Iran: nuova intesa con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica

Pubblicato il 12 settembre 2021 alle 16:45 in Iran Medio Oriente

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L’Iran e l’Agenzia Internazionale per l’Energia atomica (AIEA) hanno raggiunto un accordo, domenica 12 settembre, relativo alla manutenzione delle apparecchiature di sorveglianza dell’agenzia. In tal modo, è stata scongiurata una crisi che avrebbe rischiato di compromettere gli sforzi profusi sinora per rilanciare l’accordo sul nucleare iraniano, altresì noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA).

In un comunicato congiunto rilasciato oggi, 12 settembre, il vicepresidente e capo dell’Organizzazione per l’energia atomica dell’Iran (AEOI), Mohammad Eslami, e il Direttore generale dell’AIEA, Rafael Grossi, hanno riferito di aver tenuto un incontro durante il quale entrambe le parti hanno riaffermato “lo spirito di collaborazione e fiducia reciproca” e hanno messo in luce la necessità di far fronte alle problematiche più rilevanti in una “atmosfera costruttiva” e in modo “tecnico”. Al contempo, le due organizzazioni si sono dette concordi a mantenere aperti i canali di dialogo e interazione, il che implica nuovi incontri, tra cui una futura visita a Teheran da parte di Grossi, per tenere “consultazioni di alto livello” con il governo iraniano. Infine, gli ispettori dell’AIEA potranno ora “riparare le apparecchiature identificate e sostituire i loro supporti di memorizzazione, che saranno tenuti sotto il sigillo congiunto dell’AIEA e dell’AEOI nella Repubblica islamica dell’Iran”. “I modi e i tempi sono concordati dalle due parti”, è stato specificato.

L’accesso per le attività di manutenzione era stato limitato da parte di Teheran, dal 23 febbraio, e l’AIEA temeva di perdere i dati raccolti sinora se la capacità di registrazione delle telecamere fosse esaurita. Queste, a detta dell’organizzazione, necessitano di manutenzione ogni tre mesi circa. Come affermato dall’Agenzia internazionale, in realtà sono due le questioni principali su cui ci si aspetta una risposta da parte iraniana. La prima riguarda il ritrovamento di particelle di uranio in siti non dichiarati. La seconda, invece, l’accesso alle apparecchiature di monitoraggio in modo da poter continuare a tenere traccia del programma nucleare iraniano, come stabilito nell’accordo siglato nel 2015. Alla luce di ciò, il primo ministro israeliano, Naftali Bennett, il 12 settembre, ha sottolineato come tali questioni siano la prova che l’Iran sta avanzando senza ostacoli con il suo programma nucleare, il che potrebbe consentirgli di produrre altresì armi.

Tuttavia, sebbene la prima questione sia tuttora irrisolta, con l’incontro di oggi è stato fatto un passo avanti, che consentirà all’AIEA di sostituire le schede di memoria delle telecamere dell’agenzia. La nuova decisione giunge mentre si è in attesa della ripresa dei negoziati sul JCPOA, interrotti, il 17 luglio, poco prima dell’insediamento del nuovo presidente iraniano, Ebrahim Raisi. Al contempo, per la prossima settimana, è prevista una riunione del Consiglio dei governatori dell’Agenzia, provenienti da 35 nazioni, durante la quale le potenze occidentali potrebbero decidere di esercitare ulteriori pressioni su Teheran, seppur rischiando di rallentare la ripresa dei negoziati. Dal canto suo, il presidente Raisi, il 4 settembre, ha affermato che il proprio Paese è pronto a tenere colloqui per rilanciare il JCPOA, ma non accetterà pressioni occidentali. Teheran, è stato specificato, sta cercando negoziati che portino alla revoca delle sanzioni statunitensi.

I colloqui di Vienna avevano avuto inizio il 6 aprile e, nonostante l’ottimismo espresso da più parti nel corso dei successivi round, non hanno portato ad alcun risultato significativo. Ai meeting hanno partecipato, all’interno di una “Commissione mista”, delegati di Iran, Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito. Anche una delegazione degli USA si è recata a Vienna, ma non ha preso parte all’incontro con gli altri Paesi, in quanto Teheran si è rifiutata di negoziare in modo diretto con Washington fino a una completa rimozione delle sanzioni. Pertanto, sono stati gli altri Paesi a fare da spola tra le delegazioni iraniana e statunitense, nel quadro di colloqui indiretti.

Il Joint Comprehensive Plan of Action è stato firmato durante l’amministrazione di Barack Obama, il 14 luglio 2015, a Vienna, da parte di Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea. Questo prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani. L’8 maggio 2018, durante la presidenza di Donald Trump, Washington si è ritirata unilateralmente dall’accordo, imponendo nuove sanzioni contro Teheran che hanno, da un lato, aggravato le condizioni economiche del Paese mediorientale, e, dall’altro lato, acuito le tensioni tra Iran e Stati Uniti. 

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, sembra essere disposto a rilanciare l’accordo, ma, nel corso degli ultimi mesi, ha più volte ribadito come sia necessario dapprima che l’Iran rispetti il patto del 2015 per riprendere gli sforzi diplomatici. Le figure politiche di spicco dell’Iran concordano, invece, sul fatto che Teheran debba cercare di porre fine al regime di sanzioni statunitensi. Pertanto, le due parti sono rimaste bloccate in una situazione di stallo, in cui ciascuna ha aspettato che fosse l’altra ad agire per prima.

In tale quadro, l’ultraconservatore Ebrahim Raisi ha più volte incolpato il suo predecessore, Hassan Rouhani, del fallimento dell’accordo, negoziato ed entrato in vigore sotto la sua guida. Rouhani aveva ripetutamente promesso che sarebbe riuscito a convincere gli Stati Uniti a revocare le sanzioni prima della fine del suo mandato, ma, il 14 luglio, ha ammesso che ciò non sarebbe stato possibile, considerato che i negoziati non si sarebbero conclusi prima della fine del suo mandato. Ad ogni modo, l’ultima decisione politica in Iran spetta al leader supremo, l’ayatollah Ali Khamenei, che ha dato il via libera sia all’accordo nucleare originale sia agli sforzi per rilanciarlo.
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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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