Pechino vuole l’aiuto di Canberra per entrare nel CPTPP

Pubblicato il 10 settembre 2021 alle 13:15 in Australia Cina

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La Cina sta facendo pressioni sul governo australiano per ottenere il sostegno di Canberra per l’adesione cinese al Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP), nonostante le tensioni in corso tra i due Paesi.

L’ambasciata di Pechino a Canberra ha avanzato questa proposta in un documento presentato al Parlamento australiano nel quale ha affermato che l’adesione della Cina al CPTPP produrrebbe grandi benefici economici. L’ambasciata ha poi specificato che: “La Cina è impegnata a costruire una comunità con un futuro condiviso per l’umanità ed è pronta a lavorare insieme a tutte le altre parti per promuovere la globalizzazione e l’integrazione economica regionale”. L’ambasciata cinese e ha dichiarato che le economie della Cina e dell’Australia hanno un grande potenziale di cooperazione ha affermato che l’accordo di libero scambio Cina-Australia (CAFTA), firmato nel 2015 ha promosso il rapido sviluppo delle relazioni tra i due Paesi, introdotto un meccanismo di risoluzione delle controversie ed eliminato il 95% delle tariffe nel 2020.

Da quando 11 Paesi, tra cui l’Australia, hanno firmato il CPTPP nel 2018, Regno Unito, Cina, Taiwan e Thailandia hanno espresso interesse ad aderire all’accordo. La Cina ha contattato Australia, Malesia, Nuova Zelanda per colloqui tecnici sui dettagli del CPTPP. Il patto era stato originariamente concepito dall’ex presidente degli USA Barack Obama come un blocco economico per bilanciare il crescente potere di Pechino. Tuttavia, il suo successore, Donald Trump, aveva ritirato Washington dall’intesa.

Parallelamente alle dichiarazioni dell’ambasciata cinese a Canberra, il ministro delle Finanze australiano, Josh Frydenberg, ha dichiarato che l’Australia deve diversificare la propria economia e ridurre la dipendenza dalla Cina, il suo principale partner commerciale. Frydenberg ha detto in un discorso a Canberra il 6 settembre: “Non è un segreto che la Cina abbia recentemente cercato di prendere di mira l’economia australiana”.

I rapporti commerciali tra la Cina e l’Australia avevano assistito ad un progressivo deterioramento a partire dal 13 febbraio 2020, quando, la Commissione antidumping australiana aveva valutato una possibile proroga dei dazi antidumping su alcuni prodotti cinesi e aveva avviato indagini sulle loro vendite, giungendo alla decisione finale di prorogare i dazi, il 28 febbraio successivo. A tale episodio sono seguite una serie di altre indagini su diversi prodotti provenienti dalla Cina che si sono concluse con il mantenimento di dazi su più beni cinesi. Da parte sua, dall’11 maggio 2020, la Cina aveva quindi bloccato le importazioni di carne da quattro grandi mattatoi australiani per problemi di etichettatura, provocando un notevole danno al settore. Da allora, Pechino ha bloccato importazioni o scoraggiato l’acquisto di più prodotti australiani come cereali, carbone termico, coke, cotone, legname, alcolici e crostacei.

Tale situazione, ha portato Canberra a decidere di revocare la partecipazione dello Stato australiano di Victoria al progetto delle Nuove Vie della Seta, promosso da Pechino a partire dal 2013, in quanto non in linea con la politica estera australiana, il 21 aprile scorso. Successivamente, il 6 maggio, la Cina aveva annunciato la sospensione a tempo indefinito di tutte le attività previste dal meccanismo del dialogo economico strategico Cina-Australia.

Parallelamente alle tensioni commerciali, a livello politico, il 21 aprile 2020, il primo ministro australiano, Scott Morrison, aveva richiesto un’indagine indipendente sulle origini della pandemia di coronavirus all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), insieme ad altri leader mondiali, provocando lo scontento della Cina. Oltre a questo, Canberra aveva sospeso l’accordo di estradizione con Hong Kong e aveva esteso i visti per circa 10.000 abitanti della città che si trovano già in Australia, a causa della nuova legge per la sicurezza nazionale imposta da Pechino sull’isola il 30 giugno 2020. L’Australia è poi andata contro a Pechino nel dibattito internazionale sulle questioni relative alle dispute nel Mar Cinese Meridionale e al trattamento delle minoranze etniche, primi fra tutti gli uiguri, nello Xinjiang.

Nonostante le tensioni, la Cina resta il primo partner commerciale dell’Australia. Da marzo 2020 a marzo 2021, le esportazioni australiane verso la Cina hanno raggiunto il valore di 149 miliardi di dollari, diminuendo dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Il dato è stato sostenuto da fattori quali l’aumento dei prezzi dei minerali ferrosi che sono il primo bene d’esportazione dall’Australia alla Cina.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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