Cina: ultimi dati sull’indice dei prezzi al consumo

Pubblicato il 10 settembre 2021 alle 7:33 in Asia Cina

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L’Ufficio nazionale di statistica della Cina ha reso noto, il 9 settembre, che, nel mese di agosto 2021, che l’indice dei prezzi al consumo (CPI) ha avuto una crescita dello 0,8 % rispetto allo stesso periodo del 2020 e una diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto a luglio 2021. Nello stesso mese, i dati relativi all’indice dei prezzi alla produzione (PPI) è aumentato del 9,5%, con un aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al mese precedente.

All’interno del dato generale relativo al CPI, i prezzi dei prodotti alimentari sono diminuiti del 4,1% anno su anno, con il prezzo della carne suina che è diminuito del 44,9% anno su anno, mentre quelli dei beni non alimentari sono aumentati dell’1,9%. I prezzi dei beni di consumo sono aumentati dello 0,3% e i prezzi dei servizi sono aumentati dell’1,5%. In media da gennaio ad agosto, il CPI è aumentato dello 0,6% rispetto allo stesso periodo del 2020.

Rispetto al PPI, che ha subito un aumento del 9,5% anno su anno ad agosto 2021, l’aumento sarebbe stato influenzato dal forte aumento dei prezzi del carbone dei prodotti chimici e dell’acciaio.

Nel mese di luglio 2021, il CPI aveva avuto una crescita dello 1 % rispetto allo stesso periodo del 2020 e una riduzione di o,1 punti percentuali rispetto a luglio 2021. Al contempo, il PPI era aumentato del 9% anno su anno e di 0,2 punti percentuali rispetto al mese di giugno 2021.

La Cina avrebbe posto un obiettivo per il CPI pari al 3% nel 2021 rispetto alla crescita del 3,5% registrata ne 2020. Secondo alcuni esperti, l’economia cinese si sarebbe ampiamente ripresa dalle interruzioni causate dalla pandemia di coronavirus, tuttavia la sua espansione starebbe perdendo vigore poiché le aziende devono problemi quali l’aumento dei prezzi delle materie prime e criticità nella catena di approvvigionamento globale. Mentre l’inflazione sta aumentando e la crescita sta rallentando, in Cina e a livello globale, la situazione legata alla pandemia di coronavirus si starebbe aggravando creando problemi nelle catene di approvvigionamento globali. Per far fronte all’emergenza, la Cina intende continuare a controllare rigidamente i movimenti transfrontalieri e questo potrebbe determinare un persistere dell’inflazione anche nella seconda metà del 2021.

 Nel primo semestre del 2021, che è anche il primo semestre del 14esimo piano quinquennale 2021-25, il PIL cinese ha raggiunto il valore di 53,2167 trilioni di yuan, crescendo del 12,7% anno su anno. Nonostante la diffusione della pandemia di coronavirus e la conseguente crisi economica a livello mondiale, nel 2020, il PIL della Cina aveva invece totalizzato oltre 100 trilioni di yuan, per un valore di circa 14,7 trilioni di dollari, registrando una crescita del 2,3% rispetto all’anno precedente, secondo i dati pubblicati per la prima volta il 18 gennaio scorso. Nel 2020, quella cinese è stata l’unica tra le grandi economie mondiali a mostrare una crescita positiva, nonostante il tasso del 2,3% sia stato il minore mai registrato nel Paese dal 1976, quando, a termine della Rivoluzione culturale, tale dato si attestò all’1,6%.

Per indirizzare la ripresa economica, la Cina ha deciso di adottare la strategia di doppia circolazione dell’economia che prevede un grande focus dell’economia cinese verso il mercato domestico, ovvero verso la circolazione interna, per far sì che il Paese si adatti ad un ambiente esterno sempre più instabile.  In base a questo, la Cina farà minor affidamento su una strategia di sviluppo orientata alle esportazioni, ovvero alla circolazione esterna, senza però abbandonarle. La doppia circolazione è prevista nel 14esimo piano quinquennale della Cina per il periodo 2021-25. Lo stesso presidente cinese, Xi Jinping, ha affermato che il Paese avrebbe portato avanti gradualmente un nuovo modello di sviluppo nel quale la circolazione domestica ha un ruolo predominante.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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