Cina: a Pechino apre una nuova borsa valori

Pubblicato il 9 settembre 2021 alle 7:16 in Asia Cina

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Il presidente cinese, Xi Jinping, ha annunciato l’istituzione di una nuova borsa valori di Pechino al Global Trade In Services Summit a Pechino, il 3 settembre. Xi ha affermato che lo scambio “approfondirà la riforma del Nuovo Terzo Consiglio”, riferendosi al meccanismo di finanziamento esistente a Pechino per le piccole e medie imprese.

Xi ha affermato chiaramente che i beneficiari della nuova borsa valori saranno le “PMI innovative e orientate ai servizi” che devono essere sostenute. Come riferito da The Diplomat, le PMI sono imprese con meno di 500 dipendenti e, storicamente, hanno faticato maggiormente rispetto alle aziende più grandi per acquisire prestiti dalle banche. La nuova borsa valori annunciata da Xi sembrerebbe essere stata progettata in parte per rimediare a tale problematica, collegando le PMI con gli investitori al dettaglio.

L’iniziativa del 3 settembre si colloca in un momento in cui la Cina sta adottando varie misure per avere maggiore controllo normativo su alcune delle più grandi società quotate in borsa esistenti in Cina. La Cina ha ad esempio ridotto il potere delle grandi aziende tecnologiche con mosse quali il blocco della società Didi dagli app store a luglio per problemi di privacy dei dati e multe ad altre piattaforme di e-commerce tra cui Alibaba per presunte pratiche commerciali monopolistiche.

Molti esperti citati da The Diplomat ritengono che la Cina starebbe cercando di utilizzare la sua politica di sostegno alle PMI per replicare alcuni aspetti del cosiddetto Mittelstand tedesco o “capitalismo renano”, che è caratterizzato da reti di aziende altamente specializzate che contribuiscono alle catene di approvvigionamento di prodotti industriali avanzati leader a livello mondiale. China Economic Net ha affermato “Agli occhi dei cinesi, il Made in Germany rappresenta prodotti di alta qualità e il Made in China dovrebbe imparare dal Made in Germany.

Tuttavia, alcuni osservatori ritengono che il sostegno alle PMI sia solo una parte delle motivazioni della creazione della Borsa di Pechino. Alcuni hanno ipotizzato che la mossa sia un modo per incoraggiare o costringere le principali aziende che sono attualmente quotate al di fuori della Cina continentale a tornare. Tra questi potrebbero esservi Ali, Didi e Tencent.

Secondo The Diplomat, almeno nel caso di Didi, ci sarebbero alcune indicazioni che questo processo sia già iniziato. Bloomberg ha diffuso una notizia secondo la quale il governo della città di Pechino avrebbe fatto un’offerta per una partecipazione di controllo nella società di ride-share, quotata alla Borsa di New York, citando persone anonime che hanno familiarità con la questione.

Didi ha di recente violato le istruzioni dei regolatori cinesi, portando avanti un’IPO il 30 giugno scorso, in coincidenza con le celebrazioni del centenario del Partito Comunista Cinese. Il 4 luglio, la Cybersecurity Agency della Cina ha oscurato Didi dagli app store cinesi adducendo preoccupazioni per la privacy dei dati degli utenti. Secondo alcuni critici di Pechino, la nazionalizzazione di Didi comporterebbe l’esclusione degli investitori americani e preannuncerebbe  ulteriori mosse contro le imprese fondate da imprenditori privati.

Il 6 luglio scorso, Pechino aveva lanciato un’iniziativa con la quale aveva irrigidito le regole riguardanti l’offerta pubblica iniziale (IPO) per le proprie aziende nel Paese e all’estero.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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