Donbass: bombardamenti vicino una stazione ferroviaria, 6 militari ucraini e 2 civili feriti

Pubblicato il 9 settembre 2021 alle 14:58 in Europa Ucraina

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Le autorità ucraine hanno dichiarato, giovedì 9 settembre, che i militanti indipendentisti nel Donbass hanno lanciato una serie di bombardamenti nell’Ucraina dell’Est, provocando gravi ferite ad almeno sei soldati dell’Esercito di Kiev. Dall’altra parte, i separatisti hanno rivelato che gli scontri perpetrati da Kiev hanno ferito due civili.

Nonostante il cessate il fuoco, in vigore dal 27 luglio 2020, continuano le violenze tra le milizie delle autoproclamate Repubbliche Popolari di Donetsk (DPR) e Lugansk (LPR). Secondo quanto riferito da Reuters, quanto accaduto il 9 settembre rappresenterebbe la seconda riacutizzazione del conflitto, iniziato nel 2014. Il bombardamento è iniziato alle 8:00 ora locale, vicino alla stazione ferroviaria di Skotuvata, a circa 20 km a Nord della città di Donetsk. A riferirlo è stato un portavoce dell’ente ferroviario ucraino, Ukrzaliznytsya, il quale ha aggiunto che, a causa dei raid, sono stati temporaneamente interrotti i servizi di trasporto via treno.  Nel corso della mattinata, i bombardamenti perpetrati da “mercenari russi” hanno colpito aree a 2 chilometri di distanza dalla stazione. Nonostante non siano stati riportati danni alle infrastrutture, al fine di garantire la sicurezza dei lavoratori e dei passeggeri, i civili sono stati fatti evacuare dall’area. È importante ricordare che la cittadina di Skotuvata è principalmente posta sotto il controllo dei separatisti, a differenza della sezione a Nord, gestita dal governo di Kiev. Intanto, un portavoce dei miliziani, Eduard Basurin, ha rivelato a Reuters che gli scontri sarebbero stati avviati dalla parte ucraina, accusata di aver violato 7 volte le misure del cessate il fuoco. “Siamo stati costretti a rispondere al fuoco”, ha dichiarato Basurin.

In tale quadro, è importante sottolineare che l’Ucraina accusa la Russia di supportare, sia militarmente sia economicamente, le brigate separatiste della DPR e della LPR. Inoltre, secondo Kiev, Mosca invierebbe mercenari, sia russi sia di altre nazionalità, nelle aree di conflitto per sostenere i militanti separatisti. Pertanto, nelle comunicazioni ufficiali, per identificare le milizie della DPR e della LPR, non di rado l’Ucraina fa riferimento ai “mercenari russi”.

Anche l’8 settembre, il Joint Forces Operation (JFO) di Kiev ha denunciato i miliziani per aver violato 7 volte le misure del cessate il fuoco, che hanno provocato gravi ferite a un soldato ucraino, ora in condizioni stabili. Dall’altra parte, il Centro Congiunto per il Controllo e il Coordinamento del cessate il fuoco (JCCC) della DPR e della LPR ha accusato l’Ucraina di aver aperto il fuoco contro le proprie postazioni militari, situate nei pressi della cittadina di Veseloe, attraverso 24 mine dal calibro di 120 millimetri.

È importante ricordare che, a partire da luglio 2020, il Gruppo di Contatto Trilaterale (GCT) aveva concordato il cessate il fuoco nel Donbass. L’accordo prevedeva l’osservanza di misure pacifiche quali il divieto di sparare e di collocare armi sia nelle vicinanze, sia all’interno degli insediamenti militari. Le misure, inoltre, prevedevano responsabilità disciplinare per chiunque avesse violato tali imposizioni. Tuttavia, le forze dell’ordine ucraine hanno più volte denunciato la violazione dell’accordo da parte delle forze separatiste delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk. Analogamente, le forze della LPR e DPR hanno segnalato numerose violazioni del cessate il fuoco da parte dell’Ucraina stessa.

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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