USA: pubblicato l’atteso rapporto dell’FBI sugli attacchi dell’11 settembre

Pubblicato il 12 settembre 2021 alle 10:11 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il Federal Bureau of Investigation (FBI) ha pubblicato un documento relativo al collegamento, esaminato dall’agenzia, tra i dirottatori degli attacchi dell’11 settembre 2001 e il governo saudita. Ad ogni modo, il rapporto non contiene prove conclusive sull’effettivo ruolo dell’Arabia Saudita nell’accaduto.

Il primo di una serie di documenti è stato diffuso nella tarda serata dell’11 settembre, a vent’anni di distanza dagli attacchi che provocarono la morte di circa 3.000 persone. Ciò è giunto dopo che il capo della Casa Bianca, Joe Biden, il 3 settembre, ha firmato un ordine esecutivo con cui è stato stabilito di desegretare tale documentazione, più volte richiesta dalle famiglie delle vittime. Quanto rilasciato sinora è un documento di 16 pagine, risalente al 2016, in cui sono riportati dettagli sulle indagini condotte per comprendere la portata del supporto logistico fornito da un funzionario consolare saudita e un sospetto agente dell’intelligence saudita a Los Angeles ad almeno due degli uomini che hanno dirottato gli aerei l’11 settembre 2001.

Nel documento si parla di un interrogatorio condotto nel novembre 2015 con un uomo saudita, identificato solo come PII, che chiedeva la cittadinanza americana. Egli lavorava presso il consolato dell’Arabia Saudita a Los Angeles e ha condiviso aneddoti sulle sue interazioni personali con le autorità della rappresentanza diplomatica. Il documento riassume anche i contatti intrapresi con persone che, secondo gli investigatori, avevano fornito “un supporto logistico significativo” a due dei dirottatori.

Tra i principali sospettati dell’FBI vi è Omar al-Bayoumi, ufficialmente uno studente saudita a Los Angeles. Per l’agenzia statunitense, invece, si tratta di un agente dell’intelligence del Regno del Golfo che avrebbe fornito “assistenza di viaggio, alloggio e finanziamenti” per aiutare due dirottatori, Khalid al-Mihdhar e Nawaf al-Hazmi. Nello specifico, si pensa che al-Bayoumi abbia aiutato due dei dirottatori a trovare e affittare un appartamento a San Diego, poco dopo il loro arrivo nel Sud della California. Tuttavia, l’uomo ha descritto il suo incontro al ristorante con al-Hazmi e al-Mihdhar, nel febbraio 2000, come “casuale”. L’FBI, da parte sua, ha tentato più volte, nel corso dell’interrogatorio, di comprendere se si trattasse di affermazioni vere o costruite in precedenza. Nel documento si fa riferimento anche a Fahad al-Thumairy, all’epoca diplomatico accreditato presso il consolato saudita di Los Angeles, e che, secondo gli investigatori, guidava una fazione “integralista” in moschea. Sia al-Bayoumi sia al-Thumairy hanno lasciato gli Stati Uniti settimane prima degli attacchi.

Alcuni membri della commissione investigatrice hanno creduto, nel corso degli anni, che se il governo saudita avesse effettivamente svolto un ruolo negli attentati, sarebbero stati funzionari consolari ad essere coinvolti. Tuttavia, il documento pubblicato sabato non ha fornito nuove prove conclusive sul coinvolgimento di Riad.

Le speculazioni sul possibile ruolo dell’Arabia Saudita sono aumentate anche a causa del rifiuto iniziale del governo statunitense di desegretare 28 pagine di un’inchiesta del Congresso risalente al 2002, in cui venivano esaminate le possibili connessioni tra il Regno e il “complotto terroristico”. Il documento, poi rilasciato nel 2016, riportava i dettagli di numerosi incontri sospetti tra funzionari sauditi e i dirottatori dell’11 settembre, oltre che di controlli effettuati dalle autorità del Regno agli agenti in contatto con i dirottatori, senza, però, trovare alcuna prova sul presunto finanziamento del governo saudita, in quanto istituzione, o di alti funzionari sauditi agli attacchi ideati da al-Qaeda.

Ad ogni modo, ciò che ha maggiormente alimentato speculazioni e fake news è il fatto che 15 dei 19 attentatori erano originari dell’Arabia Saudita. Anche Osama bin Laden, il leader di al-Qaeda all’epoca, proveniva da un’importante famiglia del Regno. Da parte loro, come ribadito anche l’8 settembre scorso, le autorità saudite hanno sempre respinto le accuse di coinvolgimento negli attentati dell’11 settembre. “L’Arabia Saudita conosce fin troppo bene il male che al-Qaeda, attraverso la sua ideologia e le sue azioni, rappresenta”, ha dichiarato l’ambasciata saudita negli USA, la quale ha accolto con favore la decisione di Biden di desegretare il rapporto dell’FBI. “Insieme agli Stati Uniti, il Regno non ha risparmiato sforzi nell’affrontare gli uomini, il denaro e la mentalità del terrorismo e dell’estremismo in tutte le sue forme”, è stato poi affermato, aggiungendo: “Come hanno rivelato indagini passate, non è mai emersa alcuna prova che indichi che il governo saudita o i suoi funzionari fossero a conoscenza dell’attacco terroristico o fossero in qualche modo coinvolti nella sua pianificazione o esecuzione”. Pertanto, Riad spera nella “completa desecretazione di qualsiasi documento” relativo agli attacchi, al fine ultimo di porre definitivamente fine alle “accuse infondate”.

Negli ultimi venti anni, le famiglie delle vittime dell’11 settembre hanno a lungo richiesto un’indagine più approfondita su qualsiasi possibile ruolo che il governo saudita ha svolto nell’attentato. In particolare, più di 1.600 persone, colpite dagli attacchi, hanno inviato una lettera al capo della Casa Bianca, chiedendogli di astenersi dalla visita a Ground Zero per celebrare il ventennale dell’attentato, a meno che non avesse rilasciato le informazioni richieste. In tale lettera è stato messo in discussione il ruolo dell’Arabia Saudita, affermando che membri del governo saudita sono stati coinvolti nel “sostenere gli attacchi”. Poco dopo, Biden ha incaricato il Dipartimento di Giustizia e le agenzie federali di rilasciare i documenti declassificati nei prossimi sei mesi. La decisione è stata ben accolta dalle famiglie delle vittime, che hanno parlato di una mossa verso il raggiungimento di “verità e giustizia”. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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