla Striscia di Gaza. Nella medesima giornata, le autorità israeliane avevano altresì autorizzato l’ingresso di ulteriori risorse e merci attraverso il valico di Kerem Shalom, precedentemente limitate al 30%. Ciò era stato considerato un segnale positivo, volto a disinnescare le tensioni di maggio scorso.

L’ultima violenta escalation ha avuto inizio la sera del 10 maggio, dopo che Hamas aveva avvertito il governo di Tel Aviv che avrebbe avviato un attacco su larga scala qualora le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee e dal monte del Tempio, oltre che dal compound di al-Aqsa, a Gerusalemme. Alla luce della mancata risposta da parte israeliana, Hamas ha iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme e, nei giorni successivi, le offensive sono proseguite con attacchi da ambo le parti. Solo alle 2:00 di mattina del 21 maggio è entrato in vigore un cessate il fuoco, con la mediazione del Cairo. Tuttavia, da allora le tensioni non si sono mai del tutto placate. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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