Libia: ancora dissidi sulla legge elettorale, l’Onu intenzionata a inviare osservatori

Pubblicato il 13 settembre 2021 alle 12:20 in Africa Libia

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Il capo dell’Alto Consiglio di Stato libico, Khaled al-Mishri, ha accusato la Camera dei Rappresentanti con sede a Tobruk di aver violato l’accordo politico, emanando una legge relativa alle elezioni presidenziali senza prima consultarsi con l’organismo da lui guidato. Nel frattempo, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha rinnovato l’intenzione di inviare 10 osservatori in Libia per monitorare il cessate il fuoco.

In una sessione di domenica 12 settembre, Al-Mishri ha sottolineato che, stando a quanto stabilito dagli Accordi di Skhirat del 2015 e dalla roadmap delineata a Tunisi a novembre 2020, l’Alto Consiglio e la Camera dei Rappresentanti devono coordinarsi sulle decisioni più rilevanti per la Libia, comprese quelle relative alle elezioni calendarizzate per il 24 dicembre prossimo. Pertanto, anche la legge elettorale deve ricevere il consenso di entrambi gli organismi e, se i deputati di Tobruk continueranno a lavorare in modo indipendente, l’Alto Consiglio dovrà trovare nuovi modi per far fronte al “monopolio delle decisioni politiche”.

I dissidi sono sorti dopo che, il 9 settembre, Aguila Saleh, presidente del Parlamento, ha firmato una legge presidenziale, approvata solamente dalla commissione parlamentare competente e da non potersi, quindi, considerare definitiva. Il testo, composto da 77 articoli, è stato notificato all’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Jan Kubis, e, il 12 settembre è stato ricevuto dall’Alta commissione per le elezioni nazionali.  

Secondo quanto riferito dall’Alto Consiglio di Stato, vi sarebbero condizioni volte a favorire la candidatura dell’uomo forte di Tobruk, il generale Khalifa Haftar. Nello specifico, un articolo stabilisce che “un militare può candidarsi alla carica di presidente a condizione che smetta di lavorare ed esercitare le sue funzioni tre mesi prima della data delle elezioni” e che “in caso di mancata nomina, torni al suo lavoro precedente”. Oltre al Consiglio Supremo di Stato, 22 membri della Camera dei Rappresentanti hanno annunciato il loro rifiuto della mossa di Saleh, che violerebbe la dichiarazione costituzionale provvisoria, l’accordo politico e le regole interne del Parlamento, accusando il Presidente della Camera di Rappresentanti di non aver sottoposto il testo al voto parlamentare.

Già il 17 agosto scorso, la Camera dei Rappresentanti libica aveva approvato un disegno di legge con cui è stato stabilito che sarà il popolo libico a eleggere, in maniera diretta, il capo di Stato. Al momento, però, restano ancora da approvare i poteri del futuro presidente e le condizioni per candidarsi alle elezioni presidenziali, tra cui l’aver ricoperto o meno alte cariche in ambito militare o l’eventuale possesso della doppia cittadinanza.

Si tratta di una questione che, laddove irrisolta, rischia di provocare il rinvio delle elezioni di dicembre, compromettendo il percorso di transizione democratica intrapreso dalla Libia a seguito del cessate il fuoco. Di fronte a tali incertezze, Stati Uniti, Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna hanno esortato le parti libiche coinvolte a tenere elezioni nella data prestabilita. In una dichiarazione congiunta rilasciata, il 12 settembre, dalle ambasciate di tali Paesi in Libia, è stato chiesto di svolgere elezioni presidenziali e parlamentari inclusive, libere ed eque il 24 dicembre 2021. Le elezioni, è stato evidenziato, rappresentano un passo fondamentale per garantire stabilità in Libia, oltre che l’unificazione del Paese. A tal proposito, anche Kubis ha precedentemente dichiarato che il mancato svolgimento delle elezioni potrebbe provocare un deterioramento della situazione in Libia, causando nuove divisioni e conflitti.

Nel frattempo, così come annunciato già da gennaio scorso, Guterres ha ribadito che l’Onu dispiegherà una squadra di 10 osservatori in Libia, i quali collaboreranno con il Comitato militare congiunto 5+5 per garantire il rispetto dell’accordo di cessate il fuoco e la realizzazione delle sue clausole. Stando a quanto specificato, la squadra avrà sede a Tripoli e, successivamente, una volta completate le disposizioni in materia di sicurezza e inviato supporto logistico, vi saranno fino a 60 osservatori a Sirte. La decisione giunge dopo che, a marzo scorso, le Nazioni Unite hanno proposto un meccanismo volto a monitorare la tregua e favorire l’allontanamento di forze e mercenari stranieri. Questo vede coinvolta una squadra composta da 5 membri internazionali e 10 libici, un numero che, tuttavia, è stato considerato esiguo, vista la fragilità del cessate il fuoco e la permanenza di circa 20.000 mercenari. Al contempo, come affermato da Guterres, il governo di unità nazionale, guidato da Abdulhamid Dabaiba, è ancora debole, soprattutto nell’Est libico, e le istituzioni risultano essere ancora caratterizzate da divisioni, il che si riflette in mancati progressi sul fronte politico, economico e della sicurezza.

La Libia si trova ad assistere a una fase di transizione, che si prevede culminerà con le elezioni programmate per il 24 dicembre 2021. Quanto accaduto prima il 5 febbraio, con la nomina delle nuove autorità esecutive da parte del Forum di dialogo politico, e poi il 10 marzo, con il voto di fiducia al governo ad interim, ha rappresentato un momento “storico” per il Paese Nordafricano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020, nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, l’esercito legato al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA) e l’Esercito Nazionale Libico (LNA).

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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