La Germania riapre la sua ambasciata in Libia

Pubblicato il 10 settembre 2021 alle 18:13 in Germania Libia

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Il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, è stato, giovedì 9 settembre, a Tripoli, capitale della Libia, per presiedere alla riapertura dell’ambasciata tedesca nel Paese. “Le ex fazioni libiche in conflitto si sono rese conto che non può esserci una soluzione violenta per la loro nazione”, ha affermato Maas, aggiungendo: “La comunità internazionale e le Nazioni Unite hanno utilizzato la diplomazia per aiutare ad aprire la porta a un futuro migliore per la Libia”.

La Germania aveva evacuato i suoi diplomatici dalla Libia nel 2014, durante lo scoppio della guerra civile. Il cessate il fuoco concordato lo scorso ottobre tra il Governo di Accordo Nazionale (GNA) e l’Esercito nazionale libico (LNA) ha spianato la strada all’insediamento di un governo unitario di transizione, a marzo, che dovrebbe portare il Paese verso le elezioni, a fine dicembre. Anche altre nazioni europee che avevano chiuso le loro ambasciate durante il conflitto civile sono tornate in Libia, dopo l’insediamento del nuovo governo. La Francia ha riaperto la sua ambasciata a marzo, seguita dalla Spagna, a giugno.

La ripresa delle normali relazioni diplomatiche tra la Libia e la Germania arriva in un momento cruciale per il Paese nordafricano. Il più ampio processo di riconciliazione nazionale ha avuto inizio con l’accordo di cessate il fuoco, raggiunto a Ginevra, il 23 ottobre 2020, nel corso del meeting del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo composto da membri di entrambe le parti belligeranti, l’LNA e il governo di Tripoli. La prima trattativa per lo scambio di prigionieri aveva avuto luogo il 25 dicembre 2020, ed aveva coinvolto 18 prigionieri, tornati alle forze del GNA in cambio della liberazione di 33 prigionieri delle milizie di Haftar.

Lo scambio dei prigionieri è uno dei punti previsto dall’accordo di cessate il fuoco del 23 ottobre 2020. Il patto prevede, tra i diversi punti, la cessazione delle ostilità presso i fronti di combattimento libici, l’allontanamento di forze e mercenari stranieri entro 90 giorni dalla firma dell’intesa e lo scambio di prigionieri tra le parti belligeranti. Ad oggi, è il secondo punto a non aver trovato ancora una piena attuazione. Al contempo, scambiare detenuti è stato spesso visto come uno dei dossier più complessi, considerato che nessuna delle due parti belligeranti è a conoscenza del numero esatto di prigionieri detenuti dal rispettivo avversario, a causa dell’assenza di procedure di documentazione.

Tuttavia, quanto accaduto si colloca nel cammino della Libia verso la transizione democratica auspicata e verso la fine definitiva della perdurante crisi, scoppiata il 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Dopo il cessate il fuoco annunciato il 21 agosto 2020 dal premier del precedente governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj, e dal presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, il 23 ottobre le delegazioni del Governo di Accordo Nazionale e dell’Esercito Nazionale Libico si sono ufficialmente impegnate a garantire una tregua permanente nel Paese, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Ciò ha dato nuovo slancio a una mobilitazione politica che ha visto attori libici riunirsi in diverse sessioni di dialogo. Tra queste, quelle del Forum di Dialogo politico, che hanno portato, il 5 febbraio scorso, alla nomina di nuove autorità esecutive temporanee, il governo di unità nazionale, guidato da Abdul Hamid Dbeibah, e il Consiglio presidenziale, con a capo Mohammed al-Menfi e i suoi due vice. L’obiettivo è garantire l’organizzazione di elezioni presidenziali e legislative per il 24 dicembre 2021.

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Chiara Gentili

di Redazione

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