Brasile: Bolsonaro fa un passo indietro nella battaglia contro la magistratura

Pubblicato il 10 settembre 2021 alle 9:11 in America Latina Brasile

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Il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, ha dichiarato di non aver mai avuto intenzione di attaccare alcuna istituzione, dimostrando, in tal modo, di voler provare a disinnescare le tensioni con la Corte Suprema.

Il 7 settembre, mentre i brasiliani organizzavano proteste di massa, in occasione del giorno dell’indipendenza, in solidarietà con il presidente, quest’ultimo aveva invitato il giudice della Corte Suprema, Alexandre de Moraes, a dimettersi e aveva affermato che non avrebbe più rispettato le sue sentenze, approfondendo una spaccatura con la magistratura. Giovedì 9 settembre, i camionisti pro-Bolsonaro, cercando di sostenere il presidente nella sua battaglia contro la Corte Suprema, hanno bloccato le autostrade di tutto il Brasile, minacciando le principali vie di traffico e di esportazione. Con l’aumentare delle tensioni, giovedì pomeriggio, Bolsonaro ha rilasciato una dichiarazione ufficiale cercando di appianare la controversia con i giudici, precedentemnete accusati di avergli impedito di governare.

La moneta brasiliana si è rafforzata drasticamente dopo che il presidente ha rilasciato la sua dichiarazione, chiudendo la giornata con un valore dell’1,8% in più rispetto al dollaro. Dopo aver perso il 4%, mercoledì, sulla scia degli scontri verbali, l’indice azionario brasiliano Bovespa (.BVSP) è rimbalzato dell’1,7%, giovedì, dopo l’improvvisa moderazione di tono del capo di Stato. Nella sua dichiarazione, Bolsonaro ha affermato che il linguaggio forte utilizzato contro la magistratura proveniva dalla “pressione del momento” e che eventuali problemi con i giudici dovrebbero essere risolti in tribunale. Più tardi in serata, in una diretta sui social media, Bolsonaro ha mantenuto il tono conciliante dicendo che non sarebbe uscito dai confini della Costituzione e che non aveva alcun problema con le istituzioni brasiliane. Ha sottolineato che i suoi disaccordi c’erano solo con alcuni singoli personaggi pubblici. Tuttavia, ha ribadito che il sistema di voto elettronico, alle prossime elezioni, rischia di essere vulnerabile alle interferenze, una questione che lo ha messo ai ferri corti con la Corte Suprema. 

Bolsonaro ha poi dichiarato che i camionisti hanno accettato di dimettersi domenica, una mossa che potrebbe portare un significativo sollievo ai mercati globali delle materie prime. Nella diretta sui social, tenuta dopo aver incontrato i camionisti che guidavano i blocchi pro-governativi, Bolsonaro ha definito i manifestanti “fantastici”, ma ha altresì detto loro che se le proteste fossero continuate si sarebbero verificate carenze di approvvigionamento “estremamente gravi” nella nazione. 

“Ci siamo mobilitati per la libertà e il diritto di espressione”, ha detto uno dei camionisti, Francisco Burgardt, ai giornalisti, ripetendo le affermazioni di Bolsonaro contro le decisioni della Corte Suprema e affermando, in contraddizione con quanto chiesto dal capo di Stato, che le autostrade sarebbero state liberate solo se i manifestanti fossero stati ricevuti dal capo del Senato brasiliano, Rodrigo Pacheco, il quale, la scorsa settimana, ha rifiutato la richiesta di Bolsonaro di mettere sotto accusa un giudice della Corte Suprema. Giovedì pomeriggio, la polizia stradale brasiliana ha dichiarato di aver eliminato tutti i blocchi. Tuttavia, ci sarebbe ancora un ammasso di proteste sulle autostrade federali di 13 stati.

Le proteste degli ultimi giorni hanno sollevando i timori di un grande sciopero dei camion come quello che ha paralizzato le strade del Paese nel 2018. Questa volta, il malcontento dei camionisti appare di portata più ampia, con le richieste dei manifestanti che spesso risultano largamente in linea con Bolsonaro e in contrasto con i suoi nemici nei rami giudiziari e legislativi. Il capo di Stato brasiliano ha guadagnato larghi consensi nella campagna presidenziale di quell’anno, dando grande sostegno ai camionisti, ed è rimasto solidale con le loro lamentele sugli alti prezzi del carburante. Tuttavia, negli ultimi giorni, i camionisti hanno messo il presidente in una situazione difficile, utilizzando le loro tattiche intransigenti per portare ad una resa dei conti con la Corte Suprema. Bolsonaro, messo alle strette, è sembrato indietreggiare nella sua battaglia contro il sistema giudiziario, rischiando un disallineamento con i manifestanti suoi sostenitori. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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