Libano: prima riunione del governo a guida Mikati

Pubblicato il 13 settembre 2021 alle 14:49 in Libano Medio Oriente

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Dopo 13 mesi di consultazioni inconcludenti e dissidi politici, il Libano ha un governo, ufficialmente annunciato il 10 settembre. Oggi, 13 settembre, la squadra ha tenuto la sua prima riunione, alla presenza del capo di Stato, Michel Aoun. Al termine dell’incontro è stata formata una sottocommissione incaricata di redigere una dichiarazione con cui il gabinetto dovrà ottenere la fiducia del Parlamento. Ad ogni modo, l’obiettivo dell’esecutivo guidato da Najib Mikati è far fronte a una grave crisi politica e finanziaria, ottenendo altresì il sostegno di partner regionali e internazionali.

“Questo governo è il quarto sotto il mio mandato, dopo 13 mesi durante i quali l’esecutivo uscente ha gestito le questioni quotidiane”, ha ricordato Aoun durante l’incontro del 13 settembre, aggiungendo: “Durante questo periodo, la situazione è peggiorata a livello economico, finanziario e sociale e le condizioni di vita si sono deteriorate, raggiungendo livelli senza precedenti”. Motivo per cui, a detta del presidente, non è più possibile tergiversare ed è necessario trovare soluzioni urgenti per salvare il Paese. “Vi consiglio di parlare di meno e lavorare di più” ha affermato Aoun, specificando che il mondo e il Libano stesso contano sul nuovo governo per risolvere le crisi accumulatesi negli ultimi anni.

Da parte sua, il presidente del Consiglio ha ammesso che la squadra dovrà lavorare molto e fare sacrifici, per elaborare le misure straordinarie volte a rispondere alle esigenze della popolazione. Mikati ha dichiarato che tra i primi problemi da risolvere vi sono le crisi legate a carburante e medicinali, mentre i ministri sono stati tutti esortati a coordinarsi, dissipando i timori di eventuali rivalità. “Questo governo lavorerà per tutti i libanesi, per quelli che ci hanno sostenuto, e anche per quelli che non ci hanno ancora sostenuto, così come per coloro che ci daranno o meno la loro fiducia”, ha aggiunto Nagib Mikati, alludendo alla Corrente Patriottica Libera di Gebran Bassil, genero del presidente Aoun, che potrebbe non approvare la squadra di recente formazione.

La dichiarazione da presentare in Parlamento includerà le principali problematiche a cui Beirut deve far fronte, incluse le conseguenze derivanti dall’esplosione che, il 4 agosto 2020, ha devastato il porto della capitale. Altra questione è l’imminente fine dei sussidi sul carburante e la relativa crisi, intensificatasi con la decisione della Banca centrale, dell’11 agosto, di revocare i sussidi sulle importazioni di carburante e di passare ai tassi di mercato, a causa dell’esaurimento delle risorse monetarie in dollari. Ciò ha avuto conseguenze sui prezzi dei beni di prima necessità e sulla fornitura di servizi essenziali, mentre ha alimentato episodi di violenza sempre più frequenti. 

Nei commenti riportati dai media locali lunedì, Mikati, nel ribadire le sue priorità, ha riferito di voler anche ristabilire i ponti interrotti con i Paesi arabi, mentre ha affermato di aver già contattato donatori e organizzazioni internazionali che potrebbero sostenere il Libano a risanare la propria situazione economica. Tra questi vi è anche il Fondo Monetario Internazionale (FMI), con cui ci si aspetta di negoziare un piano di salvataggio. A livello regionale, è in dubbio un pieno sostegno da parte dell’Arabia Saudita, che non guarda con favore all’influenza di Hezbollah nel panorama politico libanese, mentre Mikati ha rivelato di aver stabilito contatti con il Kuwait Development Fund, il quale potrebbe fornire un prestito a lungo termine per attuare il piano elettrico e costruire fabbriche. Altro obiettivo è garantire le elezioni legislative, al momento calendarizzate per l’8 maggio 2022, che mirano a consentire alla popolazione libanese, già insorta a ottobre 2019, di esprimersi liberamente.

Il governo a guida Mikati è formato da 24 ministri, di cui una donna, Najla Riachi Assaker, ministra dello Sviluppo Amministrativo. Tra coloro che sono chiamati a risanare un debito pubblico stimato al 341% del PIL, per il 2021, vi è il ministro dell’Economia, Amin Salam, un avvocato che si definisce un “Dirigente di Diritto internazionale e sviluppo economico”, vicepresidente per lo sviluppo aziendale per la Camera di commercio araba nazionale-americana (NUSACC). Tuttavia, alcuni esperti di Washington hanno espresso il loro scetticismo sulla nomina di Salam a un Ministero così importante, che si occuperà delle negoziazioni con il Fondo Monetario Internazionale per il salvataggio e la ristrutturazione del debito libanese. Un altro è il ministro delle Finanze, Youssef Khalil, un ex alto funzionario della Banca centrale libanese e, secondo quanto riferito, l’architetto della famigerata “ingegneria finanziaria” del Libano.

Mikati, invece, è un imprenditore, definito “miliardario”, di 65 anni, proveniente dalla città settentrionale di Tripoli, ed è stato già primo ministro per due volte in passato, oltre che ministro dei Trasporti e dei Lavori pubblici. Tuttavia, il primo ministro designato fa parte di quella classe politica accusata di aver condotto il Libano verso la crisi attuale. Inoltre, Mikati deve far fronte all’opposizione del blocco cristiano, compresa quella del Movimento Patriottico Libero, partito fondato dal presidente Aoun e guidato dal genero Gebran Bassil. Quest’ultimo, il quale guida la maggiore alleanza cristiana in Parlamento, non ha nominato alcun candidato nel corso delle consultazioni vincolanti del 26 luglio. Tuttavia, Bassil si è detto disposto a lavorare con Mikati per favorire la formazione di un nuovo gabinetto.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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