L’ECOWAS sospende l’adesione della Guinea dopo il golpe militare

Pubblicato il 9 settembre 2021 alle 9:02 in Africa Guinea

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La Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) ha sospeso l’adesione della Guinea, dopo il colpo di stato militare che ha rimosso il presidente, Alpha Conde, il 5 settembre. La decisione è stata presa durante un vertice straordinario virtuale, in occasione del quale i leader dei Paesi membri dell’ECOWAS hanno chiesto il ritorno all’ordine costituzionale e l’immediato rilascio di Conde, arrestato dalle forze speciali guidate dal tenente colonnello Mamady Doumbouya. L’organizzazione ha inoltre deciso di inviare una missione di alto livello in Guinea oggi, giovedì 9 settembre. “Alla fine della missione, l’ECOWAS dovrebbe essere in grado di riesaminare la sua posizione”, ha detto ai giornalisti dopo l’incontro Alpha Barry, ministro degli Esteri del Burkina Faso.

Il corrispondente di Al Jazeera da Conakry, Ahmed Idris, ha osservato che la decisione dell’ECOWAS di sospendere la Guinea è “un protocollo che abbiamo visto più e più volte”. “Sono i passi intrapresi dall’ECOWAS, ogni volta che c’è un cambiamento incostituzionale nel governo. Il timore, tuttavia, è che tale cambiamento incostituzionale del governo nell’Africa occidentale potrebbe rischiare di essere una norma se non vengono prese misure strategiche e severe contro le persone che organizzano colpi di stato per rovesciare in maniera incostituzionale un governo democraticamente eletto nella regione”, ha aggiunto.

Doumbouya, il leader del golpe, si è impegnato ad instaurare un governo di transizione di unità nazionale, ma non ha specificato quando o come ciò accadrà. In un apparente gesto di vicinanza agli oppositori di Condé, nella serata di martedì 7 settembre, almeno 80 prigionieri politici sono stati rilasciati dai golpisti. Molti di loro avevano guidato una campagna di massa contro i cambiamenti costituzionali che avevano permesso a Conde di rimanere in carica per il suo terzo mandato presidenziale consecutivo. Nella stessa giornata di martedì, Doumbouya ha anche incontrato per la prima volta i capi dei vari rami militari della Guinea, sperando di unificare le forze armate del Paese sotto il comando dei golpisti. Il principale leader dell’opposizione guineana, Cellou Dalein Diallo, che è arrivato secondo a Conde in tre elezioni consecutive, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che sarebbe disponibile a partecipare ad una transizione verso un governo costituzionale. In una dichiarazione apposita, martedì sera, il partito di Conde ha affermato di “aver preso atto dell’avvento di nuove autorità a capo del Paese” e ha chiesto il rilascio rapido e incondizionato del presidente.

Doumbouya, poche ore dopo aver preso il potere, era apparso in televisione accusando il governo di “corruzione endemica” e di “oltraggio ai diritti dei cittadini”. “Non affideremo più la politica ad un solo uomo, affideremo la politica al popolo”, aveva dichiarato il leader del golpe in diretta televisiva subito dopo il colpo di stato. “Chiaramente ora sta parlando di tutto ciò che riguarda i diritti nella transizione e di un approccio politico inclusivo, ricordando alla gente la necessità delle riforme e tutti i fallimenti della governance del passato”, ha spiegato ad Al Jazeera l’analista Paul Melly, della Chatham House, aggiungendo: “Ma il vero test si svolgerà in un paio di fasi nelle prossime settimane. Prima di tutto, nelle sue discussioni interne, deve assicurarsi l’acquiescenza di un’ampia classe politica e della società civile in questa transizione”. “La prossima fase si concentrerà su una difficile negoziazione con l’ECOWAS, che ha davvero una legge costituzionale piuttosto ferma, riguardo al fatto che i soldati non possono prendere il potere a lungo termine con la forza”, ha concluso Melly.

Il colpo di stato, pur condannato a livello internazionale, ha ricevuto approvazione da parte di molti all’interno del Paese. Tuttavia, ha preoccupato non poco il settore minerario. I golpisti, una volta catturato Conde, hanno voluto soprattutto rassicurare gli investitori, sottolineando che le esportazioni di minerali dalla Guinea non sarebbero state tagliate. Il Paese detiene le più grandi riserve di bauxite al mondo, un minerale utilizzato per produrre alluminio. Il 6 settembre, i prezzi del metallo erano saliti ai massimi da 10 anni. Finora, non ci sono stati segni di interruzioni dell’offerta. Nel tentativo di placare i timori, Doumbouya ha dichiarato che i confini marittimi resteranno aperti, così da poter continuare l’esportazione dei minerali. Il coprifuoco notturno, inoltre, è stato rimosso nelle aree minerarie. “Posso assicurare ai partner commerciali ed economici che le attività continueranno normalmente nel Paese. Chiediamo alle compagnie minerarie di continuare le loro attività”, aveva affermato il colonnello.

Il progetto del produttore cinese di alluminio Chalco continua ad andare avanti normalmente. Anche le due società australiane di esplorazione di bauxite e oro, Lindian Resources e Polymetals Resources, hanno affermato, martedì, che le loro attività non sono state intaccate. La Russia ha dichiarato che sta seguendo da vicino la situazione politica della Guinea e ha sottolineato che spera che gli interessi economici di Mosca, che includono tre importanti miniere di bauxite e una raffineria di alluminio, non ne risentano. 

Il presidente Conde aveva vinto un terzo mandato presidenziale, in un’elezione fortemente contestata, lo scorso ottobre, dopo aver approvato una nuova Costituzione, nel marzo 2020, che gli aveva permesso di eludere il limite di due mandati presidenziali consecutivi. La decisione aveva scatenato accese proteste nella capitale e nei dintorni e decine di persone erano state uccise durante le manifestazioni, spesso finite in scontri con le forze di sicurezza. Centinaia di abitanti erano stati arrestati. Ciononostante, Conde, 83 anni, si era insediato nuovamente come presidente del Paese il 7 novembre dello scorso anno. Lui stesso ex attivista dell’opposizione, è diventato il primo presidente democraticamente eletto della Guinea, nel 2010, venendo rieletto per la seconda volta nel 2015. I critici lo accusano di aver virato verso l’autoritarismo durante gli anni della sua presidenza. Gran parte del malcontento nei confronti di Conde deriverebbe poi dalla sua scarsa capacità di unire la popolazione, dove la maggior parte degli abitanti è di etnia Fulani ma governata dalla minoranza etnica Malinke. Tuttavia, anche il colonnello Doumbouya fa parte di quest’ultimo gruppo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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