India, Kashmir: perquisiti e interrogati 4 giornalisti

Pubblicato il 9 settembre 2021 alle 16:53 in Asia India

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La polizia indiana ha fatto irruzione nelle case di quattro giornalisti a Srinagar, la città principale della regione del Kashmir controllata dall’India, l’8 settembre, suscitando preoccupazioni per un’ulteriore repressione della libertà di stampa nell’area.

La polizia ha sequestrato documenti e dispositivi elettronici, compresi telefoni cellulari e laptop, appartenenti sia ai giornalisti, sia ai loro coniugi. Le autorità non hanno specificato il motivo delle perquisizioni, in seguito alle quali i quattro giornalisti sono stati convocati in una stazione di polizia locale dove sono stati brevemente interrogati e poi detenuti per l’intera giornata. I giornalisti sono stati autorizzati ad andarsene verso sera, ma è stato chiesto loro di presentarsi nuovamente alla stazione di polizia il 9 settembre.

Tre dei quattro giornalisti coinvolti nelle vicende dell’8 settembre hanno scritto per media stranieri, mentre uno di loro è redattore di un mensile di notizie. In generale, secondo quanto dichiarato da Associated Press, nel Kashmir indiano, i giornalisti lavorerebbero in condizioni particolarmente stressanti e, in passato, sarebbero stati presi di mira, sia dal governo indiano, sia da gruppi militanti.

Più giornalisti avrebbero poi affermato che le molestie e le minacce da parte della polizia sono aumentate dopo che l’India ha revocato lo status di semi-autonomia del Kashmir e ha diviso la regione in due territori governati dal governo. In particolare, il 5 agosto 2019, l’esecutivo indiano guidato dal premier Narendra Modi, a capo del partito nazionalista-induista BJP, aveva suddiviso il territorio del Kashmir sotto la propria giurisdizione in due zone amministrate federalmente dall’India, il Jammu e Kashmir e il Ladakh. Così facendo erano stati revocati gli articoli 370 e 35A della Costituzione indiana che sancivano i diritti all’autonomia di cui godeva la regione, ovvero su tutte le questioni interne, tranne difesa, comunicazione e affari esteri. Di conseguenza, lo status speciale della regione era stato revocato e la sua costituzione separata era stata annullata. Modi aveva motivato la decisione presa affermando che si fosse trattato di uno sforzo più ampio per consentire lo sviluppo economico della regione e per integrarla con il resto del Paese.

In tale contesto, molti giornalisti sono stati arrestati, picchiati, molestati e talvolta indagati ai sensi delle leggi antiterrorismo. Il Kashmir Press Club, un organo eletto di giornalisti della regione, ha ripetutamente esortato il governo indiano a consentire loro di riferire notizie liberamente, affermando che le agenzie di sicurezza stavano usando attacchi fisici e minacce per intimidire i giornalisti e zittire la stampa. Dopo il 5 agosto 2019, ha portato il giornalismo avrebbe avuto una battuta d’arresto in Kashmir per mesi.  Sempre secondo Associated Press, temendo rappresaglie da parte delle agenzie governative, la maggior parte della stampa locale si sarebbe sottomessa alla pressione. I giornalisti locali hanno poi ricevuto minacce online anonime che il governo afferma essere collegate ai ribelli che combattono contro il dominio indiano.

Il Kashmir è una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte. In particolare, la parte centro-meridionale, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India, lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, le porzioni Nord-occidentali, sono sotto la giurisdizione del Pakistan, mentre la zona Nord-orientale, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale ripartizione non è però riconosciuta dagli attori in gioco e Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra. Di fronte alle tensioni nate dalle rivendicazioni concorrenti, l’Onu ha istituito un confine de facto nel Kashmir tra la parte indiana e quella pakistana, noto come Linea di Controllo (LoC).  Qui è in atto un cessate il fuoco dal 2003 che Islamabad e Nuova Delhi si accusano reciprocamente di violare di frequente ma che hanno riaffermato lo scorso 25 febbraio. Al contempo, da decenni, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato dall’India di armare i militanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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