Libano: atteso l’annuncio del nuovo governo

Pubblicato il 10 settembre 2021 alle 13:12 in Libano Medio Oriente

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Il nuovo governo del Libano sarà annunciato venerdì 10 settembre, secondo quanto ha riferito il primo ministro designato, Najib Mikati. La svolta arriva dopo mesi di stallo politico e durante una crisi monetaria ed economica sempre più pressante. 

Mikati ha riferito all’agenzia di stampa Lebanon24 che si sarebbe recato dal presidente Michel Aoun, il capo di Stato cristiano maronita, e il governo sarebbe stato annunciato nel pomeriggio del 10 settembre. La presidenza ha confermato con un post su Twitter che Mikati avrebbe incontrato Aoun, ma senza specificare se sia stato raggiunto o meno un accordo. Altre fonti hanno informato l’agenzia di stampa Reuters che Youssef Khalil, un alto funzionario della Banca Centrale e assistente del governatore Riad Salameh, potrebbe essere nominato ministro delle Finanze nel nuovo governo. Come il gabinetto uscente del primo ministro Hassan Diab, il nuovo esecutivo dovrebbe comprendere ministri con competenze tecniche che non sono politici di spicco, ma sono stati comunque accettati dai principali partiti libanesi.

Una fonte ufficiale ha poi aggiunto che la formazione del governo che Mikati avrebbe presentato ad Aoun era promettente. Altre fonti politiche hanno riferito che ci sono stati intensi contatti durante la notte per cercare di raggiungere un accordo. L’annuncio dell’esecutivo dovrebbe aprire la strada a una ripresa dei colloqui con il Fondo Monetario Internazionale sulla crisi che ha indebolito la valuta di circa il 90% dal 2019 e ha costretto tre quarti della popolazione alla povertà. La situazione in costante deterioramento è peggiorata precipitosamente ad agosto, quando la banca centrale ha annunciato che non poteva più finanziare le importazioni di carburante a tassi di cambio fortemente agevolati.

La crisi, giunta al culmine alla fine del 2019, deriva da decenni di corruzione nello Stato e finanziamenti insostenibili. Dopo le dimissioni del premier Hassan Diab, il 22 ottobre 2020, Saad Hariri era riuscito a essere nominato primo ministro per la quarta volta dal 14 febbraio 2005. Da allora, si sono tenuti diversi colloqui tra il premier designato e il presidente Aoun, rivelatisi inconcludenti. L’ultima squadra proposta da Hariri, il 14 luglio 2021, si componeva di 24 ministri specialisti tecnocrati, lontani da qualsiasi alleanza politica, in linea con la cosiddetta “iniziativa francese”. Tale proposta era stata avanzata dal presidente Emmanuel Macron all’indomani dell’esplosione che, il 4 agosto 2020, ha colpito il porto di Beirut. Tuttavia, questa possibilità non è stata accolta dal capo di Stato.

Infine, il 26 luglio, sono terminate le consultazioni sulla possibilità di nominare l’ex premier, Nagib Mikati, a capo del nuovo esecutivo di Beirut. L’uomo ha ricevuto un ampio supporto, anche da parte del partito sciita Hezbollah. Mikati ha ottenuto l’approvazione di 72 deputati su un totale di 118, e il presidente libanese, Michel Aoun, lo ha nominato quale nuovo premier designato del Paese. Il 25 luglio, i leader politici sunniti avevano già espresso il proprio sostegno alla nomina di Mikati. Tra questi, c’era anche Saad Hariri. Tra le altre personalità che si sono mostrate favorevoli alla scelta di Mikati vi sono anche il presidente del Parlamento, Nabih Berri, capo del partito sciita Amal, e l’alleato Hezbollah, uno dei maggiori attori dell’arena politica libanese, che, invece, si era astenuto alle ultime consultazioni relative a Saad Hariri. 

Mikati è un imprenditore di 65 anni, proveniente dalla città libanese settentrionale di Tripoli. Egli è stato premier per due volte in passato, dopo essere stato ministro dei Trasporti e dei Lavori pubblici. La prima, nel 2005, a seguito dell’uccisione di Rafiq Hariri, quando ha guidato un governo tecnico, e poi nel 2011, quando è stato nominato premier dopo la caduta dell’esecutivo di Saad Hariri. Le sue dimissioni risalgono al 22 marzo 2013, data in cui Mikati affermò di non aver raggiunto un accordo in seno al governo, per l’approvazione di una commissione che monitorasse le elezioni politiche previste per il mese di giugno. Poi, egli si è posto alla guida del partito centrista Azm Movement, per cui è uno dei tre deputati in Parlamento.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, il tasso di povertà in Libano è salito nel 2020 al 55%, dopo essere aumentato del 28% nel 2019. La percentuale di libanesi che vivono in condizioni di povertà estrema, invece, è passata dall’8 al 23%. Secondo sondaggi condotti alla fine del 2020 dal World Food Program, il 41% della popolazione accede con difficoltà a risorse alimentari e di prima necessità. Anche in ambito sanitario, il 36% dei libanesi non riesce a usufruire facilmente dell’assistenza sanitaria necessaria, una percentuale in crescita, se si considera che tra luglio e agosto questa era pari al 25%. Non da ultimo, il tasso di disoccupazione è aumentato dal 28% di febbraio 2020 a quasi il 40% riportato a novembre-dicembre dello stesso anno.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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