Libano: firmato il decreto per il nuovo governo Mikati

Pubblicato il 10 settembre 2021 alle 16:14 in Libano Medio Oriente

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Il 10 settembre, il premier designato, Najib Mikati, musulmano sunnita, e il presidente Michel Aoun, cristiano maronita, hanno firmato un decreto che istituisce il nuovo governo libanese alla presenza del presidente del Parlamento, Nabih Berri, di fede islamica sciita. 

Mikati ha tenuto un discorso commosso, trasmesso dalle televisioni libanesi, e ha sottolineato i gravi problemi che il Paese deve affrontare. Secondo l’agenzia di stampa Reuters, la svolta arriva a seguito delle pressioni esercitate dalla Francia per convincere alcuni leader del Libano ad accordarsi su un governo e ad avviare le riforme, dopo la catastrofica esplosione del porto di Beirut del 4 agosto 2020. Al momento, non c’è stato nessun commento da parte del Ministero degli Esteri francese.

Il nuovo premier Mikati ha affermato che la politica divisiva deve essere messa da parte, sottolineando che un rappresentante non può andare a parlare con il Fondo Monetario Internazionale per poi incontrare opposizione e scontri in patria. Si è impegnato a cercare sostegno dai Paesi arabi, alcuni dei quali hanno evitato il Libano a causa della vasta influenza esercitata a Beirut dal gruppo islamista sciita Hezbollah, pesantemente armato e appoggiato dall’Iran. Inoltre, il primo ministro del nuovo governo ha confermato che le elezioni parlamentari, previste per la prossima primavera, si svolgeranno nei temi previsti. 

Mikati ha aggiunto che il Paese non può più permettersi di sovvenzionare beni come il carburante importato, poiché non ci sono le riserve di valuta forte per tale sostegno. Affrontando il tema delle innumerevoli difficoltà quotidiane a cui il popolo libanese deve fare fronte, ha parlato di madri che sono state costrette a ridurre il latte da dare ai loro figli e la scarsità di beni di prima necessità o l’indisponibilità economica per acquistarli. “Se il figlio maggiore di una madre lascia il Paese e lei ha le lacrime agli occhi, non può comprare una pillola di Panadol”, ha affermato, riferendosi alla carenza di medicinali.

Come il gabinetto uscente del primo ministro Hassan Diab, il nuovo esecutivo comprende ministri con competenze tecniche che non sono politici di spicco ma sono comunque stati nominati dai principali partiti. Youssef Khalil, un alto funzionario della Banca Centrale e assistente del governatore Riad Salameh, è stato nominato ministro delle Finanze. Il movimento islamista sciita armato Hezbollah, alleato politico di Aoun, considerato un gruppo terroristico dagli Stati Uniti, ha nominato 2 dei 24 ministri. I nomi dei nuovi rappresentanti non sono ancora stati resi noti. 

La Costituzione libanese prevede un sistema di condivisione confessionale del potere, il quale impone che i ruoli istituzionali siano assegnati a personalità appartenenti alle diverse religioni e che ogni comunità abbia una propria quota di seggi riservata in Parlamento. Le tre maggiori cariche dello Stato vengono ripartite tra le tre confessioni più numerose ovvero i cristiani maroniti, che esprimono il presidente, i musulmani sunniti, che esprimono il primo ministro, e i musulmani sciiti, che esprimono il presidente del Parlamento. 

Mikati è un imprenditore di 65 anni, di fede islamica sunnita, proveniente dalla città settentrionale di Tripoli. Insieme al fratello Taha, Nagib ha fondato la società finanziaria internazionale M1 Group. Oltre ad essere tra le sei persone più ricche del Libano, i due si trovano alla posizione numero 377 in una lista che include 1226 miliardari di tutto il mondo, con un patrimonio pari a circa 3 miliardi di dollari ciascuno. Nel 2019, i fratelli Mikati hanno fatto fronte ad accuse di speculazione illecita attraverso mutui edilizi. Tuttavia, per Taha e Nagib si trattava di una causa con motivazioni politiche.

Il nuovo premier è stato già primo ministro per due volte in passato, oltre che ministro dei Trasporti e dei Lavori pubblici. Tuttavia, il primo ministro designato fa parte di quella classe politica accusata di aver condotto il Libano verso la crisi attuale. Inoltre, Mikati deve far fronte all’opposizione del blocco cristiano, compresa quella del Movimento Patriottico Libero, partito fondato dal presidente Aoun e guidato dal genero Gebran Bassil. Quest’ultimo, il quale guida la maggiore alleanza cristiana in Parlamento, non ha nominato alcun candidato nel corso delle consultazioni vincolanti del 26 luglio. Tuttavia, Bassil si era detto disposto a lavorare con Mikati per favorire la formazione di un nuovo gabinetto. 

Infine, è importante ricordare che Mikati ha manifestato l’intenzione di dare priorità alla cosidetta realizzazione della “iniziativa francese”. Quest’ultima era stata proposta dal capo dell’Eliseo, Emmanuel Macron, all’indomani dell’incidente del 4 agosto 2020 al porto di Beirut, e prevede la formazione di un governo di specialisti, lontani da qualsiasi alleanza politica, in grado di porre in essere le riforme economiche e finanziarie di cui il Libano necessita, in un momento così delicato per l’equilibrio economico e sociale del Paese. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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