Nigeria: assalto ad una prigione nel centro-Sud, liberati 260 detenuti

Pubblicato il 13 settembre 2021 alle 15:18 in Africa Nigeria

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Il 12 settembre, un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione in una prigione nel centro-Sud della Nigeria e ha liberato circa 260 prigionieri, la quasi totalità dei detenuti. 

Gli aggressori hanno prima aperto il fuoco contro le guardie che si occupavano della sicurezza del penitenziario di Kabba, situato nello Stato di Kogi, a Sud-Ovest della capitale federale Abuja. “Il centro di custodia di media sicurezza di Kabba è stato attaccato da uomini armati ancora da identificare e circa 240 detenuti sono stati liberati con la forza”, ha riferito il portavoce della prigione, Francis Enobore. Successivamente, l’agenzia di stampa Reuters ha riferito che sarebbero stati liberati 266 prigionieri. Almeno un soldato e un poliziotto sono rimasti uccisi e due guardie della prigione sono scomparse. Non è chiaro chi fossero gli uomini armati responsabili dell’assalto. Tuttavia, è necessario specificare che la Nigeria centrale e Nord-occidentale è vessata dalle violenze di bande di criminali, che agiscono a scopo di lucro. Haliru Nababa, il controllore generale degli istituti penitenziari della Nigeria, ha avviato un’indagine sull’attacco del 12 settembre e ha ordinato di ricatturare tutti i detenuti, lanciando un appello a tutti i cittadini che possano essere in grado di fornire informazioni utili a tale riguardo.

Un totale di 294 prigionieri erano in custodia al momento dell’assalto: 224 detenuti in attesa di processo e 70 erano stati condannati, secondo le autorità competenti. Il carcere era stato inaugurato nel 2008 ed avrebbe una capacità pari a 200 prigionieri. A tale proposito, alcuni gruppi per la tutela dei diritti umani hanno più volte denunciato il sovraffollamento delle strutture penitenziarie nel Paese, sottolineando il fatto che sospetti criminali, non ancora condannati, possono trascorrere anni in custodia cautelare in Nigeria. In questo contesto, le grandi epidemie carcerarie non sono rare in Nigeria. Inoltre, un assalto simile a quello del 12 settembre si era verificato lo scorso 5 aprile, un gruppo di uomini armati aveva attaccato una prigione situata nella città di Owerri, nel Sud-Est della Nigeria, liberando circa 1.800 detenuti. In generale, il Paese continua a vivere un momento di profonda crisi per quanto riguarda la sicurezza. Di fatto, il mese di febbraio è stato caratterizzato da un’impennata di sequestri di massa di studenti.

Alla radice, la crisi relativa alla sicurezza della Nigeria, soprattutto nel Nord-Ovest del Paese, deriva da una lunga competizione per la terra e le risorse idriche tra i pastori di etnia Fulani e gli agricoltori di etnia Hausa, che nel tempo si è evoluta in scontri sempre più violenti. Le due parti hanno mobilitato gruppi armati, anche noti come “banditi” o “vigilantes”, per proteggersi dagli assalti della fazione rivale. Il degrado ambientale legato al cambiamento climatico e la forte crescita della popolazione hanno intensificato le tensioni e gli scontri tra le parti. Inoltre, a causa dell’incremento del commercio di armi leggere e di piccolo calibro nell’area, sono proliferate le bande di criminali, che si nascondono nelle foreste della regione. Questi gruppi effettuano principalmente furti di bestiame, rapimenti a fini di riscatto, rapine a mano armata e saccheggi di villaggi. Infine, a complicare il quadro, è necessario citare il fatto che è sempre più comune la collaborazione tra i cosiddetti banditi e i gruppi jihadisti.

Da quanto si evince da una ricerca dell’Institute for Security Studies (ISS), i gruppi di banditi avrebbero formato delle alleanze con Boko Haram, uno dei principali gruppi terroristici jihadisti della Nigeria, soprattutto nella regione settentrionale. L’organizzazione in questione era nata nel 2002 come movimento religioso con l’intento di riformare la società nigeriana in base all’interpretazione letterale della Sharia. Nel 2013, le forze di sicurezza e i militanti civili della Civilian Joint Task Force (CJTF), hanno represso Boko Haram, costringendo il gruppo armato a lasciare le città e a trasferirsi nelle zone rurali, dove ha perpetrato attacchi in tutto il Nord-Est, prendendo di mira sia le forze di sicurezza che i civili.

Nel 2016, Boko Haram si è fratturato, dopo lunghi disaccordi interni e le significative perdite di un territorio dell’anno precedente. Di conseguenza, due grandi fazioni sono emerse dall’organizzazione: lo Stato Islamico dell’Africa occidentale (ISWAP), e il Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’awati wal-Jihad (JAS). L’ISWAP è nato il 7 marzo 2015, quando lo stesso Abubakar Shekau, leader di Boko Haram, ha promesso fedeltà allo Stato Islamico della Siria e del Levante, che ha accettato i nuovi adepti e ha annunciato l’espansione del califfato in Africa occidentale. Tuttavia, nell’agosto 2016, la leadership dell’ISIS ha nominato Abu Musab al-Barnawi come capo dell’ISWAP, cosa che Shekau ha rifiutato di accettare. A causa di lotte intestine, la neonata organizzazione si è divisa nuovamente: la fazione di al-Barnawi (ISWAP) e la fazione di Shekau (Boko Haram). Si stima che l’ISWAP contasse tra i 3.500 e i 5.000 combattenti, nel febbraio del 2020, e si ritiene che sia diventata la principale minaccia terroristica della regione. 

 Il 6 giugno 2021, l’ISWAP ha annunciato la morte di Shekau, a seguito di un attacco effettuato il 18 maggio dall’affiliata dello Stato Islamico. Da allora, si sono diffuse notizie di militanti di Boko Haram che si sono uniti all’ISWAP, mentre l’organizzazione madre sembrava essere sul punto di sciogliersi. Alcuni combattenti del gruppo islamista nigeriano Boko Haram hanno giurato fedeltà all’altro gruppo islamista, un tempo rivale. La notizia è stata riportata il 27 giugno dall’agenzia di stampa Reuters, che cita un video attraverso il quale il passaggio dei militanti dalla prima a la seconda organizzazione jihadista è stato formalizzato. Tale episodio alimenta i timori che l’ISWAP stia consolidando il controllo del Nord-Est della Nigeria. Tuttavia, non è chiaro quanti membri dell’organizzazione nigeriana siano pronti a passare allo Stato Islamico africano, poiché i gruppi si sono fronteggiati in una violenta rivalità per anni. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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