Etiopia: oltre 120 persone trovate morte nella regione di Amhara

Pubblicato il 9 settembre 2021 alle 15:11 in Africa Etiopia

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Medici e funzionari locali hanno affermato che più di 120 civili sono stati massacrati nella regione di Amhara, in Etiopia, all’inizio di questo mese. Le forze del Tigray, da novembre scorso impegnate in un conflitto civile contro le truppe del governo centrale, hanno respinto le accuse di responsabilità.

Gli omicidi sarebbero avvenuti a inizio settembre nel villaggio di Chenna. Lo hanno riferito Sewnet Wubalem, l’amministratore locale della vicina città di Dabat, e Chalachew Dagnew, portavoce della città di Gondar, all’agenzia di stampa Reuters. “Finora abbiamo recuperato 120 corpi. Erano tutti contadini innocenti. Ma pensiamo che il numero potrebbe essere più alto. Ci sono persone che mancano all’appello”, ha specificato Sewnet. Mulugeta Melesa, capo dell’ospedale di Dabat, ha confermato un bilancio simile all’agenzia di stampa Agence France Presse: “C’erano 125 morti nel villaggio di Chenna, ho visto io stesso la fossa comune”. Melesa ha aggiunto che i residenti stavano ancora cercando cadaveri nella zona e che il conteggio è ancora in corso. Dagnew, portavoce di Gondar, ha affermato di aver visitato l’area di sepoltura nel villaggio e ha dichiarato che tra i morti c’erano bambini, donne e anziani.

Gli omicidi, a detta delle fonti, sarebbero avvenuti durante la “breve presenza” delle forze del Tigray nell’area, ora tornata sotto il controllo dell’esercito federale etiope. I ribelli tigrini, dal canto loro, hanno rilasciato una dichiarazione in cui respingevano quella che è stata definita “un’accusa fabbricata” dal governo regionale di Amhara e hanno negato qualsiasi coinvolgimento nell’uccisione di civili. “Respingiamo categoricamente le affermazioni sul coinvolgimento delle nostre forze nell’uccisione di civili”, si legge nella dichiarazione pubblicata su Twitter dal portavoce del gruppo, Getachew Reda. Quest’ultimo ha anche chiesto “un’indagine indipendente su tutte le atrocità” commesse nella regione.

Il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF) aveva intensificato la sua avanzata oltre i confini della regione verso la fine di luglio. Nelle prime settimane di agosto, i combattimenti si erano estesi agli Stati regionali limitrofi di Amhara e Afar, provocando lo sfollamento di circa 170.000 persone. I recenti sviluppi avevano indicato che le forze del Tigray continuavano a ingaggiare combattimenti con le truppe delle regioni vicine, nonostante gli appelli della comunità internazionale a non espandere il conflitto nel resto del Paese. Secondo il governo di Addis Abeba, il TPLF aveva altresì tentato un’espansione più a Nord, lanciando un’operazione militare nella parte nordoccidentale del Paese, per cercare di accedere al Sudan. Nelle regioni vicine al Tigray, i ribelli del TPLF sono stati accusati di esecuzioni sommarie e bombardamenti indiscriminati, crimini che il gruppo nega apertamente di aver commesso. I tigrini insistono sul fatto che lo scopo della loro offensiva sia quello di rispondere all’operazione dell’esercito federale, di rimuovere il blocco umanitario imposto al Tigray e di impedire alle forze filo-governative di raggrupparsi.

I residenti di Chenna hanno riferito che le forze del TPLF erano arrivate a controllare l’intero villaggio, verso la fine di agosto, prima che scoppiassero nell’area i combattimenti contro le truppe filo-governative, a inizio settembre. Le forze tigrine, a detta degli amministratori locali, avrebbero sparato indiscriminatamente ai civili prima di ritirarsi. Alcuni dei feriti sono stati portati all’ospedale universitario della città di Gondar. “Qui ci sono diversi civili feriti”, ha detto Ashenafi Tazebew, vicepresidente dell’ospedale di Gondar. “Abbiamo ricevuto circa 35-36 pazienti, ma non sono sicuro che provengano tutti dal massacro di Chenna. La maggior parte di loro ha ferite da arma da fuoco”, ha aggiunto.

Le Nazioni Unite, gli Stati Uniti e altri attori internazionali stanno premendo per un cessate il fuoco immediato e per l’avvio di un percorso di colloqui che ponga fine alla guerra. Il conflitto, che va avanti ormai da quasi 10 mesi, ha provocato la morte di migliaia di persone e un aggravamento della situazione umanitaria. Circa 400.000 persone stanno vivendo in condizioni di carestia e il conflitto ha creato un flusso di oltre 53.000 rifugiati dalla fine del 2020. 

L’operazione dell’esercito federale etiope nella regione del Tigray era iniziata, il 4 novembre 2020, dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze governative a Dansha, con l’obiettivo di rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione. L’offensiva era stata dichiarata conclusa il 29 novembre 2020, con la conquista della capitale regionale, Mekelle. Tuttavia, i combattimenti sono continuati nella parte centrale e meridionale del Tigray. In tale quadro, anche l’Eritrea ha inviato i suoi uomini a sostegno delle forze di Abiy. 

I combattenti tigrini non si sono fermati e, qualche mese dopo, hanno ripreso il controllo di gran parte del territorio della regione settentrionale del Tigray, dopo aver riconquistato la capitale regionale, Mekelle. L’operazione militare del governo federale ha subito un duro colpo a causa della controffensiva tigrina e, nella serata del 28 giugno, l’esecutivo di Addis Abeba si è trovato costretto ad annunciare un cessate il fuoco unilaterale e immediato. La mossa ha segnato una pausa nel conflitto civile, che andava avanti da quasi otto mesi. Il TPLF, tuttavia, ha definito la tregua “uno scherzo” e i combattimenti non si sono ancora arrestati.

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Chiara Gentili

di Redazione

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