Crisi politica in Tunisia: le ripercussioni sul resto del Nordafrica

Pubblicato il 13 settembre 2021 alle 6:49 in Africa Tunisia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Sebbene non siano ancora chiare, per la Tunisia, le conseguenze a lungo termine di ciò che è successo il 25 luglio, quando il presidente, Kais Saied, ha deciso di estromettere il primo ministro e di sospendere le attività del Parlamento, i vicini nordafricani temono un’estensione della crisi fuori dai confini tunisini e prestano molta attenzione ai suoi sviluppi. Queste le ragioni.

Il partito dominante nel Parlamento tunisino, Ennahda, è considerato una propaggine dei Fratelli Musulmani. Il gruppo islamista, di orientamento moderato, ha mantenuto stretti legami con Qatar e Turchia. Al contrario, Saied, la cui presidenza è iniziata nel 2019, starebbe cercando di spingere Tunisi verso un allineamento più netto con gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita e l’Egitto. Questa divisione tra maggioranza parlamentare e presidente ha contribuito ad un equilibrio critico anche in tema di politica estera tunisina. Secondo un articolo di The New Arab, tuttavia, questa instabilità non sarebbe iniziata con Saied, ma sarebbe il risultato di un certo posizionamento della Tunisia nelle dinamiche del panorama internazionale.

Per il Paese nordafricano, il mantenimento di una posizione equilibrata nel Golfo è stato a lungo un elemento importante, che ha permesso di approfondire i legami commerciali e di investimento con tutti i Paesi membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC). La Tunisia si è sempre opposta a qualsiasi scenario che la vedesse “prendere le parti” nelle rivalità del Golfo. Sia in occasione del blocco contro il Qatar che della guerra civile libica, la leadership di Tunisi si è impegnata molto per mantenere la neutralità nei conflitti e nelle controversie regionali. Per diversi decenni, le relazioni del governo tunisino con Abu Dhabi, Doha e Riad sono state considerate essenziali per la leadership del Paese.

Tuttavia, la presa di potere di Saied, che molti nella regione araba hanno interpretato come una mossa anti-islamista, ha portato alcuni esperti a credere che Tunisi si potesse allontanare da una politica estera generalmente neutrale. Fino al 25 luglio, la Tunisia è stata una sorta di “area grigia per quanto riguarda questioni chiave, come la spaccatura del Golfo e lo stallo tra Turchia, da un lato, ed Egitto e Golfo, dall’altro, in Libia, Medio Oriente e Mediterraneo orientale”, ha osservato Mohammed Soliman, ricercatore del Middle East Institute. “L’inclinazione del potere verso il presidente può creare una diversa percezione della Tunisia e causare un diverso corso d’azione strategico tunisino nella regione”, ha aggiunto, ipotizzando un possibile scenario futuro. Vediamo come questo orientamento potrebbe impattare sui vicini nordafricani della Tunisia.

Libia

La Libia sarà probabilmente il Paese arabo che risentirà maggiormente della crisi tunisina. Gli esperti, pertanto, ritengono essenziale una risoluzione della crisi politica in Tunisia per evitare che il processo politico della Libia vada in pezzi e si torni alla violenza. Sin dalla primavera araba, lo sviluppo democratico e la sicurezza in Libia sono stati profondamente intrecciati con l’esperimento democratico della Tunisia post-2011. E così si ritiene che sarà anche negli anni a seguire. “La Tunisia, nonostante tutte le imperfezioni del suo sistema politico, ha sempre rappresentato una sorta di modello di pacifica transizione democratica”, ha detto a The New Arab Ludovico Carlino, analista di IHS Markit, con sede a Londra. “Se questo esperimento dovesse fallire completamente, potrebbe avere un impatto negativo per i libici sulla percezione che le elezioni democratiche possano produrre un governo funzionale, in grado di rispondere ai bisogni delle persone, e questo è cruciale poiché la Libia sta tentando con estrema difficoltà di prepararsi alle elezioni generali di dicembre 2021”, ha aggiunto.

L’impatto della mossa di Saied, ha osservato Carlino, si è già manifestato in maniera polarizzante in Libia. “I politici come Khaled al-Mishri, capo dell’Alto Consiglio di Stato libico, vicino ai Fratelli Musulmani, hanno subito respinto la decisione del presidente tunisino, descrivendola come un colpo di stato contro gli organi eletti e come “una rottura dei percorsi democratici”, facendo eco alle dichiarazioni del leader di Ennahda, Ghannouchi. D’altra parte, invece, Khalifa Haftar, il comandante dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), che ha cercato di rovesciare il governo di Tripoli nel 2019, ha accolto con favore la mossa di Saied, descrivendola come “un’intifada contro i Fratelli Musulmani”e “un’azione importante per eliminare gli ostacoli più grandi sulla via dello sviluppo del Paese”. Alcuni esperti sostengono che la presa di potere da parte di Saied possa consentire agli Emirati e ai loro alleati di trarre vantaggio e avere un impatto sulla situazione libica, soprattutto se la violenza si dovesse riaccendere. 

Egitto

Di tutti i Paesi nordafricani, l’Egitto è stato di gran lunga quello che ha approvato di più la mossa di Saied. La leadership egiziana, secondo Jalel Harchaoui, ricercatore presso Global Initiative, è rimasta “genuinamente contenta” della presa di potere da parte di Saied, che ha descritto come “un trionfo retorico, ideologico e narrativo per Il Cairo”. I piani del presidente tunisino per creare un forte sistema presidenziale nel suo Paese e la sua decisa opposizione a Ennahda sono elementi fondamentali che hanno indotto il regime egiziano a sostenerlo. Secondo il quotidiano Middle East Eye, inoltre, “il presidente Abdel Fattah al-Sisi si sarebbe offerto di dare a Saied tutto il supporto di cui aveva bisogno per il colpo di stato e Saied lo avrebbe preso”. Dal 25 luglio, le narrazioni del governo egiziano sulle recenti azioni di Saied si sono focalizzate ampiamente sui benifici che avrebbero apportato in termini di sicurezza e stabilità. I principali media egiziani hanno descritto Saied come un leader che ha svolto un ruolo importante nella lotta contro i Fratelli Musulmani ed Ennahda. Al-Sisi e Saied condividono l’ostilità verso l’Islam politico e, come hanno notato gli esperti, avere un governo fermamente anti-islamista al potere in Tunisia potrebbe consentire all’Egitto di rafforzare la sua posizione regionale.

Algeria

I funzionari algerini sembrano preoccupati per le implicazioni della presa di potere presidenziale in Tunisia. L’Algeria, storicamente, si è sentita come se fosse un “fratello maggiore” per la Tunisia, rendendo speciali le relazioni bilaterali tra i due Paesi per molti decenni. Oggi, Algeri è preoccupata per l’influenza di Francia, Egitto e Golfo, che minaccia il suo peso nel vicino nordafricano. Le agende di Parigi, del Cairo e di Abu Dhabi nel Maghreb e nel Sahel turbano il governo algerino. Tali timori sono aumentati in seguito alla decisione del Marocco di aderire agli Accordi di Abramo, nel dicembre 2020. “L’Algeria sente che l’asse guidato dagli Emirati Arabi Uniti sta iniziando a circondarla con successo: Haftar e Saied a Est, il Marocco a Ovest, la Francia a Nord e le crescenti potenze turche e russe nel suo stesso terreno di gioco. Con un’instabilità interna dilagante, Algeri è preoccupata che un’audace Abu Dhabi inizi a molestare gli interessi algerini e ad agitare le tendenze separatiste”, ha osservato Sami Hamdi, capo di International Interest. Ora l’Algeria è preoccupata per i sostenitori di Saied in Egitto e nel Golfo, che mettono in discussione il suo rapporto speciale con Tunisi. I funzionari di Algeri temono un futuro in cui questi Stati arabi e la Francia estromettano il ruolo algerino in Tunisia e nella regione in generale. In questo frangente, sembra che l’Algeria stia mantenendo un approccio attendista nei confronti della Tunisia, in particolare rispetto a come si svilupperanno le relazioni Tunisi-Abu Dhabi nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. La leadership algerina spera che Saied mantenga una certa autonomia dagli Emirati Arabi Uniti e continui la tradizione di non allineamento in politica estera. La situazione ideale per Algeri sarebbe che Saied ed Ennahda raggiungano un compromesso con un accordo di condivisione del potere. Questo risultato potrebbe garantire che gli Emirati Arabi Uniti e altri stati del Golfo non facciano pressione su Tunisi affinché adotti posizioni su questioni di politica estera che si scontrano con quelle algerine.

Marocco

La leadership del Marocco è seriamente preoccupata di un’eventuale degenerazione della situazione politica in Tunisia. Rabat sta dunque prestando molta attenzione agli eventi che si svolgono a Tunisi. Nel panorama politico marocchino esiste un certo pluralismo, perchè il governo consente anche a islamisti moderati, come il Partito per la giustizia e lo sviluppo (PJD), legato ai Fratelli musulmani, di esistere all’interno del sistema nazionale. Il primo ministro marocchino, Saadeddine El Othmani, che è del PJD, si è astenuto dal commentare la recente presa di potere in Tunisia, sostenendo che problemi di questo tipo siano affari del Ministero degli Esteri. La ricercatrice presso la Middle East Initiative dell’Università di Harvard, Yasmina Abouzzohour, ha spiegato a The New Arab che “il PJD, in generale, è cauto nel prendere posizione, molto probabilmente perché attualmente guida il governo”. Altri attori islamisti in Marocco stanno però reagendo in modo diverso. “Il Mouvement de l’unicité et de la réforme (MUR) e Al Adl Wal Ihssane hanno criticato la decisione di Kais Saied, che hanno descritto come un colpo di stato”, ha affermato Abouzzohour.

La Tunisia, che in molti hanno per anni considerato “l’unico successo della Primavera Araba”, è impantanata in una crisi multiforme, di tipo politico, economico e sanitario. Tuttavia, l’incapacità del governo di fronteggiare la minaccia della pandemia di coronavirus, la diffusa corruzione tra le élite, le dure condizioni economiche e una serie di altri fattori hanno portato una certa popolarità alla mossa di Saied tra la gran parte dei cittadini tunisini. Il sostegno interno del presidente sarà importante per il suo futuro, così come il sostegno regionale e internazionale.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.