Yemen, ONU: oltre 18.000 civili morti in raid aerei dal 2015 ad oggi

Pubblicato il 12 settembre 2021 alle 6:41 in Medio Oriente Yemen

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In un rapporto presentato al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e redatto da un panel di esperti nominati dall’organizzazione, si legge che almeno 18.000 civili yemeniti sono morti o sono rimasti feriti in seguito ad attacchi aerei condotti, dal 2015, durante l’escalation della guerra civile. Il documento specifica che la popolazione dello Yemen è stata soggetta a circa 10 raid aerei al giorno, per un totale di oltre 23.000 attacchi, da marzo 2015.

Il rapporto, che cita i dati dello Yemen Data Project, ha riscontrato che entrambe le parti coinvolte nella guerra avrebbero violato il diritto internazionale. Il progetto, che si occupa, in maniera indipendente, della raccolta dei dati a livello locale, attribuisce invece tutti gli attacchi aerei alla coalizione araba a guida saudita. Secondo gli esperti delle Nazioni Unite, però, anche i rivali di Riad e del governo yemenita internazionalmente riconosciuto, ovvero i ribelli sciiti Houthi, avrebbero bombardato quartieri, campi per sfollati, un aeroporto e diversi mercati, provocando la morte di decine di persone. Anche se gli Houthi non hanno un’effettiva aeronautica, hanno lanciato attacchi con droni carichi di esplosivo e utilizzato in larga parte amche razzi e missili lanciati da terra.

Né la coalizione guidata dai sauditi né gli Houthi hanno risposto immediatamente alle richieste di commento sul rapporto. In passato, entrambi si sono accusati a vicenda di avere le maggiori responsabilità per la morte di civili. Il vero bilancio delle vittime del conflitto rimane in discussione, a causa dell’accesso che risulta limitato in alcune delle aree remote in cui gli scontri si svolgono. Nel dicembre 2020, l’ONU ha dichiarato che la guerra aveva causato oltre 200.000 morti, di cui più di 100.000 per cause indirette, come la fame o la mancanza di servizi di base. L’Armed Conflict Location & Event Data Project, o ACLED, che raccoglie dati sui conflitti a livello internazionale, ha affermato che la guerra ha ucciso circa 144.620 persone tra il 2015 e oggi.

Tra i bombardamenti indagati c’è un attacco, commesso il 30 dicembre 2020, contro l’aeroporto internazionale di Aden, che ha ucciso almeno 26 persone pochi istanti dopo l’arrivo di un aereo che trasportava i membri del nuovo governo unitario. Gli esperti delle Nazioni Unite ritengono che l’attacco possa essere attribuito in modo abbastanza verosimile ai razzi lanciati dagli Houthi. L’annuncio del nuovo governo rappresentava, al tempo, “lo sviluppo più rilevante” della crisi yemenita. Formare un esecutivo, equamente suddiviso tra Nord e Sud dello Yemen, era uno dei punti stabiliti dal cosiddetto accordo di Riad, siglato, il 5 novembre 2019, dal governo legittimo yemenita e dai gruppi separatisti rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC). 

La crisi yemenita è scoppiata a seguito del colpo di stato Houthi del 21 settembre 2014 e vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain.

Uno dei governatorati che continua a destare particolare preoccupazione è Ma’rib, ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord del Paese. Qui, dalla prima settimana di febbraio 2021, i ribelli hanno lanciato una violenta offensiva, tuttora in corso, volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che consentirebbe loro di completare i propri piani espansionistici. Al momento, però, non sono stati registrati risultati significativi, mentre il peggioramento della situazione umanitaria desta preoccupazione a livello internazionale. La sola città di Ma’rib, capoluogo dell’omonimo governatorato, ospita il 61% degli sfollati yemeniti ed è sede del più grande accampamento del governatorato, al-Jufina. Qui risiedono circa 10.000 famiglie, ovvero oltre 75.000 individui, per la maggior parte donne e bambini.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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