Elezioni in Marocco, un duro colpo per il partito islamista moderato

Pubblicato il 9 settembre 2021 alle 10:28 in Africa Marocco

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I risultati provvisori delle elezioni parlamentari marocchine, annunciati dal Ministero degli Interni, hanno mostrato che il partito islamista moderato, al governo dal 2011, avrebbe subito una netta perdita di consensi, venendo superato dai rivali liberali. In particolare, il Partito per la giustizia e lo sviluppo (PJD) ha visto il suo sostegno crollare, ottenendo al momento soltanto 12 dei 395 seggi della Camera bassa del Paese, contro i 125 ottenuti cinque anni fa. I filoislamisti si sono collocati dunque molto indietro rispetto ai loro principali oppositori, i liberali del Raggruppamento nazionale degli indipendenti (RNI), che, secondo i primi dati, hanno guadagnato almeno 97 seggi. Il Partito per l’autenticità e la modernità (PAM) si è attestato al secondo posto, con 82 seggi, seguito dal partito di centrodestra Istiqlal, con 78 seggi. In una dichiarazione, il PJD ha accusato i rivali di frode elettorale, compreso l’acquisto di voti, ma non ha fornito alcun dettaglio a sostegno della sua tesi.

L’affluenza alle urne, mercoledì 8 settembre, è stata di poco superiore al 50%, più alta di quella del 2016. Il voto ha riguardato la nomina di 395 parlamentari e di oltre 31.000 funzionari locali e regionali. Il re, Mohammed VI, sceglierà come primo ministro il leader del partito che si posizionerà in testa ai risultati elettorali. Tale figura governerà il Paese per i prossimi 5 anni.

Il Marocco possiede un sistema di monarchia costituzionale, in cui il sovrano riveste un ruolo centrale. Indipendentemente da chi ricopre la carica elettiva, le decisioni importanti vengono prese dal palazzo. Così è stato anche durante la crisi del coronavirus. Mohammed VI ha già annunciato un piano per un “nuovo modello di sviluppo” con una “nuova generazione di riforme e progetti” da adottare nei prossimi anni, dando dimostrazione, in questo modo, della centralità della monarchia nella politica nazionale. Ci si aspetta che tutti i partiti aderiscano a questa iniziativa, indipendentemente da chi vincerà le elezioni. Gli obiettivi principali del piano includono la riduzione del divario della ricchezza nel Paese e l’impegno a raddoppiare la produzione economica pro capite entro il 2035. Il re, pertanto, fissa l’agenda economica del Regno e i partiti politici sono chiamati ad attenersi alla linea definita dal monarca anche nell’ambito dell’istruzione, della salute, dell’occupazione e del benessere sociale.

Dieci anni fa, nel pieno della primavera araba, migliaia di manifestanti marocchini sono scesi in piazza chiedendo “più giustizia sociale, meno corruzione e meno governo autocratico”. Il re Mohammed VI si era mosso rapidamente per soddisfare la promessa di riforme, inclusa l’elaborazione di una nuova Costituzione che garantisse ampie prerogative al Parlamento e al governo. Tuttavia, importanti decisioni e politiche in settori chiave sono rimaste appannaggio del monarca. Una nuova legge elettorale, adottata a marzo, ha cambiato le modalità per calcolare la quota di parlamentari eletti, basandola sul numero di persone, votanti o meno, nelle liste elettorali e non su quelle che effettivamente votano. In altre parole, più alto è il quoziente elettorale, minori sono le possibilità che un partito lo raggiunga, il che si traduce in una distribuzione dei seggi tra tutti i partiti, compresi quelli molto minoritari. A ciò si aggiunge anche l’eliminazione della barriera elettorale (precedentemente fissata al 3% per le elezioni legislative). La riforma è stata cricata dal PJD, che temeva di vedere limitato il suo peso alla Camera. Gli emendamenti, tuttavia, sono stati approvati da quasi tutti i restanti partiti, sia della coalizione di governo che dell’opposizione.

I 395 membri della Camera dei rappresentanti del Marocco sono eletti direttamente e restano in carica cinque anni. Gli elettori sono divisi in due gruppi, il primo dei quali vota per 305 seggi. I vincitori sono eletti a livello di distretti locali, che sono piccole aree geografiche. I restanti 90 seggi sono assegnati a liste elettorali che verranno contestate a livello delle dodici regioni del Regno. Le ultime elezioni legislative si erano tenute nel 2016, quando il PJD aveva vinto il maggior numero di seggi in Parlamento (125 su 395), mentre il PAM era arrivato secondo (102 seggi), Istiqlal, all’opposizione, terzo (46 seggi) e l’RNI quarto, (37 seggi). Il Marocco ha un sistema parlamentare bicamerale. La camera alta, la Camera dei consiglieri, conta 120 membri che sono scelti indirettamente per un mandato di sei anni da due gruppi di collegi elettorali.

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di Redazione

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