Lituania, crisi migratoria: i dettagli sulla recinzione lungo il confine con la Bielorussia

Pubblicato il 13 settembre 2021 alle 18:40 in Bielorussia Lituania Repubbliche Baltiche

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Il governo della Lituania ha dichiarato, lunedì 13 settembre, che, al fine di impedire ai migranti illegali di accedere al Paese, entro aprile 2022 saranno costruite recinzioni di filo spinato lungo i primi 110 chilometri di confine con la Bielorussia, accusata di servirsi dell’immigrazione clandestina per esercitare pressioni sui Paesi Baltici e sull’Unione Europea.

Il governo lituano ha dichiarato che la costruzione della prima sezione è stata affidata alla società energetica statale EPSO-G, e che il costo del primo tratto sarà di circa 36 milioni di euro. La barriera sarà composta da filo spinato, strutturato in modo piramidale, e sarà alta circa 4 metri, ha dichiarato un portavoce della società lituana. Secondo le previsioni, entro aprile 2022 i lavori della prima sezione saranno completati, mentre i restanti 400 chilometri saranno recintati entro settembre 2022. Nonostante il confine che la Repubblica Baltica condivide con la Bielorussia sia lungo circa 670 chilometri, alcune aree saranno esenti da recinzione, come ad esempio i fiumi e i laghi. Intanto, lo stesso lunedì, il ministro della Difesa della Lituania, Arvydas Anusauskas, ha accusato la Russia, uno dei principati alleati di Minsk, di cooperare con la Bielorussia al fine di destabilizzare i confini europei e alimentare la crisi migratoria, in corso dal mese di agosto. “Siamo convinti che, fin dall’inizio, la Bielorussia abbia coordinato le sue azioni con la Russia”, ha rivelato Anusauskas, mentre si trovava nella base militare lettone di Adazi dopo gli incontri con i suoi omologhi baltici e polacchi.

A contribuire finanziariamente alla costruzione della barriera tra i due Paesi sarà anche la Repubblica Ceca. Quest’ultima ha annunciato, il 7 settembre, che fornirà alla Lituania 530.000 euro per supportare la Repubblica Baltica nella costruzione del progetto, il cui costo totale sarebbe di circa 152 milioni di euro. La donazione di Praga è giunta in un momento in cui la Lituania ha iniziato ad esercitare forti pressioni sull’Unione Europea (UE), affinché il blocco attivi fondi da destinare al finanziamento della recinzione. “È ovvio che dobbiamo proteggere al meglio i confini esterni dell’UE” ha dichiarato il ministro degli Esteri ceco, Jakub Kulhanek, aggiungendo che il blocco dovrebbe “sostenere pienamente gli Stati membri, inclusa la Lituania, che sono pronti svolgere tali operazioni”.

A partire dal mese di agosto, LituaniaLettonia e Polonia hanno iniziato a registrare un brusco aumento di immigrati irregolari provenienti dal confine con la Bielorussia. Questo ha portato i tre Paese a rafforzare le recinzioni lungo la frontiera, a dispiegare militari e a indire lo stato di emergenza. Analoghe misure sono state adottate dal leader bielorusso, il quale ha incaricato le forze di sicurezza di Minsk di porre una stretta sui controlli lungo il medesimo confine. Nel corso della mattinata del 5 agosto, il capo di Stato di Minsk ha poi annunciato la totale chiusura dei confini con la Lituania. Secondo Lukashenko, tale misura è necessaria poiché si tratta dell’unica soluzione per porre fine all’afflusso di clandestini da Sud e da Ovest.

Il primo Paese ad annunciare lo Stato di emergenza è stata la Lituania, il 2 luglio. Secondo quanto riferito dalle guardie di frontiera lituane, il numero di immigrati clandestini nel Paese è aumentato di oltre 10 volte rispetto allo stesso periodo nel 2020. A causa dell’aggravarsi della situazione, Vilnius è stata costretta a richiedere il supporto dell’Agenzia europea per il controllo delle frontiere Frontex, la quale ha avviato, il 12 luglio, una “missione rapida”, alla quale si sono unite anche le autorità estoni. Successivamente, i dati di Frontex hanno rivelato che, dal primo al 7 luglio, le autorità lituane hanno registrato oltre 800 violazioni per attraversamento di confine illegale. Oltre a ciò, a partire dal primo gennaio 2021, la Lituania ha posto in stato di fermo oltre 4.000 migranti, catturati lungo il confine con la Bielorussia. Dopo Vilnius, anche la Lettonia è stata costretta ad adottare analoghe misure. Nello specifico, Riga ha introdotto, il 10 agosto, lo stato di emergenza, che sarà in vigore fino al 10 novembre prossimo.

Successivamente, la Polonia ha seguito le orme della Lituania. Nel dettaglio,  il 2 settembre, il presidente di Varsavia, Andrzej Duda, ha introdotto lo stato di emergenza. La nuova misura restrittiva avrà una durata di minimo 30 giorni e interesserà 115 insediamenti nella regione di Podlaskiee e 68 in quella di Lubelskie, al confine con la Bielorussia, accusata di servirsi dell’immigrazione illegale ed alimentarla per esercitare pressioni contro l’Unione Europea e le sanzioni del 21 giugno.

Il recente incremento è legato alle contromisure adottate dal presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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