Russia e USA discutono del ripristino dei colloqui di Vienna e del JCPOA

Pubblicato il 9 settembre 2021 alle 15:59 in Iran Russia USA e Canada

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L’inviato speciale degli Stati Uniti per l’Iran, Robert Malley, ha incontrato a Mosca, giovedì 9 settembre, il viceministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Sergey Ryabkov, per discutere del ripristino dei colloqui di Vienna e del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), altresì noto come accordo sul nucleare iraniano. Le consultazioni si sono svolte anche alla presenza del vicedirettore generale della società l’ente statale per l’energia atomica Rosatom, Nikolai Spassky, e del vicesegretario all’Energia degli Stati Uniti, David Huizenga.

A riportarlo, il medesimo giovedì, è stato il sito ufficiale del Ministero degli Affari Esteri russo. I rappresentanti degli USA sono giunti a Mosca il giorno prima, l’8 settembre, e la visita di lavoro si concluderà venerdì 10, quando Malley e Huizenga giungeranno a Parigi per incontrare funzionari di Gran Bretagna, Francia, Germania e dell’Unione Europea. Anche in tale occasione, il focus sarà posto sull’analoga tematica affrontata nel bilaterale con Mosca, il JCPOA, firmato il 14 luglio del 2015. Le delegazioni di Stati Uniti e Russia hanno dunque discusso delle prospettive future per ripristinare e attuare l’accordo. Secondo le parti, l’interazione dovrebbe proseguire nello storico formato dei colloqui di Vienna, sospesi unilateralmente dall’Iran il 17 luglio, per via del cambio di amministrazione presidenziale.

Nel portale del Dipartimento degli Esteri russo, inoltre, si legge che Mosca e Washington hanno ribadito che il ruolo chiave è svolto principalmente da Teheran e dalla sua disponibilità a “tornare al tavolo dei negoziati quanto prima”. I successivi round di colloqui, in aggiunta, dovrebbero svolgersi sulla base delle conclusioni raggiunte nei precedenti incontri, avviati lo scorso aprile con le principali potenze mondiali al fine di salvare lo storico accordo. Infine, in occasione del bilaterale è stato altresì sottolineato il contributo positivo offerto dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), fondamentale per riavviare l’intesa.

A prendere parte ai colloqui di Vienna, iniziati il 6 aprile, è una “Commissione mista” formata da delegati provenienti da Iran, Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito. Anche una delegazione degli USA, guidata dall’inviato speciale statunitense in Iran Malley, si è recata a Vienna sin da aprile, ma non ha preso parte all’incontro con gli altri Paesi, in quanto Teheran si è rifiutata di negoziare in modo diretto con Washington fino a una completa rimozione delle sanzioni. Pertanto, sono gli altri Paesi a fare da tramite tra le delegazioni iraniana e statunitense, nel quadro di colloqui indiretti. Tuttavia, nel mese di luglio, il viceministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, ha annunciato l’interruzione temporanea dei negoziati. “Siamo in un periodo di transizione. I colloqui di Vienna devono quindi ovviamente attendere la nostra nuova amministrazione”, ha scritto su Twitter, aggiungendo: “Questo è ciò che ogni democrazia richiede”. Araghchi è a capo del team che porta avanti i negoziati sul nucleare per conto dell’Iran.

Le sanzioni economiche USA contro l’Iran sono state reintrodotte dopo che, l’8 maggio 2019, l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di uscire dall’accordo sul nucleare iraniano, portando Teheran ad arricchire nuovamente le sue riserve di uranio. Il patto è stato firmato nel luglio 2015, dopo due anni di intensi negoziati durante l’amministrazione presidenziale di Barack Obama. L’intesa è stata raggiunta dall’Iran, dall’Unione Europea e dal gruppo 5+1, ovvero i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti, più la Germania. Lo scopo del JCPOA era quello di impedire all’Iran di elaborare una tecnologia che gli consentisse di costruire armi atomiche permettendogli comunque di proseguire il programma volto alla produzione di energia nucleare ad uso civile. Come effetto dell’accordo, nel 2016 sono state rimosse le sanzioni economiche precedente imposte dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, emanate con la risoluzione 1747. L’8 maggio 2018, durante la presidenza di Trump, Washington si è però ritirata unilateralmente dall’accordo, imponendo nuove sanzioni contro Teheran che hanno, da un lato, aggravato le condizioni economiche del Paese mediorientale, e, dall’altro lato, acuito le tensioni tra Iran e Stati Uniti.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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