Lituania: negato l’ingresso a 5 afghani nonostante le disposizioni dell’UE

Pubblicato il 9 settembre 2021 alle 20:33 in Afghanistan Europa Lituania

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Le autorità frontaliere della Lituania hanno vietato l’accesso a cinque migranti afghani, giovedì 9 settembre, nonostante le disposizioni emesse dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, attraverso le quali si impone di offrire asilo a cittadini provenienti dal Paese Centro-Asiatico.

A riportare la notizia, il medesimo giovedì, è stata Reuters, citando le dichiarazioni rilasciate dai legali dei cittadini afghani in cerca di protezione politica. Nel dettaglio, i suddetti cittadini avrebbero tentato di accedere al Paese europeo dal 29 agosto. Nonostante ciò, sono stati rifiutati oltre 10 volte. In ogni occasione, le guardie di frontiera lituane li hanno prima incarcerati e poi costretti a ritornare nel territorio bielorusso. “Intendiamo non consentire ai migranti illegali di entrare in territorio lituano”, hanno dichiarato le autorità di frontiera di Vilnius attraverso una nota. Il capo della guardia di confine, Rustamas Liubajevas, ha rivelato all’emittente lituana BNS che, secondo le ultime disposizioni, inaspritesi a seguito della crisi migratoria alimentata dalla politica aggressiva di Minsk, il Paese non è obbligato a consentire ai migranti illegali di entrare dalla Bielorussia.

Di conseguenza, i legali hanno portato il caso dei cinque cittadini afghani davanti alla Corte Europea per i Diritti Umani: si tratterebbe di una violazione delle ultime direttive che il blocco ha emesso, l’8 settembre, a seguito della presa di potere dei talebani, avvenuta lo scorso 15 agosto. “Informeremo la Corte della situazione e chiederemo di esortare la Lituania a farli accedere al Paese”, ha affermato Asta Astrauskiene, la legale dei migranti. Quest’ultima ha iniziato a rappresentare i cinque cittadini richiedenti asilo dopo che questi ultimi si erano rivolti ad un altro avvocato, che li ha poi messi in contatto con Astrauskiene. Anche la ministra degli Interni di Vilnius, Agne Bilotaite, ha rilasciato dichiarazioni a Reuters riguardo tali sviluppi. Secondo lei, il caso dei 5 cittadini afghani rappresentava “un ovvio tentativo di aprire una nuova rotta per l’immigrazione illegale, servendosi degli ultimi sviluppi in Afghanistan”. “La Lituania è pronta ad aiutare i cittadini afgani che arrivano legalmente. Non permetteremo a nessuno di abusare del nostro sistema di asilo e di trasformare il Paese in una via di transito per l’immigrazione illegale”, ha detto Bilotaite tramite una portavoce.

A partire dal mese di agosto, Lituania, Lettonia e Polonia hanno iniziato a registrare un brusco aumento di immigrati irregolari provenienti dal confine con la Bielorussia. Questo ha portato la Lituania, la Lettonia e la Polonia a rafforzare le recinzioni lungo la frontiera, a dispiegare militari e a indire lo stato di emergenza. Analoghe misure sono state adottate dal leader bielorusso, il quale ha incaricato le forze di sicurezza di Minsk di porre una stretta sui controlli lungo il medesimo confine. Nel corso della mattinata del 5 agosto, il capo di Stato di Minsk ha poi annunciato la totale chiusura dei confini con la Lituania. Secondo Lukashenko, tale misura è necessaria poiché si tratta dell’unica soluzione per porre fine all’afflusso di clandestini da Sud e da Ovest.

Il primo Paese ad annunciare lo Stato di emergenza per via dell’incremento dei flussi migratori è stata la Lituania, il 2 luglio. Secondo quanto riferito dalle guardie di frontiera lituane, il numero di immigrati clandestini nel Paese è aumentato di oltre 10 volte rispetto allo stesso periodo nel 2020. A causa dell’aggravarsi della situazione, Vilnius è stata costretta a richiedere il supporto dell’Agenzia europea per il controllo delle frontiere Frontex, la quale ha avviato, il 12 luglio, una “missione rapida”, alla quale si sono unite anche le autorità estoni. Successivamente, i dati di Frontex hanno rivelato che, dal primo al 7 luglio, le autorità lituane hanno registrato oltre 800 violazioni per attraversamento di confine illegale. Oltre a ciò, a partire dal primo gennaio 2021, la Lituania ha posto in stato di fermo oltre 4.000 migranti, catturati lungo il confine con la Bielorussia. Dopo Vilnius, anche la Lettonia è stata costretta ad adottare analoghe misure. Nello specifico, Riga ha introdotto, il 10 agosto, lo stato di emergenza, che sarà in vigore fino al 10 novembre prossimo.

Il recente incremento è legato alle contromisure adottate da Lukashenko per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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