Myanmar: scontri tra militari e ribelli, almeno 10 morti

Pubblicato il 10 settembre 2021 alle 15:29 in Asia Myanmar

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La giunta militare al potere in Myanmar ha reso noto che i soldati dell’Esercito hanno ucciso diversi membri della Forza di difesa del popolo, ovvero il braccio armato del governo di unità nazionale (GUN) che si oppone ai militari, il 10 settembre. Alcuni residenti e media locali hanno segnalato almeno 10 morti.

Il portavoce dell’Esercito, Zaw Min Tun, ha detto a People Media, citata da Straits Times, che i militari sono stati attaccati con armi di piccolo calibro e pistole artigianali mentre entravano nel villaggio di Myin Thar, nella regione occidentale di Magway, il 9 settembre. I soldati, che stavano cercando membri locali della Forza di difesa del popolo, avrebbero ucciso un numero non specificato di combattenti e sequestrato 23 pistole. Dopo lo scontro, i soldati hanno poi dato fuoco a diverse case.

Un residente di Myin Thar rimasto anonimo ha affermato che più di 10 persone del suo villaggio sarebbero state colpite e uccise. I media locali hanno poi riferito che tra 10 e 15 persone del posto sono morte negli scontri. Un residente del vicino villaggio di Thar Lin ha invece reso noto che i locali sono fuggiti al rumore dei combattimenti e si sono rifugiati in un monastero locale o nella giungla.

Ad oggi, gli scontri che hanno coinvolto milizie civili e militari sono stati in gran parte limitati alle aree rurali, ma, il 22 giugno, almeno sei persone sono morte in uno scontro a fuoco nella seconda città del Paese, Mandalay. In alcune zone, la popolazione ha formato spontaneamente con armi spesso autoprodotte “forze di difesa” per contrattaccare i militari.

Il Myanmar versa in una situazione di crisi interna da quando l’Esercito  ha preso il potere il primo febbraio scorso, dopo aver arrestato, nella stessa giornata, la leader del governo civile che è stato rovesciato, Aung San Suu Kyi, l’allora presidente, Win Myint, e altre figure di primo piano dell’esecutivo. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali avvenute durante le elezioni dello scorso 8 novembre che avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega nazionale per la Democrazia (NDL), il partito allora al governo con a capo Aung San Suu Kyi. Tali votazioni sono state annullate e l’Esercito ha promesso nuove elezioni entro agosto 2023. Intanto, il primo agosto, è stato nominato un nuovo governo provvisorio di cui Min Aung Hlaing è primo ministro e che ha sostituito il Consiglio di amministrazione di Stato che aveva fino ad allora guidato il Paese effettuando un passaggio da un consiglio militare ad un governo transitorio.

Dal primo febbraio scorso, il Myanmar ha assisto a sconvolgimenti interni su più fronti. In primo luogo, dal 6 febbraio, sono nati sia un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, sia proteste della popolazione, che l’Esercito ha represso con la violenza. Sarebbero oltre 1.000 le persone morte negli scontri. In secondo luogo, l’Esercito ha ripreso a combattere contro diverse milizie etniche presenti da decenni in Myanmar, le quali si sono avvicinate ai manifestanti fornendo loro anche addestramento militare. I combattimenti nelle aree periferiche del Paese stanno generando centinaia di migliaia di sfollati e si teme per la loro dispersione anche oltre ai confini birmani. Infine, il 16 aprile scorso, più membri del Parlamento birmano deposti, alcuni leader delle proteste e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito un governo di unità nazionale (GUN), che, dal 5 maggio scorso, ha un corpo armato noto come Forza di difesa del popolo. Il GUN e le sue milizie sono stati classificati come un gruppo terroristico l’8 maggio scorso.

Il 7 settembre, il presidente ad interim del GUN, Duwa Lashi La, ha affermato che il suo governo sta dichiarando lo stato di emergenza e ha lanciato una “guerra difensiva”. Duwa Lashi La ha chiesto una “rivolta contro “il governo dei terroristi militari guidati da Min Aung Hlaing in ogni angolo del Paese”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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