Gli Stati Uniti e il Messico riprendono il dialogo economico per fermare la migrazione

Pubblicato il 10 settembre 2021 alle 9:52 in Messico USA e Canada

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Gli Stati Uniti e il Messico hanno ripreso, giovedì 9 settembre, il Dialogo Economico di Alto Livello (DEAN), meccanismo che era in pausa dal 2016 e con il quale entrambi i Paesi cercano sia di rafforzare le loro relazioni economiche e commerciali sia di rilanciare gli investimenti e l’occupazione in America Centrale.

A capo delle rispettive delegazioni c’erano la vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris, e il segretario alle relazioni estere, Marcelo Ebrard. Nel suo discorso di apertura, Harris ha descritto il dialogo come “un’opportunità per stringere” i legami e promuovere “obiettivi collettivi”. La vicepresidente ha chiarito che la “stabilità economica del Messico è nell’interesse degli Stati Uniti”, poiché 18 dei 50 Stati che compongono il suo Paese considerano la nazione vicina come prima o seconda destinazione di esportazione, il che significa un trasferimento di merci attraverso i suoi confini di 1.000 milioni di dollari al giorno.

Harris ha inoltre affermato che l’incontro è stato il risultato della sua visita in Messico, iniziata il 7 giugno, e delle “amplissime conversazioni” che ha avuto con il presidente dello Stato latino-americano, Andrés Manuel López Obrador.

L’8 giugno, la vicepresidente aveva riferito che López Obrador era un suo “partner” nell’affrontare la migrazione. I due avevano concordato di approfondire i legami economici e di investire per migliorare le condizioni in America Centrale. Harris aveva affermato che i colloqui con il presidente messicano erano stati “schietti”, avendo coperto argomenti attuali, tra cui la sicurezza, i vaccini e la gestione della pandemia. “Ha inizio una nuova era di relazioni bilaterali”, aveva sottolineato Harris.

López Obrador, da parte sua, aveva confermato che il suo Governo era molto interessato a mantenere buoni rapporti con Washington e aveva espresso la sua gratitudine alla vicepresidente per la cooperazione sulla vaccinazione contro il Covid-19.

Tra i temi che avevano costituito l’agenda dei leader e delle loro delegazioni spiccava la promozione della competitività economica regionale, nonché l’impegno per rafforzare una crescita economica equa e sostenibile dopo la pandemia. Gli USA avevano pertanto promesso 130 milioni di dollari per sostenere i diritti dei lavoratori messicani e 250 milioni di dollari in investimenti nel Sud del Paese.

Le parti avevano concordano sulla necessità di attaccare le cause alla base della povertà e della violenza per arginare la migrazione dal “Triangolo settentrionale” dell’America centrale, ovvero El Salvador, Guatemala e Honduras, e avevano deciso di istituire un gruppo operativo specializzato nella lotta al traffico di esseri umani in Messico, che avrebbe operato attraverso un sistema di intelligence con il fine di ricevere informazioni per identificarlo e interromperlo.

A proposito della migrazione irregolare, Ebrard aveva affermato, il 7 giugno, che la priorità è quella di concludere accordi per accelerare la crescita degli investimenti e del benessere sociale nel Messico meridionale, ma anche in Guatemala, Honduras ed El Salvador. In questo modo “l’immigrazione sarebbe facoltativa e non forzata dalla povertà e dall’insicurezza”, aveva aggiunto il cancelliere del Messico.

La visita della vicepresidente in Messico è parte della strategia del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che mira a intervenire alla radice sulle problematiche che alimentano i fenomeni migratori, incoraggiando le persone a restare nei propri Paesi d’origine.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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