Etiopia: il governo dichiara vittoria ad Afar, le forze del Tigray smentiscono

Pubblicato il 10 settembre 2021 alle 12:40 in Africa Etiopia

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Il governo centrale dell’Etiopia ha dichiarato che le forze ribelli del Tigray sono state sconfitte nella vicina regione di Afar e si sono ritirate dall’area. Le affermazioni di Addis Abeba, tuttavia, sono state respinte dal gruppo, che ha chiarito di aver semplicemente ridistribuito le truppe nella regione di Amhara, per condurre un’offensiva in quelle aree.

“Le forze del Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF) hanno lasciato Afar”, ha riferito ai giornalisti il portavoce del Ministero degli Esteri etiope, Dina Mufti, in una conferenza stampa nella capitale, giovedì 9 settembre. “Secondo informazioni militari, le forze sono state sconfitte e se ne sono andate”, ha aggiunto. Il portavoce dei tigrini, Getachew Reda, parlando al telefono con l’agenzia di stampa Reuters, ha negato le dichiarazioni secondo cui il ritiro sarebbe avvenuto come conseguenza di una disfatta militare. “Non siamo stati sconfitti. Non ci sono stati combattimenti ad Afar, quindi abbiamo spostato le truppe da lì verso gli altopiani nella vicina regione di Amhara”, ha specificato Reda. Le agenzie di stampa non sono ancora riuscite a verificare in maniera indipendente le due affermazioni. 

La portavoce del primo ministro Abiy Ahmed, Billene Seyoum, confermando di aver “sbaragliato” i ribelli del Tigray, ha riconosciuto che le milizie di Afar hanno collaborato strettamente con le truppe governative, infliggendo pesanti perdite alle forze tigrine. “La milizia Afar ha lavorato in stretta collaborazione con le forze di difesa nazionali e il TPLF ha subito molte perdite nelle ultime settimane”, ha detto Seyoum. Getachew ha contestato anche questa affermazione in una serie di post su Twitter. “Abiy&Co stanno cercando di far credere ai loro sostenitori che stanno facendo progressi nei campi di battaglia di Amhara e Afar: non è vero”, ha dichiarato. “Migliaia di persone vengono abbattute ogni giorno dalle nostre forze”, ha aggiunto, sottolineando che “i combattimenti nella regione di Amhara stanno procedendo in una maniera che non permetterà ad Abiy di trovare una via d’uscita”.

Il TPLF aveva iniziato ad intensificare la sua avanzata oltre i confini del Tigray verso la fine di luglio. Nelle prime settimane di agosto, i combattimenti si erano estesi agli Stati regionali limitrofi di Amhara e Afar, provocando lo sfollamento, ad oggi, di circa 450.000 persone, secondo i dati del governo. I recenti sviluppi avevano indicato che le forze del Tigray continuavano a ingaggiare combattimenti con le truppe delle regioni vicine, nonostante gli appelli della comunità internazionale a non espandere il conflitto nel resto del Paese. Secondo il governo di Addis Abeba, il TPLF aveva altresì tentato un’espansione più a Nord, lanciando un’operazione militare nella parte nordoccidentale del Paese, per cercare di accedere al Sudan.

Nelle regioni vicine al Tigray, i ribelli del TPLF sono stati accusati di esecuzioni sommarie e bombardamenti indiscriminati, crimini che il gruppo nega apertamente di aver commesso. I tigrini insistono sul fatto che lo scopo della loro offensiva sia quello di rispondere all’operazione dell’esercito federale, di rimuovere il blocco umanitario imposto al Tigray e di impedire alle forze filo-governative di raggrupparsi. Il premier Abiy ha respinto i primi appelli degli inviati di alto livello dell’Unione Africana che cercavano di favorire l’apertura di colloqui con i leader del Tigray, attenendosi alla sua posizione, secondo la quale il conflitto è un’operazione limitata per ripristinare “legge e ordine”. Giovedì 9 settembre, con un leggero segnale di apertura, Billene ha dichiarato che l’Etiopia valuterà le offerte dei Paesi vicini, che vogliono aiutare a promuovere una soluzione al conflitto. “Questi sforzi sono visti positivamente dal governo etiope, come un’espressione di buona volontà, e sono in fase di revisione”, ha affermato la portavoce di Abiy.

Le Nazioni Unite, gli Stati Uniti e altri attori internazionali stanno premendo per un cessate il fuoco immediato e per l’avvio di un percorso di colloqui che ponga fine alla guerra. Il conflitto, che va avanti ormai da quasi 10 mesi, ha provocato la morte di migliaia di persone e un aggravamento della situazione umanitaria. Circa 400.000 persone stanno vivendo in condizioni di carestia e il conflitto ha creato un flusso di oltre 53.000 rifugiati dalla fine del 2020. 

L’operazione dell’esercito federale etiope nella regione del Tigray era iniziata, il 4 novembre 2020, dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze governative a Dansha, con l’obiettivo di rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione. L’offensiva era stata dichiarata conclusa il 29 novembre 2020, con la conquista della capitale regionale, Mekelle. Tuttavia, i combattimenti sono continuati nella parte centrale e meridionale del Tigray. In tale quadro, anche l’Eritrea ha inviato i suoi uomini a sostegno delle forze di Abiy. 

I combattenti tigrini non si sono fermati e, qualche mese dopo, hanno ripreso il controllo di gran parte del territorio della regione settentrionale del Tigray, dopo aver riconquistato la capitale regionale, Mekelle. L’operazione militare del governo federale ha subito un duro colpo a causa della controffensiva tigrina e, nella serata del 28 giugno, l’esecutivo di Addis Abeba si è trovato costretto ad annunciare un cessate il fuoco unilaterale e immediato. La mossa ha segnato una pausa nel conflitto civile, che andava avanti da quasi otto mesi. Il TPLF, tuttavia, ha definito la tregua “uno scherzo” e i combattimenti non si sono ancora arrestati.

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Chiara Gentili

di Redazione

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