Pechino vende petrolio delle riserve di Stato per stabilizzare il mercato

Pubblicato il 9 settembre 2021 alle 18:41 in Asia Cina

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L’Amministrazione nazionale per le riserve di beni e alimenti della Cina ha annunciato, il 9 settembre, che rilascerà petrolio greggio dalle riserve di Stato per la prima volta per alleviare la pressione dell’aumento dei prezzi delle materie prime per le imprese di produzione. Per la Cina, l’immissione sul mercato del greggio della riserva nazionale attraverso vendite all’asta stabilizzerà meglio l’offerta e la domanda del mercato interno e garantirà efficacemente la sicurezza energetica nazionale.

Tale mossa è stata definita da Bloomberg, citata da Al-Jazeera English “senza precedenti”. La  scelta di Pechino è arrivata in concomitanza con l’aumento dei costi energetici in Cina, non solo per il petrolio ma anche per carbone e gas naturale, e la carenza di elettricità in alcune province che ha costretto alcune fabbriche a ridurre la produzione. Anche l’inflazione è in rapida crescita.

Il governo cinese non ha fornito ulteriori dettagli sulla scelta ma persone che hanno familiarità con la questione hanno affermato che la dichiarazione si riferiva a milioni di barili offerti dal governo a metà luglio. L’agenzia di stoccaggio cinese ha anche affermato che una rotazione “normalizzata” del greggio nelle riserve statali è “un modo importante per le riserve di svolgere il proprio ruolo nell’equilibrio del mercato”, indicando che potrebbe continuare a rilasciare barili. 

La Cina è il più grande importatore di petrolio al mondo e negli ultimi dieci anni ha creato un’enorme riserva di tale bene. Quest’ultima differisce dalle riserve strategiche di petrolio, note come SPR, detenute negli Stati Uniti e in Europa, che vengono per lo più sfruttate solo durante le interruzioni di fornitura e le guerre. La Cina, tuttavia, sta segnalando che è disposta ad usare le sue riserve per cercare di influenzare il mercato.

La dichiarazione arriva dopo che l’inflazione di fabbrica cinese è salita al massimo di 13 anni e appena un mese dopo che la Casa Bianca ha chiesto pubblicamente all’OPEC di estrarre più greggio a causa dell’aumento dei prezzi del carburante negli USA. Insieme, le azioni di Pechino e Washington suggeriscono che i due maggiori consumatori di energia del mondo vedono la cifra di 70-75 dollari al barile come una linea rossa per il prezzo del petrolio.

La Cina ha venduto altre materie prime dalle sue riserve strategiche. Lo scorso 22 giugno, Pechino aveva comunicato l’emissione del primo lotto di riserve nazionali di rame, alluminio e zinco del 2021. L’ammontare di tale operazione corrispondeva a 50.000 tonnellate di alluminio e 30.000 tonnellate di zinco. Secondo esperti citati da media cinesi, tale mossa ha segnalato la prontezza del governo cinese a reprimere la speculazione sui prezzi, in seguito di significative impennate di quelli delle materie prime.

 Ad agosto 2021, i dati relativi all’indice dei prezzi alla produzione (PPI) è aumentato del 9,5%, con un aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al mese precedente. A luglio, il PPI era aumentato del 9% anno su anno e di 0,2 punti percentuali rispetto al mese di giugno 2021.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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