Papa Francesco in Ungheria: una breve visita insolita

Pubblicato il 12 settembre 2021 alle 11:40 in Italia Ungheria

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Papa Francesco è giunto a Budapest, oggi, 12 settembre, per una visita definita “insolita”, vista la durata, che si crede possa mettere in luce le differenze con il primo ministro ungherese, Viktor Orban, considerato “nazionalista e anti-immigrati”.

Il pontefice, atterrato nell’aeroporto della capitale magiara nelle prime ore di domenica 12 settembre, è stato accolto dal vice primo ministro, Zsolt Semjen, e ha successivamente tenuto colloqui con il premier Orban e il presidente della Repubblica d’Ungheria, Janos Ader. Stando a quanto riportato dalla Sala stampa vaticana, l’incontro è durato circa 40 minuti, mentre, in totale, il soggiorno a Budapest dovrebbe durare sette ore. La visita ha incluso meeting con i vescovi d’Ungheria e il Consiglio ecumenico delle Chiese con le comunità ebraiche, oltre a una messa conclusiva del 52esimo Congresso eucaristico internazionale. Il tutto si colloca nel quadro di un viaggio apostolico che porterà Papa Francesco anche in Slovacchia, visitando, in totale, quattro città fino al 15 settembre prossimo. Incontrando il Consiglio ecumenico delle Chiese e alcune Comunità ebraiche dell’Ungheria, il pontefice ha esortato a promuovere la “educazione alla fraternità”, con l’obiettivo di frenare “i rigurgiti di odio”. “Penso alla minaccia dell’antisemitismo, che ancora serpeggia in Europa e altrove. È una miccia che va spenta”, ha dichiarato il Papa, aggiungendo: “Il miglior modo per disinnescarla è lavorare in positivo insieme, è promuovere la fraternità”.

La brevità del soggiorno a Budapest ha spinto diplomatici e media a suggerire che il pontefice, al suo primo viaggio dopo l’intervento chirurgico di luglio, stia dando priorità alla Slovacchia, vista la sua contrapposizione con il premier ungherese su diverse questioni, migranti e relativa accoglienza in primis. Da un lato, Orban ha spesso definito il suo governo un difensore della comunità cristiana in Europa e un baluardo contro i flussi migratori dai Paesi a maggioranza musulmana. Dall’altro lato, Papa Francesco ha espresso solidarietà a migranti e rifugiati e ha spesso denunciato quella che vede come una rinascita di movimenti nazionalisti e populisti, invocando l’unità europea e criticando quei Paesi che cercano di risolvere la crisi migratoria con azioni unilaterali o isolazioniste.

In tale quadro, il Rev. Kornel Fabry, segretario generale della Conferenza eucaristica, ha riferito che la maggioranza degli ungheresi sostiene le politiche migratorie di Orban e il principio secondo cui “non si dovrebbero portare i problemi in Europa” ma fornire assistenza laddove questi sorgono. Ad ogni modo, l’ambasciatore dell’Ungheria presso la Santa Sede, Eduard Habsburg, ha definito la visita del pontefice del 12 settembre “un grande regalo per il popolo ungherese e un segno di stima”.

Risale al 17 dicembre la decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea con cui questa ha stabilito che l’Ungheria ha infranto le leggi dell’UE sulla protezione dei migranti e dei rifugiati, negando loro il diritto di richiedere asilo e deportandoli con la forza verso il confine serbo. Ciò è giunto dopo che, durante l’apice della crisi migratoria, Orban aveva ordinato la chiusura del confine meridionale dell’Ungheria, bloccando il percorso verso l’Unione per centinaia di migliaia di migranti e intrappolando le persone nelle cosiddette zone di transito lungo la frontiera, fino a maggio del 2020. In generale, il primo ministro ungherese ha costruito gran parte della sua politica intorno alle posizioni anti-immigrazione.

Quanto al ruolo svolto dalla Chiesa ungherese nel Paese, l’ambasciatore Habsburg ha riferito che la Chiesa cattolica, le altre Chiese e le comunità religiose godono di “grande visibilità” nella scena pubblica, in quanto “sono accettate e partecipano attivamente nella vita quotidiana dell’Ungheria”. Stando ai dati ricavati da un censimento condotto nel 2011, circa il 39% degli ungheresi si è dichiarato cattolico romano, mentre il 13% si è dichiarato protestante, luterano o calvinista, un ramo protestante a cui Orban è affiliato. Parallelamente, secondo un sondaggio del 2018 del Pew Research Center, solo il 14% degli ungheresi ha affermato che la religione è una parte rilevante della propria vita e il 17% ha dichiarato di frequentare le funzioni religiose almeno una volta al mese.

Nonostante ciò, le chiese registrate sono state i principali beneficiari del sostegno statale da quando Orban è tornato al potere nel 2010. Secondo le stime del sito web aziendale G7, i contributi alle chiese dal bilancio centrale dell’Ungheria sono passati da circa 117 milioni di dollari nel 2009 a più di 588 milioni in 2016. Inoltre, dal 2010, sono stati costruiti o restaurati circa 3.000 luoghi di culto utilizzando fondi pubblici. Tale mossa fa parte degli sforzi profusi dal governo di Orban per promuovere quella che è stata definita “democrazia cristiana”, un’alternativa al governo liberale di cui è spesso critico.

Il premier è stato spesso criticato anche per le politiche adottate di recente che si pensa minino i diritti delle persone LGBT, tra cui una legge, approvata a giugno, che vieta la rappresentazione dell’omosessualità o di transgender nei media utilizzati dai minori. Alla luce di ciò, il ramo esecutivo dell’Unione Europea ha avviato due procedimenti legali separati contro il governo ungherese per quelle che ha definito violazioni dei diritti LGBT. Da parte sua, l’esecutivo di Budapest sostiene che le misure, allegate a una legge che consente pene più severe per la pedofilia, mirano solo a proteggere i bambini.

La Chiesa cattolica romana, che in passato ha dovuto proteggere i minori da “predatori sacerdotali”, sostiene che gli atti omosessuali sono “intrinsecamente disordinati” e Papa Francesco ha recentemente autorizzato una dichiarazione in cui afferma che i preti non possono benedire le unioni omosessuali. Tuttavia, il pontefice ha esortato la Chiesa ad appoggiare la comunità LGBT e ha sostenuto le unioni civili quando era arcivescovo di Buenos Aires, il che l’ha reso un Papa più “accogliente” nei confronti degli omosessuali rispetto ai suoi predecessori. Motivo per cui, alcuni hanno accolto con favore la visita di papa Francesco in Ungheria, per quanto breve, nella speranza che possa lanciare un messaggio di incoraggiamento verso coloro che hanno ancora pregiudizi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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